• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Disinvoltura amministrativa e autonomia differenziata

Sulla tragedia dell’Emilia-Romagna possiamo muovere varie critiche all’ amministrazione statale e ,soprattutto, che avrebbe potuto fare di più nel  dare attuazione alle disposizioni della legge, ma è un dato assodato che la struttura deputata alla sistemazione idrogeologica del territorio non ha mancato di agire fino a quando le competenze nel settore sono state, improvvidamente-per usare un termine eufemistico- trasferite alla Regione. Ora quanto residua dello Stato in materia, ossia il potere legislativo in relazione ai principi fondamentali di ciascuna materia regionalizzata, lo si vuole eliminare attribuendo alle Regioni la competenza esclusiva non solo in materia di difesa del suolo e più in generale di “governo del territorio “, ma in tutta una serie di materie, esattamente ventitré, fra le quali la “ produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia”, i “ porti e aeroporti civili “, le” grandi reti di trasporto e navigazione”, la“ valorizzazione dei beni culturali “, la” tutela della salute “ ecc.

di Alberto Abrami | 1 Giugno 2023

La tragedia che nei giorni scorsi ha colpito in modo devastante e con un pesante carico di lutti, le zone della Regione Emilia-Romagna, ha suscitato un’enorme impressione nell’opinione pubblica, sicché si è cercato di capirne le cause negli scritti sui giornali, nelle discussioni e dibattiti televisivi che si sono avuti nei giorni successivi al verificarsi dell’evento calamitoso.

Varie sono state le ipotesi avanzate quali, per dirne alcune, l’urbanizzazione eccessiva del territorio, che di conseguenza è stato impermiabilizzato, il disboscamento dei terreni forestali, lo scarso interesse per la manutenzione dei fiumi e ,più in generale, per l’assetto idrogeologico. E si è scritto anche di come questa società abbia rinunziato ad utilizzare quei criteri, fondati sulla sostenibilità, che dovrebbero caratterizzare, oggi e cioè in piena crisi climatica, il nostro sviluppo socio-economico.

Si tratta di rilievi che rispondono tutti a verità, ma nessuno dei vari interlocutori si è chiesto, almeno così ci è parso, quale sia ‘ Autorità alla quale fa capo l’interesse pubblico concernente la messa in sicurezza dei bacini fluviali e quale uso abbia essa fatto dei suoi poteri. E’, questa, una domanda fondamentale perché non è pensabile un disinteresse in questo senso della Pubblica Amministrazione. 

Vero è che fin dalla formazione dello Stato unitario ci si pose il problema della regimazione dei corsi d’acqua, già consci dello condizione di fragilità del nostro territorio, tant’ è che uno studioso del valore di Giustino Fortunato parlò allora di “ sfasciume idrogeologico” che connotava la nostra penisola. In tempi più recenti lo Stato ha affrontato il problema idrogeologico attraverso una sua struttura periferica di natura tecnica che ha visto l’azione congiunta del Corpo forestale e del Genio civile. 

Certo , l’impegno profuso non sempre è risultato bastevole soprattutto di fronte all’espansione di un edilizia che rimanendo incontrollata- come negli anni del cosiddetto miracolo economico- andava costruendo in modo disordinato anche nelle aree golenali dei fiumi. Oggi, in seguito all’entrata in vigore. della legge n.431 del 1986, è vietato costruire ad una distanza inferiore di 150 metri dagli argini dei fiumi.

Possiamo muovere varie critiche all’ amministrazione statale e ,soprattutto, che avrebbe potuto fare di più nel  dare attuazione alle disposizioni della legge, ma è un dato assodato che la struttura deputata alla sistemazione idrogeologica del territorio non ha mancato di agire fino a quando le competenze nel settore sono state, improvvidamente-per usare un termine eufemistico- trasferite alla Regione. Fino ad allora la regimazione dei fiumi si sviluppava, ai sensi del testo base 30 dicembr1923 n.3267 , tutt’ora vigente, con l’ iniziale perimetrazione del bacino montano- perché la difesa del suolo la si fa a monte delle zone di pianura- da parte del Corpo forestale e del Genio civile d’intesa fra loro, per poi procedere all’attuazione, lungo il corso del fiume, delle opere sistematorie idraulico- forestali, “consistenti in rimboschimenti, rinsaldamenti ed opere costruttive immediatamente connesse, “ nonché in altre opere di interesse idraulico che si fossero rese necessarie

 Con il trasferimento del settore relativo alla difesa idrogeologica alle Regioni , lo Stato è rimasto privo delle ordinarie strutture amministrative d’intervento per conservare solo la funzione legislativa, da esercitare peraltro, a livello di principi generali. L’amministrazione relativa alla difesa del suolo cessava di essere una funzione statale per divenire di interesse della Regione, sicché per ogni intervento emergenziale che si fosse reso necessario, lo Stato doveva ricorrere alle strutture regionali non avendone più di proprie.

Conviene osservare che l’Amministrazione centrale in una prima fase del decollo dell’ordinamento regionale si era riservata il settore del quale stiamo trattando .Era ,infatti, palese che si veniva a compiere un salto nel buoi conferendo una funzione, di tanto interesse pubblico e delicatezza, ad un Ente appena sorto e delimitato da dei confini amministrativi che seguivano tutt’altre logiche dalla difesa del suolo, mentre per contro si andava perdendo un patrimonio di esperienze e di uomini plurisecolare.

La riserva statale, rinvenibile nel decreto delegato n.11 del 15 gennaio del 1972, nonostante fosse stata legittimata dalla Corte Costituzionale in seguito al ricorso regionale, ebbe breve durata, perché di lì a qualche anno, il Parlamento votò il decreto legislativo 24 luglio 1977 n.616, con il quale furono trasferite alle Regioni “ le funzioni concernenti la sistemazione idrogeologica e la conservazione del suolo.”

 Sarà bene ricordare, a questo punto, che le Regioni furono pensate dai Padri costituenti come Enti che avrebbero esercitato la funzione legislativa in un numero tassativo di materie -nel rispetto dei principi generali di ciascuna materia regionalizzata fissati dallo Stato,-con il fine di cogliere gli aspetti peculiari del proprio territorio . Le Regioni hanno però accentuato nel corso degli anni l’esercizio della funzione amministrativa per divenire un Ente politico antagonista dello Stato.

Certo è che dal momento che le Regioni hanno ricevuto le funzioni trasferite loro dallo Stato nel settore in esame, ci si rese conto di come queste avessero sottovalutato la portata del trasferimento. Di ciò si ebbe la prova quando esse, in larga maggioranza, anziché ripetere il modello amministrativo statale, preferirono  utilizzare lo strumento della delega privilegiando per la gestione dell’assetto idrogeologico, gli Enti a base democratica, ovvero il sistema delle autonomie locali presso il quale la funzioni è stata spezzettata senza accertare se gli Enti delegatari fossero in possesso delle competenze tecniche necessarie.

L’inerzia regionale e degli Enti locali fu avvertita dal Parlamento che varò la legge. n.183 del 1989- poi integrata dal decreto n.152 del 2006 -che istituì per ogni bacino fluviale una speciale autorità tecnica con il compito di mettere in sicurezza il territorio mediante un apposito piano di bacino. L’autorità di bacino era però titolare di un potere programmatorio, ma non del potere di dare attuazione alle proprie prescrizioni, concernenti in particolare le prescrizioni urbanistiche le quali rimanevano di competenza dei Comuni. Diversamente si sarebbe alterato la ripartizione costituzionale delle competenze degli Enti locali

Questo lo scenario amministrativo nel quale si è verificato la tragedia dell’Emilia-Romagna con l’esautorazione dell’ amministrazione statale. Ora quanto residua dello Stato in materia, ossia il potere legislativo in relazione ai principi fondamentali di ciascuna materia regionalizzata, lo si vuole eliminare attribuendo alle Regioni la competenza esclusiva non solo in materia di difesa del suolo e più in generale di “governo del territorio “, ma in tutta una serie di materie, esattamente ventitré, fra le quali la “ produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia”, i “ porti e aeroporti civili “, le” grandi reti di trasporto e navigazione”, la“ valorizzazione dei beni culturali “, la” tutela della salute “ ecc.

La ragione per la quale lo Stato dovrebbe dismettere le proprie funzioni per attribuirle alle Regioni che le richiedono, rimane incomprensibile quanto sconcertante ,perché essa riposa solo sulla pretesa di un partito di Governo che vede l’Autonomia differenziata in funzione elettorale. Che poi essa ,come è stato scritto sul Corriere della sera da un noto opinionista ,“costituisca un formidabile colpo di piccone contro ciò che sopravvive del nostro Stato e dell’unità della nazione “, non conta proprio nulla. 

Alberto Abrami

Pubblicato in : #Pensalibero24, EditorialeTag: amministrazione, anni, corriere della sera, corte costituzionale, crisi, decreto legislativo, giornali, governo, impressione, natura, nazione, parlamento, sviluppo

Info Alberto Abrami

Già professore ordinario di Diritto Forestale e dell’Ambiente nell’Università di Firenze,. è stato, negli anni a cavallo fra il 900 e il 2000, componente del Comitato Tecnico dell’Autorità di Bacino del fiume Arno in rappresentanza del Ministero del Lavori Pubblici e nel Comitato scientifico del Parco regionale delle Apuane in rappresentanza delle Università toscane. Al suo attivo ha circa trecento pubblicazioni, l’ultima delle quali, edita per i tipi di Aracne Editore di Roma, si intitola “Legislazione ed Amministrazione del Paesaggio”. E’ scomparso a Firenze nel 2023.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Alberto Abrami

    6 Giugno 2023 alle 09:00

    Gentile lettore, di certo lo Stato poteva fare di più, e forse anche meglio, ma le Regioni non hanno capito l’importanza della funzione trasferita, con il risultato che hanno fatto poco o nulla

    Rispondi
  2. Luciano

    27 Maggio 2023 alle 08:51

    Insomma il Polesine, Firenze 1966 sono sfuggite alla provvidenziale competenza statale.

    Rispondi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Trump e Putin, l’asse dell’arroganza contro un’Europa che non si piega
  • Luca Bagatin su Spagna e Francia in piazza, l’Italia bipopulista: Europa a rischio sfascio…
  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale
  • Luca Bagatin su Nobel a Pillay, uno schiaffo alla lotta contro l’antisemitismo
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti