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Il genocidio dimenticato: gli italiani di Crimea

di Enrico Martelloni | 29 Novembre 2015

“Potete tenere in pugno un uomo solo finché avete qualcosa da togliergli. Ma quando lo avrete spogliato di tutto, allora non sarà più nelle vostre mani: è di nuovo un uomo libero.”

Aleksandr Isaevj Solzenicyn

gliitalianidicrimeaEsisteva ed esiste ancora, una comunità italiana in Crimea. Lo raccontano Stefano Messuri e Giulia Giachetti Boico attraverso “Il genocidio dimenticato: gli italiani di Crimea” in una bella pubblicazione tratta dalla mostra di Cracovia, organizzata da Helosia Rojas Gomez, edito nella medesima città, in italiano e in polacco, dalla tipografia Multigraf nella collana “Uomo libero”. La pubblicazione è una raccolta suggestiva di foto, dipinti e racconti degli italiani che vissero in Crimea sin dalla fine secolo XVIII ad oggi. Quasi tutta la comunità visse a Kerc, porto sull’omonimo stretto che porta al Mar d’Azov. La città era risorta da Chersoneo, antica coloni greca. La Crimea allora si chiamava Tauride luogo della tragedia di Euripide “Ifigenia in Tauriude”. Su quelle rovine Raffaele Scarsi, nel 1821 ottenne dallo Zar Alessandro I l’autorizzazione a costruirvi il porto. Le migrazioni italiane tra il 1820 e il 1870 furono sollecitate dalle autorità imperiali russe per sviluppare le attività agricole e commerciali della Crimea. Sia dal regno delle Due Sicilie e dalla Liguria in particolare, gli italiani trovarono modo di essere apprezzati coloni. Nel porto di Tangrog vi approdò nel 1833 il giovane Mozzo Giuseppe Garibaldi, dove conobbe Giovanbattista Cueno che trasmise gli ideali della “Giovine Italia” fondata due anni prima a Marsiglia da Giuseppe Mazzini. Un ramo della famiglia di Garibaldi, risiedette in Crimea. In particolare nella citta di Feodosija. Da lì innanzi molte famiglie trovarono casa e lavoro per generazioni come descritto. La rivoluzione d’ottobre segnò duramente la comunità quando i bolscevichi nel 1820 occuparono l’Ucraina. Nel corso della guerra civile la Crimea fu schierata con l’Armata Bianca del generale Wrangel e molte famiglie italiane fuggirono grazie all’aiuto delle navi francesi, inglesi e italiane giunte al porto di Kerc. Chi decise di rimanere furono privati di tutti gli averi e costretti a lavorare nei Kolchoz. Gli esuli antifascisti, in testa il cognato di Togliatti, Paolo Robotti, ebbero il compito di “rieducare” la colonia italiana superstite. Chi riuscì a scappare si rifugiò a Trieste, ma molti furono vittime delle purghe staliniane: processi sommari, fucilazioni, deportazioni nei Gulag. Negli anni del grande terrore dopo l’omicidio di Kirov nel 1934, Stalin fece ripulire il partito per mano del capo dell’ NKVD Jagoda e dal suo successore Ezov. Solo in Ucraina furono arresta nel 1938, 106mila persone. Nei due anni precedenti, 1.345.000 furono gli arresti e più della metà i giustiziati. La stessa NKVD censì la strage e tra questi morirono molti italiani di Crimea. Un italiano, Valentino Maliscev Bruzzone nato a Rostov sul Don fu torturato e fucilato per l’accusa di spionaggio nello stesso 1938. Molte furono i ricordi e le testimonianze di quegli anni nei sopravvissuti ai campi di concentramento. Tre furono le grandi deportazioni degli italiani di Crimea che nel 1942 costituivano con 3000 persone, quasi il 2% della popolazione: gennaio 1942, febbraio dello stesso anno, 24 giugno 1944. Il sistema dei Gulag organizzato da Stalin e mantenuto in parte da Krusciov, fu gestito dall’efficiente e temutissimo NKVD, acronimo di “ Narodij Komissariat vnutrennic”, il Commissariato del popolo per gli affari interni. Furono quasi tre milioni di morti certificati, ma l’elenco non tiene conto né di quanti morirono a causa delle durissime condizioni detentive, né dei 700 mila condannati a morte, né dei 600 mila Kulaki: un vero genocidio selettivo. Il Gualg di Karaganda detto Karlag, dove Hitler s’ispirò, era il più grande dell’Unione Sovietica a nord est, in Kazakhstan. La sua superfice superava i 40 mila kilometri quadrati, pari al Piemonte e la Lombardia messe assieme. In quelle zone la temperatura passava dai più 40 ai meno 40 gradi centigradi. Suddiviso in 26 sezioni e 192 campi, si calcola che 500 mila detenuti morirono per le conseguenze della fatica, della fame e del freddo. La mortalità toccò punte fino all’80 per cento nel primo mese di detenzione. Toccanti sono i ricordi di quei terribili avvenimenti degli italiani di Crimea raccolte dagli autori di questa speciale pubblicazione. Ancora oggi la comunità italiana sopravvive con le tutte le loro antiche tradizioni italiane, specie quella culinaria, ma trova fatica a far riconoscere il genocidio alle autorità, anche agli invasori di oggi: i russi. Chi tornò a Kerc non ebbe modo di avere riconosciuto le proprietà di un tempo e molti furono costretti a russificare le proprie generalità. Dal 1956, cioè dall’era Krusciov, gli italiani fecero ritorno in Crimea nella seconda metà degli anni novanta, quando la penisola fu parte dell’Ucraina. Erano rimasti in 316. Il riconoscimento di chi era sopravvissuto cominciò con una prima lettera all’ambasciata italiana a Kiev nel 1991 che, com’è tradizione trasmessa fino ai giorni nostri anche per altre circostanze, rimase senza esito. Un silenzio totale che fu mantenuto anche al cambio dell’ambasciatore italiano. Silenzio fu anche dalle autorità ucraine salvo qualche risposta ai singoli. Sarà per iniziativa dell’associazione Cerkio nata il 28 luglio 2008, che dal 29 gennaio del successivo anno sarà celebrata “La giornata del Ricordo”.

“ Abbiamo due Patrie, noi italiani di Crimea/ Siamo pazzi con questo sogno pazzo/ Scomodi per l’Una e dimenticati dall’Altra”

Natale di Martino della comunità italiana di Crimea.

Pubblicato in : Cultura ed eventi, MaidanTag: anni, autori, garibaldi, Giuseppe Garibaldi, lavoro, lombardia, natale, nato, persone, regno delle due sicilie, trieste

Info Enrico Martelloni

Fiorentino di nascita ma senese d’adozione, disegna su qualsiasi elemento gli capiti in mano, passando da una vignetta pungente ed irridente ad un ritratto del proprio interlocutore con estrema naturalezza. Nasconde una profonda sensibilità ai temi ucraini, ben raccontati su questo sito.

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