Visto che qui sto aero è in ritardo, mi faccio prendere dalla mia bella vena rissaiola e mi lancio nel gioco dello specchio. Quello che usava il nostro prof. d’italiano al liceo. Io ci andavo matta. Diceva che il paradosso aiuta a capire l’ipocrisia, di come certi discorsi appaiano inaccettabili in ragione di chi li fa. D’altronde, sappiamo di vivere in un globo terraqueo dove, in larga parte, le donne non devono pensare troppo e dove il papà ha avuto mille fidanzate ma la mamma no perché è santa e possibilmente ha fatto all’amore solo una volta, quella, e pure senza divertirsi.
Vediamo come funzionerebbe riscrivere “La donna oggetto” a parti invertite. Forse è vero. Sarebbero discorsi semplicistici, scemotti, che certamente non farebbe nessuno.
Testo invariato al 99%, ma dal femminile al maschile.
La donna oggetto
L’estate porta varie voglie. Nel mio caso, mare, sole, una certa voglia di velocizzare le riunioni di lavoro ed una certa voglia della donna oggetto.
Purtroppo, essendomi dotato di una quasi-fidanzata, mi riterrei disonesto se mi lanciassi alla ricerca di altre con cui fornicare allegramente, quindi, mi limiterò a parlarne ad uso e consumo di quelli di voi che vivono nella piacevole parentesi che divide una fidanzata da un altra e potete (ergo) agire in libertà. Oppure ad uso e consumo di quelli di voi che hanno vinto quella stupida tendenza alla fedeltà che tarpa ogni sano anelito di libertà (olé).
Nella mia idea di donna oggetto prevale la sensazione che ella sia tale in ragione delle sue insicurezze. Fortunatamente, la donna oggetto rispetto all’altra donna tutto io-io-me-me, ha il pregio di avere l’insicurezza di voler piacere agli uomini. La risultante è una certa propensione a profumarsi, curare i vestiti e la forma fisica. Le sue insicurezze sono perlopiù legate a queste cose ed ogni conquista la rassicura (rassicuriamola). Ovviamente, come ogni donna da 200mila anni, aggiunge alle sue afflizioni anche quelle del suo seno (tipo la grandezza e forma). Un tema che incupisce la donna senza che (invero) abbia grande importanza. Ma sarebbe del tutto inutile dirglielo mentre ci tiene e farti sapere che il suo è grosso (casomai rifatto). Sarebbe come svelare ad una bambina vestita da principessina che è solo un bambina vestita in maschera. Non puoi farlo. Quindi, ti mostri interessato e colpito.
La donna oggetto è generalmente abbastanza spiritosa, parla poco e desidera avvicinarsi con cautela. Crede che la caccia sia una questione da giocarsi sul giusto approccio. È come il pesce che si muove con furba circospezione per addentare l’amo. Anche in questo caso la lasci fare. Le sue fragilità sono di natura fisica. Non si sentirà per nulla indebolita dalle incertezze culturali. Non riterrà mai un problema non sapere usare il congiuntivo o credere che l’inflazione sia una malattia. Sarebbe invece distrutta se gli diceste che ha la pancetta o che l’abbronzatura non è perfetta. D’altronde, la donna oggetto serve a letto (con il preservativo) e lei lo sa.
Come prenderla e come lasciarla?
Per prenderla è (ovviamente) sufficiente il richiamo del sesso. Quindi eleganza e atteggiamenti che lascino intendere una certa disponibilità. Sarà lei a seguirvi dove la volete portare. Come lasciarla: siate chiari: si è trattato di un’avventura.
La donna non oggetto si sente una più in gamba dell’altra perché (per lei) il congiuntivo è importante e vuole essere lei a conquistare tutti con la sua (autoproclamata) sagacia o la sua (presunta) integrità.
In pratica, porta le sue insicurezze fisiche ad un livello superiore che coincide con la sua persona. Le sue fragilità non sono fisiche (spesso è veramente inguardabile) ma dell’inflazione, o di un testo crede di sapere tutto (anche se talvolta è solo cattivo nozionismo incollato da sentiti dire).
La grande differenza tra la donna oggetto e la donna tutto io-io-me-me è che la prima (la donna oggetto) l’ho portata a letto molto più spesso della seconda e via assicuro che è la norma per il mondo maschile.
Poi fate voi.

Lascia un commento