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Il lavoro incompleto di Mueller sul Russiagate: Trump colpevole?

Mueller rimane una persona rispettabile nonostante gli attacchi ricevuti da Trump durante i 22 mesi di indagini. Gli americani hanno un’opinione positiva di lui secondo un sondaggio (53 percento favorevoli).

di Domenico Maceri | 5 Maggio 2019

“Ringrazio il brillante e rispettatissimo avvocato Alan Dershowitz per avere demolito le stupidissime asserzioni legali del ‘Giudice’ Andrew Napolitano”. Questa la reazione di Donald Trump per commentare le recenti prese di posizioni di due collaboratori della Fox News sul tema dell’ostruzione alla giustizia contenuto nel rapporto del procuratore speciale Robert Mueller sul Russiagate. Dershowitz ha fatto piacere a Trump prendendo le sue difese.  Napolitano  invece ha dichiarato che il rapporto di Mueller specifica la colpevolezza del presidente per ostruzione alla giustizia, considerando i suoi comportamenti “illegali, indifendibili e condannabili”. Secondo Napolitano, esistono i presupposti per procedere all’impeachment.

Napolitano ha poi fatto dichiarazioni che cercano di colmare il buco nei suoi rapporti con Trump, spiegando in un’intervista alla Fox Business Network che il presidente è un suo amico da trent’anni e lo sarà per altri trenta. Ha etichettato anche normale che il 45esimo presidente lo abbia attaccato personalmente per distrarre l’attenzione dal rapporto di Mueller.

Come abbiamo scritto in queste pagine in precedenza, Mueller ha concluso le sue indagini senza però incriminare il presidente. Il rapporto non ha trovato prove di cospirazione fra Trump e i russi nonostante la campagna “sistematica” russa di sconvolgere l’elezione americana del 2016. Sulla questione di ostruzione alla giustizia però il rapporto ci dice che non può esonerare il presidente considerando 11 episodi in cui Trump  forse sarà colpevole. Allo stesso tempo però Mueller non ha incriminato il presidente come ha fatto con 34 altri individui, alcuni dei quali sono già in carcere e altri hanno in corso dei processi. Da aggiungere anche che Mueller ha anche indirizzato altre 14 inchieste ad altri procuratori, 12 delle quali sono finora segrete.

Nel caso del presidente però Mueller aveva già deciso fin dall’inizio che non ci sarebbe stata incriminazione. In ciò Mueller ha seguito una direttiva del ministero di Giustizia la quale ritiene che un presidente in carica non può essere incriminato. Mueller spiega questo principio  aggiungendo anche che “un’accusa criminale contro un presidente in carica” inciderebbe negativamente sulle sue capacità di governare. Questo potrebbe spiegare il suo comportamento nelle indagini dirette su Trump. Si ricorda che il 45esimo presidente non è stato interrogato direttamente da Mueller; si è limitato a rispondere a domande per iscritto che ovviamente sono state preparate con l’assistenza dei suoi legali. A parecchie di queste domande Trump ha risposto di non “ricordare”.

La storia ci dice che un procuratore speciale può interrogare un presidente in carica. George W. Bush e Bill Clinton si sono sottoposti a testimoniare in casi di possibile ostruzione. Il primo nel caso di Valerie Plame, l’agente della Cia la cui identità fu rivelata da alcuni funzionari del governo. Uno di questi responsabili, Lewis “Scooter” Libby, capo di Gabinetto del vice presidente Dick Cheney a quei tempi, fu condannato per mentire agli investigatori, ma alla fine fu graziato in parte da Bush e in modo definitivo da Donald Trump. Clinton dovette testimoniare davanti un gran giurì per le indagini di Whitewater, un’inchiesta su investimenti di immobiliari della famiglia Clinton e alcuni collaboratori.

Mueller però ha deciso di non insistere sull’interrogatorio faccia a faccia con Trump perché credeva di avere sufficienti informazioni da altre fonti. Ciononostante si legge nel rapporto che le risposte scritte erano “insufficienti”. Inoltre il procuratore speciale non ha pressato per la testimonianza diretta di Trump prevedendo, accuratamente, lunghi ritardi data l’opposizione dei legali del presidente. In effetti, Mueller non ha aperto tutte le porte per vederci chiaro ma la mancata intervista faccia a faccia, temuta dai legali di Trump, avrebbe potuto chiarire perché un candidato presidenziale aveva accettato volentieri assistenza russa, una potenza ostile, per vincere l’elezione. Inoltre, avrebbe fatto luce sulle motivazioni del presidente per i suoi frequenti ostacoli alle indagini di Russiagate, considerandole un pericolo alla sua presidenza

Mueller rimane una persona rispettabile nonostante gli attacchi ricevuti da Trump durante i 22 mesi di indagini. Gli americani hanno un’opinione positiva di lui secondo un sondaggio (53 percento favorevoli). Il fatto che lui non abbia incriminato il presidente non si deve interpretare però come suggerimento che il procuratore speciale lo vede al di sopra della legge. Infatti, il rapporto spiega che il “Congresso può applicare le leggi di ostruzione al presidente” seguendo il principio che “nessuno”  ha completa immunità, nemmeno il presidente.

Mueller difatti, come hanno rilevato parecchi analisti e in particolar modo Laurence Tribe, esperto di diritto costituzionale della Harvard University, ha fornito al Congresso una road map per procedere e giudicare il presidente. Questa road map non è completa ma il Congresso ha il dovere di continuare a fare chiarezza. Il fatto che Trump abbia dichiarato ai suoi collaboratori di non obbedire a ingiunzioni di comparizione emessi dal Congresso ci indica che il presidente continua a temere. Se Mueller ha esonerato Trump, come la Casa Bianca ha ripetuto in molte occasioni, perché continuano gli ostacoli alle indagini della legislatura? Mueller non ha esonerato il presidente ma non lo ha trovato innocente nemmeno,  ritenendo che la legge gli lega le mani dall’incriminare il presidente in carica. Il Congresso non ha questo impedimento.

Domenico Maceri

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, bush, casa bianca, dichiarato, governo, harvard, intervista, lavoro, lega, legislatura, napolitano, opposizione, responsabili

Info Domenico Maceri

Domenico Maceri, PhD, University of California, scrive su politica americana. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

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