
Il mio telecomando ormai non è più un telecomando. È un reduce.
Le batterie durano niente. Le cambio e lui riparte, come uno che sa già cosa lo aspetta: un’altra spedizione dentro una giungla dove parlano tutti e quasi nessuno sa davvero di cosa sta parlando.
Zapping continuo. Talk show, opinionisti, “esperti” nati ieri, urlatori della domenica che sentenziano e poi inciampano pure sui congiuntivi. Gente che fino a due settimane fa commentava le partite di calcio o il meteo e oggi ti spiega il Medio Oriente come se stesse leggendo la formazione della domenica. Una raffica continua, senza filtro, senza misura.
A un certo punto mi sembra quasi di sentirlo vibrare in mano, come se volesse mollare tutto. Come se dicesse:
“Guarda, io ci provo. Ma qui è una sparatoria di corbellerie in stato confusionale continua. Altro che informazione.”
E in effetti il problema non è trovare la verità assoluta. È riuscire a trovare un fatto che sia rimasto intero. Non smontato, non piegato, non rimescolato tre volte prima ancora di arrivarti addosso.
Alla fine spengo tutto. Silenzio, il telecomando si rilassa. Le batterie, per una sera, sono salve.
Andiamo a dare da mangiare a Ruby e domani si ricomincia.
Piero Terracina
(p.s. Ruby è il mio gatto)

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