
La situazione della nostra sanità va verso un rapido declino. Sul numero de L’Eco dello scorso 8 febbraio, in prima pagina, abbiamo titolato: “Liste di attesa della sanità, urge intervento del governo”; rispetto a questo primo articolo la situazione che si prospetta è ancora più difficile. Ad oggi si registrano 2 milioni di italiani che non hanno più un medico di base; mancano 45.000 dottori per rimediare nell’immediato al problema.
Ma questo è nulla, rispetto alla situazione che si prospetta per il futuro.
Fra i medici che sono prossimi al pensionamento e i dottori che si dimettono e vanno a lavorare
all’estero dove sono meglio pagati, si prospetta una situazione che espone tutti noi al rischio di rimanere senza specialisti di base.
A questa situazione disastrosa, si aggiunga la difficoltà di accesso all’università, a causa del numero chiuso. È un limite – quello che impedisce agli studenti di iscriversi a Medicina – che va superato, per sperare, nel medio lungo termine, di arginare il problema.
Ma come siamo giunti al declino della nostra sanità, rispetto agli anni in cui l’Italia era considerata la prima al mondo? Gli italiani meno giovani ricorderanno il tempo in cui non si pagavano ticket e i cittadini avevano un’assistenza del tutto gratuita. Si può pensare che sia stato giusto chiedere un contributo ai cittadini, quando si trattava di esborsare un euro su dieci, ma ai giorni nostri, molti anziani e non, rinunciano a curarsi, dal momento che su 130 euro per un esame diagnostico in ospedale, il cittadino è chiamato a pagarne 60 di ticket.
Non si tratta più di un piccolo contributo, ma di una spesa consistente, anche sui medicinali, che un numero sempre maggiore di cittadini non può permettersi. E allora si rinuncia a curarsi.
Come si giustifica questa situazione e dir poco disastrosa?
La spiegazione la troviamo nel fatto che l’Italia ha perso costantemente terreno, in mancanza di stanziamenti adeguati e dei continui tagli alla spesa sanitaria, operati negli ultimi dieci anni. Rispetto al pil, gli Stati Uniti spendono il 15,3. Al secondo posto la Svizzera, poi la Germania, il Belgio e la Francia, che spendono intorno al 9% del prodotto interno lordo, mentre l’Italia, occupa il 15° posto, con il 6% del Pil.
Questi sono i dati che ci danno la chiave di lettura del forte peggioramento dei servizi della nostra sanità.
Qual è il risultato di questo bilancio a dir poco preoccupante? Milioni di italiani appartenenti alle fasce più deboli della popolazione, da tempo hanno rinunciato a farsi curare.
Così stando, lo stato della sanità, cosa dobbiamo aspettarci? Che la nostra classe politica rinsavisca, e ricorra in fretta ai rimedi.
Roberto Fronzuti*
(* Direttore Responsabile del settimanale “L’Eco di Milano e Provincia”)

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