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Il grande equivoco dello sciopero generale: c’è chi manifesta per salvare il posto di lavoro e gli statali che non rischiano e protestano per aumentare la busta paga.

di Cesare Mannucci | 23 Novembre 2014

C’è uno sciopero nello sciopero: quello degli statali, per meglio dire quello dei lavoratori dipendenti dalla Pubblica Amministrazione. Uno sciopero degli statali nello sciopero generale e uno sciopero degli statali che si fa in tre, diventa tre volte sciopero. Il primo dicembre sciopero degli statali della Cisl e d’accordo con la Cisl, non certamente pochi nel pubblico impiego. Qua e là nei giorni di dicembre sciopero dei sindacati autonomi del pubblico impiego, nella scuola ad esempio sono pochi ma non pochissimi. E il 12 dicembre sciopero degli statali Cgil, Uil e Ugl dentro lo sciopero generale.

Scioperano i sindacati del pubblico impiego e i dipendenti della Pubblica Amministrazione per il mancato rinnovo del contratto di lavoro. Scioperano quindi per il mancato aumento delle retribuzioni. Mancato aumento già da cinque anni e il 2015 sarà il sesto. Scioperano per l’aumento che non c’è e secondo loro doveva assolutamente esserci, nel 2015 e nei cinque anni trascorsi. Ne sono così convinti della doverosità dell’aumento, del diritto all’aumento che conteggiano i mancati aumenti come soldi “in meno”. Non come soldi ipotetici mancati ma come soldi reali appunto “in meno” in busta paga. Secondo i sindacati del pubblico impiego e a logica degli scioperi proclamati non sono soldi non concessi dal datore di lavoro ma soldi sottratti dal datore di lavoro ai lavoratori. Insomma l’aumento a cadenza temporale della retribuzione è secondo i lavoratori del pubblico impiego un diritto che il governo (i governi) ingiustamente nega. Un diritto da restaurare e ristorare.

Non è questo il luogo e non è questa la bilancia per pesare quali argomenti pesino appunto di più. Qui si segnala solo una circostanza, un dato di fatto. Il lavoro dipendente privato è impegnato, con molte perdite e sconfitte, nella difesa del posto di lavoro. I lavoratori dipendenti privati in questo momento in Italia quando pensano a rinnovi contrattuali pensano soprattutto alla salvaguardia dell’occupazione. E spesso la salvaguardia del posto fallisce. Non c’è spazio e posto per aumenti sostanziali del salario, per rinnovi contrattuali basati sul soldi in più in cambio dello stesso lavoro di prima. Il lavoro autonomo è impegnato, con molte perdite e sconfitte, a non chiudere bottega. Qui contratti di categoria non ce ne sono, il lavoratore autonomo non contratta con se stesso, però se potessero siglerebbero di corsa un contratto che garantisca loro quel che hanno guadagnato nel 2013 per i prossimi tre anni.

Invece il pubblico impiego vuole l’aumento e sciopera per l’aumento. Non ci sono posti di lavoro a rischio nella Pubblica Amministrazione, se mai li avesse avuti il governo ha subito ritirato l’idea di uno sfoltimento sia pure morbido. Il massimo che rischia in teoria un dipendente pubblico è un trasferimento da un ufficio all’altro, da una funzione all’altra. Non ci sono licenziamenti e neanche saracinesche abbassate nel pubblico impiego. I tre milioni e passa di dipendenti pubblici non rischiano quel che stanno rischiando gli altri 17 milioni di lavoratori autonomi e privati oggi in Italia. Eppur scioperano, per l’aumento di stipendio. Eccola la circostanza, il dato di fatto. E  i fatti ognuno li giudica come vuole e sa, quel che non si dovrebbe però mai fare è con i fatti polemizzare, litigare, negare.

 

Cesare Mannucci

Pubblicato in : La parola al Sindaco

Info Cesare Mannucci

Direttore Responsabile ad interim, già Vice Direttore vicario di PensaLibero.it, svolge una intensa attività giornalistica da oltre 40 anni. Ha cominciato nel settimanale L’Eco di Milano e provincia, come collaboratore, per ricoprire poi incarichi di responsabilità come caposervizio, caporedattore sino alla condirezione dello stesso. E’ stato collaboratore esterno del quotidiano del pomeriggio La Notte (gruppo Rusconi Editore), e per oltre 24 anni giornalista al quotidiano nazionale Il Giorno (Eni e poi Poligrafici Editoriale) per il quale si è occupato di cronaca nera, amministrativa, sindacale e giudiziaria. Componente del Cdr de Il Giorno in qualità di fiduciario. E’ stato anche collaboratore del quotidiano della Cei, L’Avvenire e dell’Unione Sarda. Ha svolto, inoltre, intensa attività politica come Sindaco del comune milanese di Mediglia, Vicepresidente vicario del consiglio direttivo del Parco Agricolo del Sud Milano, per il quale è stato componente del consiglio d’amministrazione di Fedenatur la rete dei parchi periurbani della Comunità Europea (con sede a Barcellona) in rappresentanza della Provincia di Milano. Componente del comitato tecnico intercomunale per la trasformazione del Consorzio dell’Acqua Potabile di Milano (Cap) in società di capitali (Cap Holding SpA). E’ stato anche delegato per la Lombardia al congresso nazionale dell’ Associazione nazionale comuni italiani (Anci) del 1999 a Catania. Capo Segreteria a Milano di un noto europarlamentare (2016). Consigliere comunale all’opposizione a San Donato Milanese, cittadella che ospita Metanopoli e il quartiere generale dell’Eni (2017-2022). Da giugno 2022 Consigliere comunale di minoranza a Dresano (Mi). Dal 2023 al 2024 Responsabile della comunicazione di un conosciuto europarlamentare pavese. Direttore Responsabile de “Il Giornale dei Laghi” mensile della Gestione Navigazione Laghi-Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (dal luglio 2025)

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