
La differenza fra lo storico ed il giornalista sta nel fatto che il primo va a cercare atti documentali del passato che svelano come si sia comportato quel personaggio o come sia avvenuto quel fatto invece il giornalista si lascia trasportare, abbastanza spesso, dalle proprie idee che “diventano fatti”.
Per cui, spesso, mi capita di leggere tesi “bislacche” ovvero “bizzarre e/o prive di logica”.
Passandole in ordine una mi ha colpito molto “le e crisi che attraversano il pianeta non sono piùgestibili entro i confini dei singoli Stati”. Da storico posso semplicemente ricordare che dall’età delle caverne e fino ad oggi nessuno ha voluto ma, soprattutto, potuto fare da solo nulla. Finanche Hitler dovette allearsi con gli odiati comunisti russi per riniziare la Seconda guerra mondiale.
Per quanto riguarda le pulsioni di forza, la competizione e la predazione anch’esse fanno parte della Storia umana dalle caverne ad oggi.
Passando, poi, alla “pretesa predatoria” che non è un’immagine retorica suona strano in quanto l’Italia, da sola ovviamente, non l’applica; infatti, il blocco della nave e delle attività di Eni al largo di Cipro è avvenuto nel febbraio del 2018, quando la Marina militare turca ha fermato la nave di trivellazione Saipem 12000 ad un pozzo che l’Eni si era aggiudicato regolarmente.
Orbene dal 2018 si sono alternati ben tre governi: Giuseppi Conte primo e secondo, Mario Draghi e Giorgia Meloni nei quali hanno governato tutti i sedicenti italici partiti e nessuno mai ne ha parlato e né, tantomeno, i media allineati ai tre governi. A fronte della capacità predatoria della Turchia che ha posto le sue navi da guerra con cui ha bloccato la nave Saipem a circa 50 chilometri dal Blocco 3 della Zona Economica Esclusiva (ZEE) l’Italia, unica al mondo, ha porto l’altra guancia elevando qualche timida protesta verbale avendo rinunciato da tempo a voler esercitare una vaga pretesa predatoria. Abbiamo, unici al mondo, sostituito la “forza col diritto” come evocato in alte sedi ma col diritto non abbiamo ottenuto nulla.
Per quanto riguarda la “retorica internazionale”, e non solo, la retorica è l’arte e la tecnica della comunicazione persuasiva attraverso la parola scritta o parlata. A livello internazionale, la disciplina è rappresentata e promossa da importanti istituzioni e pubblicazioni accademiche dedicate alla sua storia e alla sua analisi. Come lo ISHR, la Società Internazionale per la Storia della Retorica, oppure Rhetorica rivista trimestrale peer-reviewed, accreditata, che raccoglie saggi e ricerche sulla storia della disciplina dalle origini classiche all’età contemporanea
Anche qui nulla di nuovo. La retorica nasce tradizionalmente a Siracusa intorno al 465 a.C., dopo la caduta dei tiranni (Trasibulo e Gelone). I cittadini, tornati alla democrazia, dovevano rivendicare in tribunale le terre che erano state loro confiscate.
A Corace e Tisia, due maestri siracusani, si attribuisce la nascita della disciplina. Scrissero il primo “manuale di retorica” basato sul concetto di eikós (il verosimile). Poiché spesso mancavano prove documentali, l’importante non era dimostrare la verità assoluta, ma convincere i giudici che la propria tesi fosse la più probabile.
Ma ancor più importante furono i “Sofisti particolarmente Gorgia e Protagora” che ebbero il merito di slegare la retorica dalla ricerca della verità.
Per farla breve toccò ad Aristotele risolvere il conflitto tra filosofia e retorica con il suo trattato, la “Retorica” che la definì “l’abilità di scoprire in ogni caso i mezzi di persuasione disponibili“.
Per concludere la cosa bella, per non dire bruttissima, è che in Italia non si studia la Storia in quanto è stato deciso di non fare i conti amari con la nostra Storia che è l’esatto contrario del diffuso e falso “Italiani brava gente”.
Per questi motivi chi fece l’ultima guerra dell’Italia oggi può vestire gli abiti della pace.
Raffaele Romano

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