La mossa astuta, per non dire cinica e bara, della candidatura della Bonino al governo della Regione Lazio, ha messo il povero Bersani in brache di tela, chè già i logori pantaloni ereditati da Veltroni e Franceschini erano pieni di toppe e non potevano reggere altri strappi, figuriamoci una tirata di questo genere, in puro stile radicale d’assalto come ai bei tempi andati. Ora, ci sarebbe da chiedersi come mai il pievano della Bassa, appena appresa la candidatura della Polverini per il Pdl, peraltro ampiamente annunciata da mesi, non abbia pensato lui per primo a ricorrere alla contromossa Bonino, non per la banale epica dell’Eva contro Eva – che comunque manco aveva sfiorato le menti brillanti del Think Tank di sinistra, tutte tese alla ricerca del solito ometto di grigio vestito e ligio alle direttive – ma perché a fronte di una candidata del centrodestra credibile e dotata di una storia personale che parla di sacrifici, impegno, passione e meriti, l’unica persona altrettanto credibile da opporle era proprio la Bonino. Glisseremo su questo interrogativo, chè se fossimo elettori del Pd ci inquieterebbe molto, ma non glisseremo su Bersani che pare proprio il moderno Don Abbondio, vaso di coccio fra vasi di ferro, uno che il coraggio non se lo può dare perché non ce l’ha e dunque sta lì a subire le Bindi e le Binetti da una parte, gli oligarchi di partito dall’altra, e magari in questo momento sta forse intuendo come mai D’Alema ha mandato avanti lui, che forse gli veniva più facile che esporsi in prima persona nelle diatribe fra correnti, fazioni e bande del Partito Devastato. Mentre scriviamo, non sappiamo quale decisione prenderà il Segretario, o chi per lui, dunque attendiamo gli eventi, ma intanto qualche considerazione la si può fare. La scelta dei candidati per le prossime elezioni regionali sta vieppiù scassando il Pd, il caso Puglia è in questo senso davvero eclatante, mettendo in luce tutte le debolezze che, al di là delle fumisterie poetiche di Veltroni, durate lo spazio di una campagna elettorale, minavano già alla base il partito che non c’è e probabilmente non c’è mai stato. L’improbabile, per non dire impossibile, fusione a freddo fra la sinistra ed il centro, fra laici e cattolici, fra afflitti da reducismo comunista e aspiranti a misticismi parlamentari non poteva in alcun caso funzionare, ma nemmeno reggere alle prime prove, come di fatto è stato. La fragile parvenza di connotazione riformista, la bubbola delle primarie con il candidato unico, la novellina del grande schieramento democratico, non ha prodotto altro se non una eterna lite isterica alla ricerca della impossibile quadratura del cerchio. L’elezione di Bersani, campione della nostalgia dei circoli degli iscritti per il partito che fu e più non sarà, è stata il classico pannicello caldo messo al moribondo, ed infatti non ha prodotto fin qui null’altro che una continuità di parole al vento del tutto prive di fatti concreti a sostegno della loro bontà. Ora, la pressione è ai massimi: il caso Puglia è una mina ad alto potenziale esplosivo, ma quello del Lazio per certi versi lo è ancora di più, perché va al cuore del problema, ovvero quello di una presunta alleanza cattocomunista pronta a spaccarsi sulla Bonino. Bersani è schiacciato fra l’Osservatore Romano che grida al lupo – Emma – con la Binetti e la Bindi a fare da rinforzo alle trombe cattoliche che vedono nella Bonino la madre di tutte le battaglie laiche e assolutamente avverse ai dogmi della fede cattolica, e le pressioni dei capetti di sinistra che non hanno nessuna intenzione di mollare la presa così facilmente e lasciare una poltrona di tale importanza nelle mani di una radicale poco organica e poco disposta a tacere. Leggere che Castagnetti avvisa Bersani con l’apocalittico “Non possiamo mettere a repentaglio il voto dei cattolici appoggiando la Bonino” equivale a sentir cantare il De profundis per una sinistra il cui corpo secolare ancora è in vita ma la cui anima è spirata da un pezzo. E ci stupisce, non poco a dire il vero, che vecchie volpi della politica, use a manovre molto più spregiudicate, non colgano invece tutta la portata politica dell’occasione che si presenta loro, quella di una scelta di campo netta e precisa che dica finalmente agli elettori: questi siamo noi, queste sono le idee in cui crediamo, se siete d’accordo votateci e riconosceteci come accadeva un tempo. Stupisce perché anche in questo sono già stati preceduti: all’annuncio del sostegno dell’Udc alla Polverini, dato in nome di un comune sentire sui temi della difesa della vita e della famiglia, la Bonino fulminante ha risposto “Noi radicali dobbiamo molto al voto cattolico, ci ha permesso di vincere i referendum sul divorzio e sull’aborto” Una risposta secca, una risposta politica, una risposta intelligente, una risposta irridente, una risposta che chiama alla battaglia: ce la saremmo aspettata da Bersani, se fosse un Segretario e non il liquidatore di un partito mai nato.
ChiBo

In ogni caso la candidatura della Bonino sta producendo l’effetto di dare una connotazione meno cattolica al PD(Carra e Lusetti sono approdati all’UDC dopo la sua candidatura ed altri li seguiranno..) e chissà che i reduci di Botteghe Oscure tra una suonata elettorale e l’altra non approdino loro malgrado addirittura al socialismo europeo. Io credo che nella testa del duo Bersani-D’Alema vi sia l’idea di un PD socialdemocratico alleato ad un centro cattolico nella riedizione del fu centrosinistra e non più il minestrone modello micro compromesso storico ideato da Veltroni. Mi chiedo però come mai queste furbate un po’ piratesche vengano in mente sempre e solo ai radicali e mai a noi poveri repubblicani e nemmeno agli amici liberali, ma questo forse potrebbe essere un tema per un prossimo articolo di Chiara. Tra le altre cose si parla sempre del postBerlusconi e mai del postPannella(prima o poi anche Pannella si dovrà fare da parte per raggiunti limiti di età..) il quale avrebbe senza dubbio dei risvolti interessanti per tutto il povero mondo antico laico e liberaldemocratico almeno secondo me. Tu che ne pensi Chiara?
p.s.:complimenti per il bellissimo intervento al congresso dei liberali toscani!
Le “vecchie volpi” della politica non possono “cogliere l’occasione” di presentare una di loro come se fosse la guida indiscussa : serve loro per coinvolgere il pollaio , ma non possono assicurarsene l’obbedienza,visto che essa ,non rischiando nulla in proprio,si pone come più furba di loro !
E’ solo una sorta di bandiera utile all’adunata ,ma non comanda il reggimento .
A che servirà?
Grazie Giampaolo…saranno i congiuntivi..
C’azzecchi eh? (mica sei Di pietro!)