
“Visto quello che ha detto Giorgetti, che ha parlato di nuvole, quindi presumo temporali, mi sembra che dovranno fare una manovra che sicuramente non risponde alle aspettative che hanno creato, poi bisogna vedere che cosa ottengono dall’Europa. Non penso otterranno un granché, però bisogna dire che la Meloni sta combattendo in modo abbastanza deciso”.
Lo afferma Angelo Piazza, giurista, già ministro della Funzione pubblica con lo Sdi nel Governo D’Alema 1, tra il ’98 e il ’99 e deputato della Rosa nel Pugno, l’alleanza tra socialisti e radicali, negli anni successivi. Con lui facciamo il punto in un momento complicato del governo alle prese con una manovra tutta da costruire senza risorse e sotto l’occhio vigile dell’Europa. Ma anche sul centrosinistra alle prese con la costruzione di una alleanza con cui affrontare le prossime elezioni politiche.
L’Italia ha ottenuto molto dall’Europa in questi anni, ma si continua con la polemica che l’Europa è cattiva…
Sì, è un gioco anche questo. Dobbiamo considerare che stiamo parlando di una Europa che probabilmente tra un anno e mezzo inizierà a non esistere più, perché se vincono la Le Pen in Francia e l’AfD in Germania, vengono meno due pilastri portanti. Quindi gli altri paesi europei hanno interesse a tenere rapporti con Meloni che comunque, al di là delle parole, alla fine ha sempre tenuto una linea europeista anche contrastando parte della sua stessa maggioranza, che sicuramente non andava in quella direzione. In quest’ottica potrebbe anche ottenere qualcosa. Però devono rendersi conto che la tenuta complessiva può venir meno. L’Europa deve attrezzarsi a difendersi, parliamo di un’Europa che esiste adesso, speriamo esista ancora, ma le elezioni del 2027 sono un grosso rischio per i paesi interessati e per l’Europa stessa.
Noi come Italia ci possiamo permettere una campagna elettorale che andrà avanti per mesi? Se non ci saranno sorprese si voterà ottobre dell’anno prossimo…
Il problema è che la campagna elettorale è iniziata molto presto, molto prima della scadenza naturale. Penso che non si arriverà a ottobre del 2027, mi pare impossibile. Tra l’altro votare a ottobre significa fare, come nel 2022, una manovra di corsa e affrettata. Questo vale anche per il centrosinistra.
Vannacci lo vogliono dentro o lo vogliono fuori? Oppure sperano che nessuno arrivi alla soglia del premio di maggioranza per fare un accordo successivo?
Hanno due speranze, la prima è cercare di limitarlo adesso il più possibile, cercando nei limiti del possibile di spostare a destra l’asse dell’azione di governo e soprattutto creando delle difese interne. La seconda operazione è, dopo averlo ridotto numericamente, di imbarcarlo, perché poi alla fine hanno tutti sete di potere. Ma non credo siano in grado di presentarsi direttamente insieme.
Come giudici questa legge elettorale appena partorita?
La necessità di dare stabilità è solo un argomento di colore. Viene cambiata ormai con una regolarità impressionante. Il proporzionale ha vantaggi e svantaggi. Parliamo di una legge elettorale ma non sappiamo se sarà quella con cui voteremo perché prevedo che la Corte Costituzionale interverrà su alcuni punti. Il più importante è il premio di maggioranza al Senato perché è di stampo nazionale, mentre la Costituzione dice che il Senato si elegge su base regionale. Vi è qui sicuramente un dubito di legittimità. Un passaggio tecnicamente non facile da risolvere. Non saprei come possa la Corte fare una sentenza autoapplicativa. Potrebbe quindi essere necessario, se la Corte intervenisse su quel punto, fare una nuova legge elettorale in via d’urgenza per ricondurre il premio di maggioranza al Senato rispettando la Costituzione. Altrimenti, altra ipotesi, cade il premio di maggioranza e al Senato c’è un proporzionale puro, alla faccia della norma finalizzata a creare stabilità. Si potrebbe avere una Camera abbastanza stabile con una maggioranza consolidata e un Senato del tutto ballerino, cosa che è già successa. Io sono stato parlamentare per la Rosa nel Pugno e in quella legislatura ricordo che ogni giorno si guardava cosa succedeva in Senato, dove avevamo una maggioranza di uno o due voti.
Bastava un senatore con il raffreddore per far cadere il governo…
Molti puntano a una situazione del genere. Potrebbe anche essere che la Corte intervenga eliminando il premio di maggioranza al Senato perché illegittimo. Tecnicamente non è facile ricondurre il premio di maggioranza a base regionale e quindi in quel caso la legge finalizzata a creare stabilità creerà quasi certamente un’instabilità.
Quali sono i punti che non possono mancare nel programma di centro-sinistra? Se dovessi suggerire tre punti essenziali al tavolo programmatico cosa metteresti?
Io metterei al primo punto, anche se molti la trascurano, la politica estera. Capisco che sia il punto su cui è più difficile trovare una soluzione condivisa, però è anche il punto più delicato in assoluto. Il mio timore è che se il centrosinistra resta vago o costruisce un programma frutto di compromessi eccessivi sia un danno. La politica estera è sempre stata in Italia considerata di serie B rispetto alla politica interna nazionale, ma quello che sta succedendo nel mondo ci dimostra che ormai è l’esatto contrario. Definiamo cosa vogliamo fare e chiediamo agli elettori se sono d’accordo. Voglio comprendere tra i riformisti anche il PD, voglio essere ottimista.
Gli altri punti?
Altro elemento fondamentale, a mio avviso, è la sanità, che sta diventando un’emergenza nazionale.
Rischio privatizzazione?
Una collaborazione con il privato è essenziale perché il sistema sanitario non ce la fa. Privatizzarla è un peccato storico rovinoso. Bisogna trovare un equilibrio che consenta al sistema di curare i pazienti con l’aiuto delle strutture private. Purtroppo in questa situazione è inevitabile, ma non si rinunci a un valore che è dell’Italia, spesso unico al mondo. In molti paesi non esiste il sistema sanitario nazionale. Il diritto alla salute è anche in Costituzione, un diritto fondamentale. Il terzo punto è il recupero del potere d’acquisto dei salari. Stiamo assistendo a una crisi ormai drammatica. Pensioni e salari stanno subendo una falcidia reale che peserà moltissimo sulla capacità di spesa delle famiglie.
Un’ultima cosa. Le primarie vanno fatte o non vanno fatte?
Secondo me non andrebbero fatte. Sono divisive e rischiano di creare contraccolpi nel partito del candidato che le perde. Però mi pare che non ci sia su questo assolutamente la volontà di trovare un accordo diverso. Eventualmente si tratterebbe di trovare modalità meno dannose. Ma non credo le troveranno.
Daniele Unfer

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