
Le azioni statunitensi hanno chiuso in ribasso venerdì, dopo che i dati sull’occupazione di agosto, inferiori alle attese, hanno sollevato preoccupazioni per un rallentamento dell’economia, nonostante le aspettative di tagli dei tassi da parte della Federal Reserve si siano rafforzate. L’S&P 500 ha ceduto i guadagni precedenti, chiudendo in ribasso dello 0,3% e al di sotto della chiusura record di giovedì; il Dow Jones ha perso 220 punti, mentre il Nasdaq 100 è rimasto invariato. L’economia ha creato solo 22.000 posti di lavoro, ben al di sotto delle 75.000 previste, mentre il tasso di disoccupazione è salito al 4,3%, evidenziando un raffreddamento del settore. Gli operatori hanno scontato una maggiore probabilità di tagli dei tassi di interesse, con un leggero aumento delle scommesse su una potenziale riduzione di 50 punti base questo mese. I settori bancario, energetico e industriale hanno guidato il calo, mentre il settore immobiliare ha guadagnato grazie all’ottimismo per il taglio dei tassi. Broadcom è balzata del 9,4% grazie alle solide previsioni di fatturato basate sull’intelligenza artificiale, mentre Nvidia ha perso il 2,7% e AMD il 6,6% dopo l’avvertimento del Presidente Trump sui dazi sui semiconduttori. Lululemon è crollata del 18,6% dopo un secondo avviso di profitto, e le principali banche, tra cui JPMorgan e Wells Fargo, sono scese di oltre il 2,5%.
VALUTE.
Lunedì lo yen, dopo il recupero messo a segno con la pubblicazione dei Nfp di venerdì, ha aperto in gap ribassista con il UsdJpy salito da 147.40 a 148.40. Un calo legato evidentemente alle dimissioni del Primo Ministro Shigeru Ishiba annunciate nel fine settimana. Le sue dimissioni sono state il risultato di crescenti contrasti all’interno del partito al governo e di settimane di pressione derivanti dalla sua sconfitta alle elezioni nazionali di fine anno. La decisione stata presa mentre il Giappone sta affrontando un periodo complicato, tra accordi commerciale con gli Stati Uniti, e tentativi di proteggere la sua importante industria automobilistica. Sul fronte delle altre coppie di valute, segnaliamo la salita di EurUsd, di venerdì, dopo i dati, da 1.1680 a 1.1760, per poi correggere fino a 1.1700, dove lo troviamo stamani. La caduta del dollaro si è registrata contro le principali divise concorrenti, eccetto UsdCad che è salito dopo la pubblicazione di dati canadesi, ben peggiori del previsto, e una salita del biglietto verde da 1.3760 a 1.3850. Per il momento però, il mercato sembra aver inglobato nei prezzi, i pessimi dati Usa sul mercato del lavoro della settimana scorsa, con il biglietto verde che nel breve, appare in leggero recupero, a meno che oggi, non si vadano velocemente a rivedere i minimi di venerdì. Se ritornassimo sotto 1.1660 su EurUsd, il mercato potrebbe anche girarsi improvvisamente.
GIAPPONE.
Il PIL giapponese è cresciuto dello 0,5% su base trimestrale nel secondo del 2025, superando le stime che erano per un incremento dello 0,3% e superiore allo 0,1% rivisto al rialzo del primo trimestre. Anche su base annuale, il Pil è cresciuto del 2,2% nel secondo trimestre del 2025, superando la stima iniziale dell’1,0% e accelerando nettamente rispetto all’aumento dello 0,3% rivisto al ribasso nel primo trimestre. Si è trattato del quinto trimestre consecutivo di crescita, trainato principalmente da consumi privati più forti (0,4% contro lo 0,2%), dopo un primo trimestre piatto. La spesa pubblica è rimasta invariata dopo un calo dello 0,5% registrato in precedenza. Il commercio netto ha registrato un incremento di 0,3 punti percentuali, con le esportazioni in ripresa), mentre le importazioni hanno subito un forte rallentamento (0,6% contro il 2,9%). Gli esportatori hanno accelerato le spedizioni in vista dei dazi statunitensi, mentre le case automobilistiche hanno attutito l’impatto dell’aumento dei dazi tagliando i prezzi per sostenere la produzione. Nel frattempo, le improvvise dimissioni del Primo Ministro Shigeru Ishiba hanno generato incertezza politica, sollevando preoccupazioni sul fatto che i ritardi nel sostegno fiscale o nelle misure di riforma potrebbero pesare sul sentiment delle imprese e sulla fiducia delle famiglie nei prossimi mesi.
ORO.
I future sull’oro si sono mantenuti stabili intorno ai 3.590 dollari l’oncia lunedì, vicino ai massimi storici, dopo il debole rapporto sull’occupazione negli Stati Uniti di venerdì, che ha aumentato le aspettative di un taglio dei tassi della Federal Reserve entro la fine del mese. Gli operatori ora assegnano una probabilità del 90% di un taglio di 25 punti base alla prossima riunione della Fed. L’attrattiva del metallo prezioso è ulteriormente rafforzata dalle preoccupazioni sull’indipendenza della Fed, mentre il presidente Donald Trump continua a interferire con la banca centrale. Intanto la Banca Popolare Cinese ha aumentato le sue riserve auree per il decimo mese consecutivo ad agosto, continuando a diversificare le sue riserve rispetto al dollaro statunitense. Gli acquisti di oro sembrano anche alimentati dalle coperture di investitori che hanno acquistato ancora equity sui massimi storici, utilizzando il metallo giallo come hedging di rischio. Tra l’altro, ad aggiungere valore agli acquisti di materia prima, l’amministrazione Trump ha deciso di esentare l’oro, insieme ad alcuni metalli, dai dazi doganali nazionali.
TRUMP MINACCIA ANCORA LA UE.
Il presidente Donald Trump ha minacciato ancora l’Unione Europea in risposta alla multa di 3,5 miliardi di dollari inflitta a Google per violazione delle norme sulla concorrenza digitale. In un post sui social media, Trump ha definito le sanzioni “molto ingiuste”, aggiungendo che “il contribuente americano non le tollererà”, e ha promesso che la sua amministrazione “non permetterà che queste azioni discriminatorie continuino”.
BESSENT E I TIMORI SUI DAZI.
Il Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha dichiarato domenica di essere “fiducioso” che il piano tariffario del presidente Donald Trump “vincerà” alla Corte Suprema, ma ha avvertito che il Tesoro andrebbe incontro a gravi conseguenze in caso di sconfitta. Se i dazi venissero aboliti, l’amministrazione Trump dovrebbe restituire circa la metà di essi, il che sarebbe assai pesante per il Tesoro Usa. La scorsa settimana l’amministrazione ha chiesto alla Corte una decisione accelerata dopo che una corte d’appello ha dichiarato illegale la maggior parte dei dazi di Trump. Normalmente, una decisione potrebbe essere presa entro l’estate del 2026, ma Bessent ha avvertito che un rinvio rischia di causare gravi disagi. Se si arrivasse a quella data, l’amministrazione dovrebbe restituire tra 750 e 1.000 miliardi di dollari.
Saverio Berlinzani

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