Si parla di un ritorno in edicola del giornale L’UNITA’, dopo la sua chiusura del 1° agosto 2014. La storia di tale giornale ha inizio il 16 dicembre 1911, con l’uscita a Firenze, del primo numero come rivista settimanale, per opera di Gaetano Salvemini (n. a Molfetta –Bari- l’8.9.1873 e m. a Sorrento il 6.9.1957) in seguito alla rottura di questi sia con il giornale LA VOCE sia con il Partito Socialista.
Benedetto Croce, noto scrittore, filosofo, critico e politico, (n. a Pescasseroli 1866, m. a Napoli nel 1952) fece propria la lotta politica di Salvemini.
La rivista si propone di affrontare i nodi irrisolti del paese, dal problema meridionale alle questioni doganali, dalla corruzione politica ed elettorale alla riforma del costume, a quelle tributarie, scolastiche, amministrative favorendo le soluzioni democratiche e antinazionalistiche.
La rivista L’Unità chiude il 1920 quando Salvemini parte per il fronte come volontario.
La chiusura del giornale non annulla nello spirito umano i messaggi relativi dell’Unità antinazionalista. In primis un giornale democratico secondo il quale l’azione politica deve essere diretta a liberare da ogni parassitismo, non solo borghese ma anche sedicente proletario, lo sviluppo della ricchezza nazionale, a promuovere un continuo elevamento economico morale e politico della classe lavoratrice a beneficio di tutto il paese, a suscitare nella classe lavoratrice medesima la coscienza e l’organizzazione che le consentono di essere essa stessa artefice prima delle proprie conquiste.
L’Unità a differenza de La Rivoluzione liberale di Gobetti e di ’’Ordine Nuovo’’ di Antonio Gramsci non si sente di appoggiare l’esperimento dell’autogoverno operaio e cerca una diversa strada nella fondazione di un nuovo raggruppamento politico che dovrebbe assicurare alle masse contadine uno stato maggiore costituito dall’elite della gioventù combattente.
E’incredibile che un D’Alema, vecchio astuto politico possa dichiarare apertamente di voler guidare L’Unità per combattere Renzi.
Se il PD dovesse riuscire ad avere L’Unità, chiuso il primo di agosto scorso, come giornale di partito la guerra interna si sposterebbe su un nuovo fronte a danno di Matteo Renzi. I liquidatori della NIE, casa editrice fondata da Antonio Gramsci, il 12 novembre ultimo scorso hanno deciso di non tener conto delle proposte arrivate per l’affitto o la compera del giornale.
L’Unità non tornerà in edicola prima di dicembre 2014. Attorno alla minoranza del PD si sta formando una nuova cordata imprenditoriale.
La minoranza PD guidata da D’Alema, Luigi Bersani, Civati, Cuperlo, Fassina unita a tanti altri dello stesso partito, mira a possedere L’Unità non per riprendere le nobili battaglie sostenute da Gramsci, anche dal carcere di Turi, in un periodo di crisi economica e culturale, ma per addebitare errori e maldicenze al Segretario nazionale del loro partito, capo del Governo di espressione PD che ha ottenuto più del 40% alle ultime elezioni europee.
Gli Italiani che non possiedono una casa per ripararsi dal freddo e intemperie varie, che sono costretti a rovistare nei cassonetti per qualche pezzo di pane o frutta marcia non possono accettare le fisime autoritarie di D’Alema arricchitosi senza aver lavorato un giorno perché sempre impegnato in politica.
La critica rivolta a D’Alema vale per tutti quelli che come lui ignorano volutamente quello che sta succedendo nei rioni periferici dei grossi centri urbani dove i cittadini sono disperati per quanto avviene tra immigrati e italiani. Bersani, Civati e gli altri compagni impegnati a combattere Renzi dimostrino con i fatti, come risolvere i problemi della Sanità, della Scuola, delle imprese che scappano dall’Italia, degli imprenditori che falliscono, che distruggono la famiglia con omicidi e suicidi.
Oggi, più che mai, c’è bisogno d’imitare chi ha lottato per migliorare la vita dei propri cittadini, per assicurare loro uno Stato Repubblicano e democratico capace di assicurare a tutti il giusto reddito, promuovere l’intesa tra feudatari e lavoratori, tra gli imprenditori e dipendenti.
Certamente Gaetano Salvemini, Benedetto Croce mai avrebbero firmato il dannoso Trattato di Maastricht o le lezioni della tenace signora Angela Merkel per come deve comportarsi l’Italia se vuole rimanere nell’Unione Europea.

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