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Il miraggio della Terza Roma

Se il discorso del presidente del consiglio a Bari fosse stato fatto ad inizio legislatura, a parte qualche strillo di troppo e qualche passaggio inopportuno, sarebbe stato pregevole. Disgraziatamente, la legislatura è alla fine e quello che non si è nemmeno iniziato quattro anni fa, escludete venga realizzato nei pochi mesi rimanenti. Esattamente tre anni fa il segretario nazionale del Pri, Corrado De Rinaldis Saponaro, aveva scritto al ministro Fitto di estendere la Zes a livello nazionale e di correggere la legge per consentire il ritorno dei giovani cervelli espatriati.

di Riccardo Bruno | 6 Settembre 2026

Se il discorso del presidente del consiglio a Bari fosse stato fatto ad inizio legislatura, a parte qualche strillo di troppo e qualche passaggio inopportuno, sarebbe stato pregevole. Disgraziatamente, la legislatura è alla fine e quello che non si è nemmeno iniziato quattro anni fa, escludete venga realizzato nei pochi mesi rimanenti. Esattamente tre anni fa il segretario nazionale del Pri, Corrado De Rinaldis Saponaro, aveva scritto al ministro Fitto di estendere la Zes a livello nazionale e di correggere la legge per consentire il ritorno dei giovani cervelli espatriati. Il ministro Fitto se ne è andato in Europa e ieri l’onorevole Meloni ha espresso lo stesso concetto del segretario dell’Edera. Al 50° congresso, celebrato nel 2022, il Pri chiese e non ha mai smesso di chiedere, di recuperare risorse nel sottosuolo e nel mare mediterraneo. Ieri il presidente del Consiglio ha detto che occorre farlo. Da sempre il Pri vuole riaprire al nucleare, rivolgendosi a quello di nuova generazione e l’onorevole Meloni è d’accordo anche su questo. C’è da chiedersi solo come mai si sia svegliata tutto d’un tratto ed in ritardo.

Ci sarebbe stata anche da apprezzare la presa di posizione del presidente del Consiglio sull’Ilva, preoccupata di equilibrare le ragioni dell’occupazione con quelle della salvaguardia ambientale. Non fosse che il ministro Urso, il luglio scorso, aveva annunciato che si era a buon punto per risolvere la vertenza e giusto ieri sono arrivate 2500 lettere di licenziamento ai lavoratori dell’indotto. Qualcosa non deve aver funzionato. Forse il presidente del Consiglio se ne è accorta.

Nell’illustrare quello che andava fatto e che non è stato e non lo sarà, il tempo sta scadendo, il presidente del Consiglio ha completamente perso di vista la situazione internazionale che pure avrebbe ragione di interesse. La sua maggioranza è spaccata sull’Ucraina, esattamente come l’opposizione. Lei stessa si trova in una situazione difficile. Meloni non ha un saldo asse con l’Unione europea, la sospensione di Schengen è stata una mossa azzardata e non ha più il rapporto con Trump. Mai dovesse aprire a Vannacci per vincere le elezioni, si ritroverebbe accanto uno sotto inchiesta per ricostruzione del partito fascista, che sostiene la ripresa dei rapporti con la Russia di Putin. C’era un tempo in cui Fratelli d’Italia ammirava Putin, lo ritraeva sui suoi manifesti in divisa da sommergibilista, e lo indicava come l’uomo forte da prendere d’esempio. Ancora ostenta il simbolo dei reduci della Repubblica di Salò che sicuramente piace a Vannacci.

Nessuna persona sana di mente può credere che dopo quattro anni di guerra, le raffinerie incendiate, le petroliere fantasma sequestrate, la caduta di Maduro ed il blocco ad Hormuz, la Russia possa essere un fornitore vantaggioso di gas e petrolio se non per chi l’abbia sostenuta in questa burrasca. A meno che non si voglia importare il modello autoritario vigente al Cremlino in alternativa al sistema democratico della Repubblica. Tagliati i legami con l’America, in crisi con l’Europa, privi di strumenti economici competitivi, turismo ed export non bastano, si scivola rapidamente verso l’autocrazia asiatica. Sostituisci Taiani con Vannacci ed ecco che hai ritrovato il tempo perduto. Per creare un’Italia più forte, con la sola principale preoccupazione di difendere le frontiere e l’identità nazionale, puoi giusto aggrapparti al miraggio della Terza Roma. Allora i russi possono darti una mano. Quella che serve a spingerti sotto di loro.

Riccardo Bruno

direttore politico de “La Voce Repubblicana”

Pubblicato in : Editoriale

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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