
Il mondo al termine del primo quarto del secolo XXI é nelle mani di dittatori e loro emuli.
In Usa imperversa un magnate, nipote smemorato di immigrati clandestini provenienti dalla Germania, presidente per grazia della giustizia di quel Paese e per volontà di Dio che ha deviato la pallottola dell’attentatore trasformandolo in un predestinato.
Unto dal Signore, egli deporta gli immigrati, clandestini e non, invoca la maledizione divina contro i suoi nemici, scaglia su di essi, a similitudine di un redivivo Zeus, le folgori dei suoi missili e fa esplodere il tuono dei suoi bombardieri, tutto al nobile fine di punire, persuadere e imporre la sua pace.
Lo fa direttamente, quando è necessario, alla maniera di un sovrano medievale che punisce sudditi riottosi o nemici recalcitranti anche se questi hanno barba bianca, sono indipendenti e vantano, essi pure, dimestichezza con Dio sia pure nominato Allah. È successo con l’Iran e la sua Guida Suprema.
Lo fa servendosi dei suoi emuli cui concede licenza di bombardare ovunque, seminando morte, violenza e distruzione, e chiunque, dai bambini affamati agli adulti in cerca di cibo, medici e dottoresse, infermieri ed infermiere, impegnate a salvare quel che sopravvive di un’unanimità martirizzata, mentre a Gaza sogna deportazioni e grand hotel con le sue statue d’oro al posto delle rovine.
Chiude i confini salvo ad affermare che il suo regno si allargherà sull’intera America del Nord e anche su qualche spicchio di quella centrale. E tutto a maggior gloria sua, di Dio e dell’America oltre che per regalare la pace universale. Quella riservata ai morti ed ai sudditi.
Idee che meritano il premio nobel.
Non a caso la proposta è stata avanzata da un suo sodale capo del governo d’Israele ricercato per crimini contro l’umanità dalla Corte Penale Internazionale.
Intanto Trump, questo il nome dell’aspirante dittatore delle Americhe al potere tra la fine del primo quarto del XXI secolo e l’inizio del secondo, misconosce il diritto internazionale e minaccia chi non si adegua ai suoi voleri. Proclama il dominio assoluto della sua America intimando a tutti di riconoscerne il primato, acquisirne il debito, rinunciare al proprio oro (affidato sine die alla FED) e trasferire fabbriche, marchi e ricchezze oltreoceano.
Nemmeno Brennero era arrivato a tanto.
Rivendica il privilegio a vessare il mondo intero con dazi anomali al di fuori dei trattati e impone ai vecchi alleati declassati a vassalli, di comprare le sue armi per difendersi dalle minacce del cerbero di cui egli é parte.
In Russia domina un ex colonnello del KGB che esordì ordinando la strage dei suoi concittadini convenuti a teatro, per liberarsi di un pugno di guerriglieri ceceni da lui etichettati come terroristi, smanioso di assoggettare il loro paese al suo volere.
Da sempre convinto, per antico mestiere e postura mentale, che vada eliminato ogni tipo di opposizione e di protesta per salvaguardare l’autorità dello Stato, avvelena regolarmente i suoi nemici, suicida gli oligarchi infedeli e incarcera quanti protestano o semplicemente non si allineano ai suoi desideri.
Dedito a destabilizzare paesi sovrani limitrofi, li trasforma in altrettante intercapedini a protezione del suo impero, vasto 19 milioni di km quadrati.
Garantiti ad Oriente dalla Cina, cui è legato da un patto totale ed incondizionato, i confini russi sarebbero minacciati ad Occidente, a sentire Putin, questo il nome dell’ex colonnello KGB, dalle mire espansionistiche dell’Alleanza Atlantica sopravvissuta alla guerra fredda ed ormai disconosciuta dal magnate statunitense con cui condivide il potere del cerbero.
Su tutti è l’Ucraina ad averne fatto le spese con la benedizione del patriarca moscovita. Per la verità anche Russia ed alleati, mercenari compresi, hanno dovuto ammassare morti a centinaia di migliaia ormai. Ma questo non conta davanti al Dio convinto dal patriarca ortodosso a chiudere gli occhi in ossequio alla missione di riportare a casa Kiev dove la storia russa ebbe inizio o almeno di sottrarre alla sovrana Repubblica Ucraina le ricche regioni minerarie del sud oltre che il suo mare.
Anch’egli, ricercato dalla giustizia penale internazionale, ne disconosce la giurisdizione contando su amici, alleati e infingardi.
Da ultimo il suo sodalizio con il dominus degli Stati Uniti d’America lo conforta al di là delle scaramucce tattiche derubricate a capricciosi passatempi necessari a far sbollire finte ire e riempire inevitabili attese.
In compenso il mondo si è convinto della propria impotenza.
Le fauci del cerbero possono chiudersi in qualsiasi momento stritolandolo.
In Cina la terza testa del cerbero controlla silenziosamente ed al momento in maniera defilata per il tramite dell’alleato russo e l’appendice coreana, ogni cosa nelle more di mettere mano direttamente su Taiwan e sul Mar Meridionale Cinese, dopo aver ridotto al silenzio ed all’inconsistenza tutte le minoranze etniche ai suoi confini ed aver ridefinito la geografia del continente con l’annessione del Tibet ed in attesa di riscrivere la storia d’Africa e magari della stessa Europa forte di una potenza economica e tecnologica ormai cresciuta al punto da sopravanzare i suoi stessi fornitori.
Ma quello che l’Umanità sta attraversando non è ancora il tempo del potere distopico.
Questo è il tempo delle guerre e delle violenze in cui chiunque, avendo la protezione del cerbero o addirittura su mandato di questo, può azzannare impunemente nel silenzio del mondo che guarda attonito, spaventato o interessato. Di sicuro incredulo o indifferente.
Arriverà anche il momento del regolamento dei conti tra le teste del Cerbero che condurrà l’umanità alla deriva fluorescente del destino distopico…
Allora non ci sarà più alcuno spazio per opporsi o ribellarsi.
Anche Israele e Corea del Nord staranno al posto loro assegnato dal grande regolatore con intellettuali e ribelli resi inoffensivi mentre la nuova classe dirigente si abbevererà alle fonti dell’Intelligenza Artificiale e degli Algoritmi a matrice quantistica.
Il tempo che stiamo vivendo è tuttavia ancora un tempo di transizione.
Esso appartiene alla turbolenza violenta che precede il silenzio e sconta ancora un consistente residuo di coscienza civica e di effervescenza culturale che potrebbero fare la differenza, magari rovinare i piani del cerbero e salvare l’umanità ove questa riesumi gli anticorpi per ricacciarlo, il cerbero, nel regno dei morti.
Quello che stiamo vivendo è quindi, paradossalmente, il tempo del possibile ritorno dell’umanità, a condizione che essa rompa gli indugi e rivendichi il primato della sua imperfezione piena di compassione e pietà e ribollente di energia creativa oltre che di volontà di riconoscersi al di là di ogni sopruso magari sulla scia delle voci che ancora si levano a sostegno del diritto universale e del ruolo delle istanze internazionali. É su queste frontiere che l’umanità può ancora vincere, sconfiggere il cerbero e allontanare la soluzione distopica.
Si tratta ormai dell’ultima chiamata.
Nessuno può esimersi dal dovere di rispondere.
In alternativa arriverà la sconfitta e, con essa, il tempo in cui regnerà la pace dei rassegnati-indifferenti che seppelliranno morti sconosciuti e converseranno con viventi per caso.
Allora tutti saranno arruolati come delatori. Schiere di umani glabri davanti a schermi anonimi riscriveranno la storia sotto dettatura degli algoritmi.
Plotoni di dignitari in tunica scura siederanno sugli scranni dei vecchi parlamenti ad ascoltare il verbo dei grandi sacerdoti, pronti ad annuire benevoli, tanto di votare non ve ne sarà più bisogno.
Ministri e sottosegretari consulteranno le sentenze dell’Intelligenza Artificiale per decidere cosa è bene e cosa è male per il popolo ridotto allo stato larvale e questo, a sua volta, sarà soddisfatto di qualsiasi benessere gli verrà accordato, ché la felicità sarà ormai un concetto desueto come l’amicizia, l’amore, la comunione, la coesione comunitaria…
Tutto, compresi i sentimenti, sarà disciplinato con meccanismi premianti o penalizzanti, concorsi e gare senza pathos.
Nelle fabbriche con gli ultimi operai sopravvissuti lavoreranno gli androidi, i migranti giunti dalle profondità ormai sconosciute della terra in cerca di progresso, verranno rinchiusi in campi di concentramento invisibili e sui prati artificiali pascoleranno solo pecore elettriche, mentre gli ultimi ribelli verranno inviati in lontane contrade per la rieducazione.
Adesso è ancora possibile impedire che tutto questo succeda…ma il tempo a disposizione si sta maledettamente consumando.
Questo è l’ultimo spazio fecondo.
Magari gli Americani ritroveranno lo spirito dei loro pionieri che si ispirarono al napoletano Gaetano Filangieri per scrivere la loro costituzione, e manderanno a casa l’aspirante dittatore, i Russi si libereranno del loro più che ventennale massacratore, e ritroveranno la compassione di Alëša Karamazov, i Cinesi manderanno in pensione l’erede del grande timoniere e magari anche i suoi oligarchi di stato insieme con i fautori del supplizio del legno di sandalo e ritroveranno l’epopea del Grande Seno e Fianchi Larghi raccontata da Mo Yan, gli europei finalmente torneranno alla loro storia e con Voltaire, Goethe, Garcia Lorca, Lord Byron, Giacomo Leopardi, si riscopriranno popolo e cacceranno gli impostori che dagli scranni governativi aspirano a diventare la quarta testa del cerbero…
Non sarà un gioco da ragazzi.
Inutile illudersi e soprattutto pensare che il tempo sistemerà il corso degli eventi.
Non succederà.
Troppa gente benpensante, politici delusi e defilati, sindacalisti stanchi o addirittura transfughi, intellettuali speranzosi e quanto rimasto della vecchia democrazia, tutti si affidano al tempo residuo, alle elezioni di medio termine negli Stati Uniti che potranno limitare lo strapotere del magnate aspirante King.
Magari fanno affidamento sulla capacità autocritica degli elettori silenti ed attendono l’arrivo delle scadenze elettorali certi che esse rimetteranno le cose a posto. In casa propria ed anche altrove.
Troppo stridente l’attrito tra la realtà ed il destino del mondo, sostengono.
Impossibile che l’umanità continui a tacere davanti a guerre, violenze, genocidi, stupri e distruzioni. E confidano che, dentro alle urne elettorali, venga tranciato il cappio posto al collo dell’umanità.
Intanto il cerbero consolida le posizioni.
Regala sarcasmo e macabro buon umore al popolo.
Lo indottrina con il monopolio degli strumenti di propaganda assunti in luogo del libero ragionare e confrontarsi.
Offre la ricchezza ed il potere allo sguardo della gente per il tramite di specchi magici ad effetto distorcente.
Minaccia le università e chiude gli ospedali mentre le scuole diventano luoghi di passaggio per l’indottrinamento a mezzo chat gpt che proliferano in forza del grande algoritmo addomesticato dal despota. E tanto in attesa che ragazzi e ragazze siano cooptati dentro al mondo rovesciato che va crescendo intorno a loro.
Le fabbriche diventano luoghi per il regolamento dei conti affidato alle guerre commerciali ed ai diktat di sapore imperiale, ché ormai la colonizzazione è roba definitivamente superata, antiquata.
Anche i giornali si esercitano, da ogni dove, con poche eccezioni nel mirino del tiranno, a scoprire l’arcano del meraviglioso futuro nascosto nel terribile presente.
Cambiate lo sguardo, essi raccomandano, apritevi al futuro, liberatevi dei vecchi cliché e scoprirete una nuova bellezza, la poesia della realtà che i potenti, sotto la spinta profetica del cerbero, stanno costruendo.
Una realtà omologata e pertanto soddisfatta e libera da ogni dubbio.
Una realtà senza emozioni e pertanto tranquilla e senza fughe in avanti o indietro, rassicurante. Una realtà priva di sogni e tensioni, pulsioni e aneliti di conoscenza o desiderio di essere e, pertanto, al riparo da ogni rischio destabilizzante.
Una realtà che si riconosce nelle divise, nelle parole d’ordine, nelle parate militari e dunque affidabile e inossidabile.
Quanto rimane della vecchia umanità fortunatamente continua a non crederci ma persevera nell’errore di aspettare che il popolo si svegli, per liberarsi del tiranno, dei tiranni, degli oligarchi, dei corrotti e corruttori, degli ignoranti assurti a sapienti del mondo che avanza.
E intanto i suoi epigoni tacciono, incapaci di scendere in piazza non per un giorno ma sino alla conclusione di questo tempus horribile. Come facevano un tempo gli operai che scioperavano ad oltranza sino alla capitolazione del padrone o dello Stato o come facevano i rivoluzionari sino al crollo del regime.
La vecchia umanità ripone le speranze nelle successive scadenze, inconsapevole che le prossime elezioni potrebbero essere le ultime perché dominate dal cerbero e dai loro emuli.
Essi stracciano la costituzione, sbeffeggiano il parlamento, blandiscono il popolo, lo illudono con i loro proclami, lo conquistano regalando alla sua rabbia e frustrazione nemici sempre nuovi e ad ogni piè sospinto, lo galvanizzano con le guerre che proclamano a spron battuto, lo irretiscono con le promesse di riempire le fabbriche e riportare il lavoro in casa e lo confortano con elemosine che nascondono la fine dell’economia a valenza pubblica ed il tramonto dei servizi collettivi, tutto assorbito dall’impostura della fata Morgana che mostra la falsa immagine della potenza catartica dei nuovi padroni del mondo.
Ed essi si preparano a vincere le prossime elezioni con il voto di quanti si sono già trasformati in adepti e sudditi.
È necessario che gli abitanti del mondo non ancora tramontato, i seguaci della democrazia non ancora defunta, della civiltà non ancora deposta, e della cultura non ancora rimossa, lo capiscano prima che sia troppo tardi.
Il tiranno, ahimè è nato nel seno di quel mondo.
La democrazia lo ha allevato.
La civiltà lo ha lasciato crescere e la cultura ha permesso che diventasse dapprima sfidante e quindi padrone in un mondo che noi tutti immaginavamo immune da una deriva così terribilmente liberticida.
I mea culpa, le riflessioni e le autocritiche, non serviranno allorché il competitore, grezzo e ignorante, arricchitosi grazie alle crepe del vecchio sistema, sarà diventato il padrone riconosciuto.
Fortunatamente questo tempo vede ancora il cerbero impegnato ad azzannare brandelli di umanità, e quindi è ancora battibile perché non è ancora nelle condizioni di imporre il suo potere distopico unico ed assoluto.
Bisogna approfittare.
Rompere gli indugi e scendere in piazza.
Prendere ancora una volta la Bastiglia, sconfiggere i nuovi nazisti, respingere i rinati razzisti, chiamare a raccolta l’umanità silente che conosce gli orizzonti della libertà ancestrale ed i diritti dei popoli.
E bisognerà farlo senza attendere il responso delle elezioni prossime venture.
È adesso il tempo di reagire, di riconoscersi come han fatto dal lato opposto despoti e magnati, di deporre ogni contorsione dialettica e allontanare quanti sperano solo di sostituirsi ai tiranni.
È tempo di tornare dove “zampilla la vita”.
Nei quartieri e nelle periferie, nei borghi e nelle terre di mezzo, nelle città ferite e nelle metropoli spaventate.
Nel Mare Mediterraneo e nel deserto del Sahara, nei boschi e sui monti dei Balcani ed ovunque si ammassa l’umanità sofferente.
Bisogna farlo prima che il Cerbero finisca di spartirsi il mondo.
Prima che le minacce si concretizzino e che il tiranno invii i suoi droni ed i suoi eserciti in Canada, in Groenlandia, in Panama, a Taiwan e nel Mar Cinese Meridionale, in Siria e nel Medio Oriente ed in quel che rimane di Gaza, in Cisgiordania, in Africa ed in Europa.
Prima che il cerbero trasformi l’economia pacifica in una economia di guerra.
Prima che l’impostura diventi verità ed il popolo spaventato dalle fabbriche vuote corra a produrre armi magari dove si costruivano auto e, droni, aerei e navi da guerra dove si costruiva il progresso.
Prima che il tiranno imponga l’acquisto massiccio delle proprie armi in ossequio alla necessità di alimentare guerre e violenze parlando di pace che ovviamente deve essere la sua pace.
Prima che il cerbero renda incomprensibile e desueta ogni idea di un pianeta senza guerre…
…
In caso contrario non resterà che rassegnarsi a Paesi armati sino ai denti, con ospedali e istruzione suprematista a pagamento in un pianeta dominato da magnati, oligarchi e capitalisti di stato pronti, prima o poi, ad espatriare da qualche parte nello spazio.
A valle del potere violento sarà la normalità distopica a diffondersi come melassa.
Impossibile immaginare un ritorno alla democrazia laddove quel potere non venga fermato adesso. Ponendo fine, una volta per tutte, allo smarrimento nato dalle promesse evaporate del secondo novecento.
Erano tante, lo sappiamo, e sembravano talmente solide da far pensare all’avvento di una sorta di un nuovo, laico e definitivo eden.
Il secolo da tutti definito breve proprio per quelle promesse la cui piena attuazione veniva affidata al XXI secolo, ha finito invece per abbarbicarsi al nuovo sino a fagocitarne il primo quarto con le sue terribili derive.
Inutile interrogarsi sul perché quella moltitudine di umanità giovane, brillante, intellettualmente vivace che percorreva le nazioni invocando la fratellanza, la sorellanza e la libertà con la musica, l’arte, la poesia, la letteratura, la passione, la compassione abbia smarrito il suo sogno quando questo sembrava ormai avviato a divenire realtà.
Serve invece cogliere l’urlo silenzioso, l’invocazione afona al limite della disperazione, che giunge dalle terre di mezzo abbandonate ad un destino di spopolamento che fa da contrappasso al silenzio con cui l’intera Europa, colpita da una denatalità senza rimedio, attende il suo futuro di desertificazione.
Le risposte?
Passano tutte dalla recupero della memoria, essenza palingenetica che, sola, può riscattare quello smarrimento.
É necessario intraprendere il viaggio, come Astolfo. Si tratta di un viaggio duro che ciascuno dovrà intraprendere sino all’individuazione dell’antidoto contro le derive distruttive che sembrano sopraffarci.
L’antidoto nascosto “nella vita che zampilla” qua e là tra la fatica di vivere della gente nelle città, nei quartieri, a nord e a sud e ovunque nel mondo.
Il principio vitale depositato dentro all’immensa caldera che é il golfo di Napoli che custodisce, come un’immensa metafora, il mistero-segreto della sopravvivenza dell’Umanità in ogni dove.
Esso, come il responso pagano della Sibilla Cumuna o, se si preferisce, come la speranza cristiana, é affidato alla personale decodificazione di ciascun individuo.
Agli scrittori e poeti, artisti e filosofi, storici, giornalisti ed intellettuali è affidato il compito di tracciare i sentieri lungo i quali ciascuno dovrà incamminarsi per proprio conto scendendo negli anfratti della propria anima per ritrovarvi la dimensione ancestrale dimenticata e, tutti, farla rivivere nella comunità, come anima universale e confine invalicabile contro le derive dispotiche.
La ribellione degli ultimi uomini liberi dovrà fermare il potere dispotico prima che si distenda, come un sarcofago ineluttabile, il glabro volto della realtà distopica.
Antonio Corvino

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