C’era una volta e una volta non c’era. C’erano una volta praterie erbose e fresche, foreste lussureggianti, mari e laghi calmi e tempestosi, cieli tersi o grigi popolati di innumerevoli creature. Nuotavano nelle acque, volavano nei cieli, strisciavano fra le erbe, si arrampicavano negli alberi.
Ma erano quasi tutti uguali. Si ,qualcuno aveva le ali, altri le squame , altri ancora artigli e denti aguzzi, altri il pelo folto, altri piume e becchi appuntiti.
Ma c’era una grande confusione, chi scivolava nell’acqua aveva le piume e chi volava in aria le squame, chi si arrampicava negli alberi possedeva un becco duro, chi strisciava per terra possedeva enormi zampe e non poteva assolutamente strisciare. E poi erano tutti dello stesso colore, un colore amorfo, un colore a metà fra il bianco ed il nero, una specie di grigio topo, ma non lo sapevano che esisteva questo colore perché anche il topo aveva lo stesso colore degli altri, Quindi il grigio topo poteva essere anche leone, o grigio giraffa o grigio foca, o grigio uccello del paradiso.
Dio si incazzò un poco perché non aveva fatto un gran lavoro, ma rimediare non era possibile. Ragazzi, disse agli animali, vedete di adattarvi, io non so che fare, ma così è un gran casino. Per la verità c’era un animaletto che aveva cominciato a capire come fare. Era il Camaleonte. Una volta era Cammello, poi leone e poi testuggine, ma erano animali troppo grossi e lui aveva bisogno di più agilità, si trasformò in un rettile strano, bruttino, con una lingua lunghissima, ma non si sarebbe notato se non avesse cambiato colore. Lui, il camaleonte non era più grigio topo, ma cambiava in continuazione il colore. Dal verde foglia, al blu fiordaliso, al rosso papavero. Il camaleonte era l’unico che si notava
Mario Rigli

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