
È stupefacente l’esibizione oratoria del primo ministro italiano, Giorgia Meloni. Coglie ogni occasione per autoesaltarsi (o almeno autolodarsi) e per dire quanto sia nel giusto e gli altri stiano progressivamente accodandosi alle sue idee. Così sull’immigrazione. Peccato che nei fatti le cose siano diverse e vadano in senso opposto. Infatti mai, nel corso della recente cronaca italiana, gli sbarchi clandestini sono stati così numerosi e frequenti. Una vera impotenza ad arginare quella “invasione” che aveva promesso di bloccare in campagna elettorale.
Perché mentre discetta sullo scibile umano, la realtà non sembra curarsi delle sue parole. Il Pnrr rimane un buco nero, lungi da una soluzione credibile, il Mes, uno strumento che è già stato sottoscritto da un governo italiano, rimane in sospeso per un baratto in cambio di condizioni più favorevoli nel futuro patto di stabilità. Per la ricostruzione della Romagna, il governo procede con estrema comodità. Si può dire con imperdonabile lentezza. Alla Meloni piace parlare, ma un po’ meno agire. Anche perché forse non ha le idee chiare. Ha inveito contro la presidente della BCE per il continuo aumento dei tassi. Ma perché aumentano i tassi? Sono la conseguenza di una guerra alle porte dell’Europa iniziata con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e a cui sono seguite le sanzioni internazionali e l’invio di aiuti con l’utilizzo di ingenti disponibilità finanziare che hanno innescato un processo inflattivo ancora fuori controllo. Di questo non ha colpa la Bce. Quando il carrello della spesa subisce un aumento inflattivo del 10%, c’è poco da rimproverare alla Lagarde, che del resto non si premura di rispondere alla Meloni. È vero che l’inflazione energetica è scesa a livelli meno dolorosi (intorno al 6%), ma è soprattutto vero che l’Europa paga l’energia a livelli più cari dei suoi concorrenti, Stati Uniti in testa (per non parlare della Cina e dell’India). L’Ue non può reggere alla concorrenza. La guerra colpisce l’Europa più di ogni altro attore. La Germania è già in recessione e lo sarà sempre di più. Ma l’Italia deve aver presente che la sua industria manifatturiera lavora in gran parte per l’industria tedesca. Se la Germania si ferma, ci blocchiamo anche noi, con danni anche maggiori visto il nostro debito pubblico.
Benissimo se la Meloni ha improvvisamente scoperto una inaspettata fedeltà alla Nato e a Washington, ma abbia la lucidità di capire che la politica della Nato e di Washington è diversa da quella europea. Lasci in pace la Lagarde che fa il suo mestiere e si ricordi in quale situazione ci troviamo.
Enzo Maraio
(per gentile concessione di “Avanti Online”)

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