Quando sento la nostra premier declamare i clamorosi risultati del suo governo, ritorno alla mia infanzia e al Libro delle Meraviglie che il mio fratellone mi regalò ancor prima che io imparassi a leggere.
Un librone verde, la copertina finemente rilegata in tessuto verde speranza ed il titolo stampato con caratteri dorati. In prima pagina le cascate del Niagara, il Grand Canyon, a seguire le Piramidi, le giraffe, non ultimi i camaleonti ed un paio di centinaia di spettacolari fotografie di animali e posti più incantevoli del mondo. Tutte cose verissime.
La nostra premier ad ogni apparizione pubblica ci declama le sue meraviglie.
Le industrie vanno da Dio, le banche finanziano la piccola e media industria senza tante burocrazie e a tassi che non incidono minimamente sui bilanci, ai lavoratori sono stati aumentati salari, stipendi e arrivano a fine mese come mai prima, se hai bisogno di una visita medica urgente ti viene fatta gratis e se va male nel giro di una settimana, la quota 101 promessa dal forse fido Salvini è bell’e fatta, alla mensa della Caritas le vivandiere si girano i pollici, i dormitori sono vuoti e accampati fuori dalla stazioni ferroviarie delle principali città ci sono i boy scouts in gita premio, i migranti spariranno in Albania (al costo pro-capite di un hotel 5 stelle lusso) e chi più ne ha più ne metta. Tutte ballissime.
Per stare in tema mi sembra la replica della storia tra il serio ed il faceto, dei 100 aerei da combattimento di Mussolini, sempre gli stessi, che venivano spostati di base aerea in base aerea in concomitanza con le visite del Duce, per convincerlo di avere un’aviazione imbattibile e non quattro ronzini alati abbattibili con un colpo di spingarda.
Chi contesta in parlamento questa visione miraggesca dell’Italia, viene soverchiato con toni vocali più simili a quelli di un mercato rionale di frutta e verdura, chiedete al povero Renzi, che a quelli pacati richiesti da un luogo quasi sacrale. Non fatemi apparire un nostalgico della voce monocorde sicura spesso ironica di Andreotti o dell’incedere chiaro, fermo ed elegante di Craxi.
A ciò si aggiunge la meraviglia delle meraviglie: il governo che sta all’opposizione.
Salvini riunisce a Firenze quattro scatenati sovranisti che sparano bordate contro l’Europa, lui stesso ci mette una chiosa che, se avesse un minimo di credibilità in Europa, avrebbe seriamente messo in difficoltà l’erogazione dei molti fondi che stiamo ricevendo e probabilmente in parte anche sprecando. Il significato in sunto: a casa tutti i grandi burocrati dell’Unione. Per fortuna lui per tutti è la satira di se stesso, inimitabile persino da Crozza.
Dall’altra Taiani invece spinge per accordi che portino gli attuali vertici a sostanziali conferme e spostamenti in ruoli ancor più importanti.
Qualcuno con cariche governative vuole “spezzare le reni”, altri non sentono appelli all’antifascismo, altri fermano treni, volano querele, diffide o minacce di azioni legali ad ogni contestazione, ma nel frattempo la riforma della giustizia è ferma al palo e la riforma costituzionale proposta dalla premier sembra, fortunatamente, l’ennesimo fumogeno sparato per nascondere la frana delle promesse elettorali.
Per quanto ancora la netta minoranza degli Italiani che l’ha votata (il 26% del 64% dei votanti aventi diritto al voto mi risulta essere il 17%) darà ancora tregua a questa camaleontica signora e alla sua congrega di solisti stonati?
Fiorenzo Da Ros

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