C’è chi dice a maggio, alle urne per il Parlamento europeo che Giggino insulta definendolo una marchetta alla Francia.
La sede del Parlamento europeo si trova a Strasburgo, la maggior parte delle attività delle commissioni parlamentari si svolge a Bruxelles, mentre il segretariato generale è a Lussemburgo. Il vertice di Edimburgo, nel 1992 e il trattato di Amsterdam, nel 1999, hanno sancito questo stato di fatto. Suddivisione che ha ragioni storiche, ma non sempre risulta semplice da gestire sul piano pratico.
Vero è che i francesi nella figura del loro capo ormai in calo a picco non sono stati carini con noi. Ma non è un buon motivo per esprimersi in modo del tutto inadeguato se non offensivo verso un’Istituzione. Specie da parte di un ministro della repubblica italiana. Vero è che settemila persone periodicamente fanno la spola tra Bruxelles e Strasburgo con una spesa di un miliardo a legislatura. E’ l'”assurdità” della doppia sede del Parlamento europeo che , secondo Giggino e il Dibba che sono riusciti a passare il confine, va demolita cominciando a chiudere l’assemblea di Strasburgo.
“Questa è la marchetta francese che dobbiamo chiudere”. Neanche avessero le chiavi di San Pietro.
Un sacro rispetto delle istituzioni mi impedisce di sorridere, pur amando la satira, di questa frase a mio avviso oscena. Da cittadina mi vergogno di essere rappresentata intra moenia e ora anche fuori, da questi capintesta inquisitori vindici e giustizieri che già pregustano di colpire l’arroganza dell’Unione Europea, che gli “rompe le scatole su pensioni e quote varie e lì fa quel che le pare”, auspicando di mettere fine alle suddette marchette per recuperare risorse. Insomma questi signori pensano di risolvere i problemi del Paese facendo bieca demagogia e mentono sapendo di mentire non potendo mantenere promesse relative a organismi sui i quali non hanno facoltà di intervenire, almeno in modo autonomo.
“Nella prossima campagna elettorale ci batteremo per questo, per eliminare gli sprechi. Lo abbiamo fatto in Italia con i vitalizi e le pensioni d’oro, andremo avanti con il taglio degli stipendi dei parlamentari, di modo che vedremo i parlamentari italiani scendere in piazza con i gilet gialli”.
“Beati coloro che hanno l’audacia di sognare e sono disposti a pagare il prezzo necessario perché il loro sogno prenda corpo nella storia” diceva l’alto prelato Leo Joseph Suenens. Purchè il sogno non sfoci in un incubo. La sera si sta per spegnere la luce e in tv, liberamente perchè nessuno ci obbliga, vediamo Di Maio e Salvini, Grillo e Toninelli, Bonafede e … dopo che abbiamo incontrato, ai nostri tempi, Malagodi e Zanone, Adelaide Aglietta, Almirante e Berlinguer, Lama, La Pira, Craxi, Spadolini, per non dire del divo Giulio che in questi giorni avrebbe compiuto cent’anni.
Voglia di democrazia diretta.
Voglia di referendum perchè Dl appena approvati già fanno acqua da tutte le parti. Ma per dare al popolo democraticamente facoltà di esprimersi occorrerebbe essere chiari. Sfido gli italiani a raccontare quanto hanno compreso dei quesiti referendari, distorti contorti inesplicabili. Per la maggior parte.
Dunque avremmo bisogno, sebbene pecore pensanti, di un pastore e vari cani da pastore che indichino la strada, il viottolo, il sentiero. Per arrivare a una vera comprensione e prendere una consapevole decisione.
Del resto tutto è già stato scritto e fatto nei secoli e noi siamo soltanto replicanti. Dovremmo far tesoro delle esperienze altrui, riprendere il vecchio prima di buttarsi a corpo morto verso il nuovo.
A proposito di vecchi.
Il cavaliere sta per scendere di nuovo in campo. Dopo 25 anni precisi.
18 gennaio 1994 nasce FI. Vince le politiche il 28 marzo. Viene tradita dalla Lega nord il 22 dicembre. Giusto per ricordare.
Carla Ceretelli

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