“Il giovane favoloso vuole essere la storia di un’anima che ho provveduto a raccontare, con tutta libertà, con gli strumenti del cinema ” Mario Martone
E’ fantastico avere un figlio prodigio ma non è facile educarlo rispettando la sua genialità, la sua sete di conoscenza, il suo desiderio di libertà ed è proprio sulla libertà che Martone, fin dalle prime inquadrature, attira la nostra attenzione. In un parco padronale tre bambini giocano sotto l’occhio attento di un padre severamente affettuoso. Ma il loro non è un gioco libero, c’è aria grande affetto tra i fratelli ma si respira aria di competizione (voluta dal padre), che diventerà palpabile nella stanza/studio dove i fratelli evidenziano le loro disponibilità e imparano .
Giacomo Leopardi “Il giovane favoloso” cresce in una famiglia nobile e “religiosissima”, ha a disposizione la biblioteca paterna, legge, spazia col pensiero, impara e mentre scopre un universo fuori dalle mura di casa scopre che non è libero. Quell’universo di cui sente il richiamo sempre più forte ad ogni pagina che legge, è lontano e per lui irraggiungibile e non solo per le malattie che minano il suo corpo.
Il suo sogno è la fuga, fuga verso il mondo che cambia, verso l’orizzonte al di là di quella siepe che “il guardo esclude”, fuga verso le rivoluzioni che scoppiano,verso quel mondo in cui sta trionfando l’Illuminismo. Ma non ci sarà fuga, l’amicizia con Pietro Giordani che fa conoscere la statura poetica del giovane Giacomo, è invisa e ostacolata in famiglia e sarà solo a 24 anni che Leopardi riuscirà a lasciare Recanati.
Martone conosce bene la figura di Leopardi, così ‘incomprensibile’ non solo per i recanatesi ma anche a molti ‘intellettuali’ suoi contemporanei diffidenti e invidiosi nei confronti della sua grandezza e, per non cadere nella didascalica rappresentazione della sua vita, per dare ampio spazio e respiro al poeta ha introdotto nel film il riferimento ad alcune delle sue poesie accompagnandole con le riprese di quella natura amata e odiata dando allo spettatore l’impressione di assistere alla nascita delle parole che Leopardi riesce a trasformare in poesia . Ed è un’emozione che resterà per sempre nel cuore e negli occhi di chi amando Leopardi ha amato il film.
Alla sottile e dolorosa bellezza del film contribuisce la recitazione di Elio Germano e il suo lavoro sul corpo sempre più piegato e disconnesso mentre la camminata risulta sempre più difficile e impacciata di inquadratura in inquadratura. Quanto più il corpo di Leopardi/Germano cede alla malattia, tanto più le parole dei suoi “dialoghi”, delle sue lettere, le musiche ora classiche ora moderne, le inquadrature di Martone evidenziano quel “bello” inteso come rivalutazione della cultura.
Precorre i tempi Leopardi che non è certo solo il poeta triste e malato e quindi pessimista. Nei suoi “Dialoghi” e nei versi de “La ginestra” si evidenzia uno sguardo talmente alto che pone Leopardi in un empireo destinato a quei “ribelli”del pensiero che sanno essere veramente grandi.

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