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Il Macchiavelli rosa

di Giuseppe Mele | 16 Marzo 2014

Il principio del 50% o meglio dell’esatta proporzionalità tra uomo e donna presta il fianco ad altre proporzionalità calibrate al numero. Per esempio, proporzione esatta tra ricche e ricchi, povere e poveri, disoccupate e disoccupati.

matteorenziIl Macchiavelli rosa pensava di aver soddisfatto gli appetiti femminili, con le 8 ministre. Tanto più che erano tutte esordienti tranne Beatrice, che si è salvata, pur non essendo fiorentina grazie al nome d’evocazione dantesca. Anche i più avvertiti e scafati dei funzionari fanno fatica a ricordare i nomi delle altre, la romana di partito Mogherini agli esteri, la montiana Giannini all’Istruzione, la genovese e liceale (insegnante) Pinotti alla difesa, l’emiliana confindustriale in motorino (Ducati) Guidi all’economia, la civatiana Lanzetta, già sindachessa e pure antimafia, alle Regioni. Qualcuna delle ministre sta trovando una sua notorietà, dalla toscana di provincia Boschi (Riforme) giaguara dal tacco leopardato, alla velina veltroniana Madia (PA). Idem per le sottosegretarie alla cultura, Barracciu cassata alle elezioni sarde ma buona per il governo o per la mitica milanese Ilaria Carla Anna Borletti Dell’Acqua coniugata Buitoni, montiana riedizione della Marchesa Bicciuè, di vederla son feliciuè. Per il resto, bisogna portarsi dietro il bignamino per ricordare che la livornese di provincia Velo, cuperliana, e la padovanaDegani (Ncd) sono sottosegretarie all’ambiente, la parlemitana Vicari (Ncd) lo è all’economia, la burina Amici lo è alle riforme, la novarese di provincia Biondelli, leccese Bellanova e la barese D’Onghia (paraUdc) lo sono al lavoro. Senza avvedersi di questo grigiore, parecchie hanno storto la bocca, facendo notare che in una squadra di governo più numerosa di quello precedente, sia ben striminzito il numero di sole 9 presenze rosa sui 35 sottosegretari, senza neanche una viceministra sui 9 nominati. Tanto più che sugli 8 ministeri affidati all’altra metà del cielo, ben 3 sono senza portafoglio. Il Macchiavelli rosa pensava di aver soddisfatto  le colleghe ed indispettito dalle proteste avrà confidato ai più intimi di considerarle mai contente. In realtà, una volta fissato il principio del 50% di presenza femminile, per le regole interne di partito, poi ribadito come regola per la formazione del governo, lo schema non poteva non allargarsi al manifesto mondo. Così anche i 44 viceministri e sottosegretari avrebbero dovuto essere divisi a metà, tra 22 uomini e 22 donne.  Ed ugualmente si doveva uniformare la riforma elettorale, tanto più che i democratici hanno sempre considerato un dovere far applicare le regole inventate per se stessi.  Ormai la geniessa è uscita dalla lampada. Il principio del 50% o meglio dell’esatta proporzionalità tra uomo e donna presta il fianco ad altre proporzionalità calibrate al numero. Per esempio, proporzione esatta tra ricche e ricchi, povere e poveri, disoccupate e disoccupati, invalide e invalidi, manovale e manovali, minatore e minatori, marinaie e marinai, direttrici e direttori di biblioteca, professoresse e professori, studentesse e studenti, pensionate e pensionati. Il gioco proporzionale può proseguire nella divisione del potere e del danaro, come della disgrazia e della miseria tra giovani e vecchi, abitanti dei piccoli comuni e delle metropoli, sposati e single. La proporzionalità è predestinazione, attiva all’occidentale o passiva all’orientale. Meraviglia questo appello al caso di tutte queste donne che molto devono della loro ascesa, accanto sicuramente al merito, del supporto di gruppo, di comunità e di famiglia, nuova o acquisita. Per tagliare la testa al toro, la Grecia solonica fece proprio così. Si affidò alla tombola delle boulè, che è poi il modello grillino. Anonimato per anonimato, si abbatterebbero anche i costi delle campagne elettorali e delle silhouette elettriche o shocking. 

Pubblicato in : Primo piano

Info Giuseppe Mele

Studi tra Bologna, Firenze e Mosca.Già attore negli ’80, giornalista dal 1990, blogger dal 2005. Consulente UE dal 1997. Sindacalista della comunicazione, già membro della commissione sociale Ces e del tavolo Cultura Digitale dell’Agid. Creatore della newsletter Contratt@innovazione dal 2010. Direttore di varie testate cartacee e on line politiche e sindacali. Ha scritto Former Russians (in russo), Letture Nansen di San Pietroburgo 2008, Dal telelavoro al Lavoro mobile, Uil 2011, Digital RenzAkt, Leolibri 2016, Renzaurazione 2018, Smartati, Goware 2020,Covid e angoscia, Solfanelli 2021, Il Male assoluto sullo schermo 2022.

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