
Eccoci di nuovo qui. Di fronte all’ennesimo schiaffo, all’ennesima dimostrazione di forza di un mondo che non ci rispetta perché noi per primi abbiamo smesso di rispettare noi stessi. Egitto e Turchia dicono no. Sbattono la porta in faccia all’Occidente, ai suoi commerci, alle sue illusioni di controllo, rifiutandosi di cedere l’uso delle rotte marittime e degli stretti strategici come strumenti di pressione politica nei conflitti che insanguinano il Medio Oriente.
E noi? Noi guardiamo e subiamo, paralizzati dalla nostra stessa ipocrisia, incapaci di comprendere che la geopolitica non si fa con i buoni sentimenti o con i piagnistei diplomatici, ma con il ferro, con il petrolio e, soprattutto, con il controllo dei mari. Il Cairo e Ankara hanno capito benissimo la lezione. Sanno che chi tiene in mano le chiavi di Suez e del Bosforo tiene per la gola il mondo intero.
Mi viene da ridere, di un riso amaro e rabbioso, quando sento parlare di accordi internazionali e di diritto marittimo globale. Quale diritto? Quale comunità internazionale? La verità è che il mare non appartiene a tutti. Il mare è di chi lo blinda, di chi minaccia di chiuderlo, di chi usa i canali commerciali come un’arma da puntare alla tempia di un’Europa distratta, opulenta e spaventata.
Mentre le navi deviano, allungano le rotte, raddoppiano i costi della nostra pigra sopravvivenza, i sultani moderni e i faraoni d’oggi dettano le regole. Rifiutano le pressioni politiche non per un astratto ideale di neutralità o di pace, non siate ingenui, ma per difendere i propri interessi, la propria sovranità, il proprio diritto di ricatto. È la logica del baratto applicata alla sopravvivenza globale.
E l’Occidente sta a guardare. Un Occidente malato di vigliaccheria, che assiste in silenzio al tramonto della propria centralità marittima. Abbiamo dimenticato che la libertà si difende anche difendendo le rotte della nostra economia, che la debolezza invita solo all’aggressione e che ogni volta che cediamo un millimetro di dignità a chi ci ricatta, stiamo solo firmando il verbale della nostra resa.
Sveglia, insomma. Perché quando il mare si chiude e i passaggi strategici diventano proprietà esclusiva dell’orgoglio altrui e della nostra sottomissione, non ci resteranno nemmeno le lacrime per piangere la nostra fine.
Giuseppe Basilico

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