Ma sì. Sembrava che dovesse un po’ impallidire in nome della real politik e degli accordi Pdl – Lega in una terra forte e decisiva come quella del Veneto e invece nel giro di un anno Giancarlo Galan oltre a nuove tappe di sfolgorante carriera governativa ci ha riservato delle belle sorprese, che neanche i vecchi democristiani riuscivano ad esibire, anche ai tempi d’oro. Evviva il carattere. E questo veneto di Padova, classe 1956, per 15 anni presidente della Regione Veneto, un passato di dipendente di Publitalia 80, di carattere sembra averne davvero da vendere, anche in una stagione politica dove non sembra così decisivo.
Ecco Galan il Doge anche fuori da Venezia. Prima di cedere la Regione di cui è stato indubbio protagonista negli anni della crisi e del rilancio fa capire a Berlusconi che lui è pronto anche alla lista civica pur di affermare valori, principi e idee. E naturalmente bacino di voti. Si scambia con Luca Zaia il ministero dell’agricoltura e lì cominciano le competizioni a distanza. Il leghista Zaia è il primo presidente regionale un anno fa a formare la giunta, dando immagine di dinamismo e fierezza oltre che di decisionismo. Ma Galan all’agricoltura non si smentisce: per un po’ non esce sui giornali e non fa dichiarazioni pubbliche, studia dossier e cerca di capire linee e strategie ma poi arriva il Galan pensiero: sulle quote latte non possiamo seguire le posizioni dei leghisti, andiamo contro l’Europa. E poi altre politiche decise come quelle dell’etichettatura dei prodotti e della tutela della qualità e dell’immagine dalla invasione dei prodotti camuffati. Giancarlo Galan non guarda in faccia nessuno e dice quel che gli sembra razionale e logico. Un Doge del buon senso anche a via XX settembre, dove ha sede il ministero dell’agricoltura. Passa meno di un anno e Galan arriva al posto di ministro dei Beni culturali dove il povero Bondi c’ha rimesso umore e un po’ di immagine e forse un po’ di salute, ed eccolo che subito dopo lo scambio delle consegne l’affondo: in Italia basta un solo Festival del Cinema, quello di Venezia ovviamente, quello storico. E come si può immaginare immediata e secca la reazione del sindaco di Roma Alemanno che si vuol tenere stretto quella Festa del Cinema Due di veltroniano conio. Il red carpet di Venezia -fa capire Galan- non può confondersi con il red carpet di Roma. Altre storie altre tradizioni. E vai di scontri e di parole schiette. E ci sarà da sorridere alle prossime mosse. Ha già detto che la priorità sarà Pompei perché quei crolli sono stati l’immagine terribile, nel mondo, del crollo dei beni culturali italiani. Ma certo Galan sa che dietro Pompei c’è il Colosseo ma anche tanti teatri, come tanti musei e siti archeologici di questo straordinario e magico Paese d’arte che si chiama Italia, da Firenze a Mantova da Verona a Lecce, Galan sarà atteso alla prova numero tre della sua carriera politica: quella di Doge dei beni culturali. L’inizio, almeno a parole, è promettente.
Fabrizio Binacchi
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