La Rosa nel Pugno è un progetto chiuso ?
Personalmente mi auguro di no.
Proposi un progetto di questo tipo ai radicali nel
1999 (qualche tempo dopo ne parlai a Pordenone direttamente anche con Capezzone) e nel 2002 pubblicai un articolo su Mondoperaio, rivista culturale dello Sdi, in cui lanciavo la “Sinistra della Libertà”
ovvero una componente nuova che poteva aggregare radicali, socialisti (tutti), ambientalisti liberali ed antiproibizionisti. Fuori dai due grandi schieramenti politici.
Sulla stampa locale addirittura lanciai quest’appello parlando di quest’aggregazione come come una sorta di Partito Democratico all’americana anti-destra corporativa e berlusconiana ed anti centrosinistra istituzionale (Ds e l’allora Ppi in testa) con un programma di riforme antiburocratiche, liberali, libertarie e per uno stato sociale che garantisca chi veramente ne ha bisogno.
Un progetto, insomma, molto simile alla Rosa nel Pugno proposta da radicali e Sdi nel 2006. Solo che purtroppo, codesta RnP è nata legata ad uno dei due poli. In questo caso al carro cattocomunista e socialburocatico.
La RnP, così come proposta non mi ha mai convinto più di tanto in quanto essa non è un nuovo soggetto in sé nel quale si sono fusi i due partiti, ma un cartello elettorale in cui radicali e Sdi rimangono comunque distinti.
Ecco che allora sono nate le controversie di retrobottega con le rispettive recriminazioni: i radicali piazzaioli referendari e gli Sdi legati alle poltrone.
Tutto ciò molto probabilmente non sarebbe accaduto e non accadrebbe se si lanciasse e si rilanciasse il progetto a partire dallo scioglimento (categorico e
definitivo) di radicali e Sdi in un unico soggetto aperto (finalmente) a tutti i laici, liberali, socialisti, repubbicani ecc… In particolare ai senza tessera da anni e a chi non va più a votare (come il
sottoscritto) in quanto deluso da questo e quello schieramento.
Ecco che allora si aggregherebbero idealità in movimento. Si potrebbe aprire a giovani menti (mettendo a riposto i “soliti noti” dello Sdi e dei
radicali) e rilanciare un programma organico di riforme non garantito né dal catto cattocomunista né da quello clericofascista.
Parlo della riforma degli ordini professionali, della riduzione delle imposte per i ceti produttivi, dell’antiproibizionismo su droga e scienza, di un welfare che grantisca servizi realmente percepiti dal cittadino. Questo solamente per citare alcuni brevissmi punti.
Premessa perché ciò avvenga è ovviamente l’uscita dal Governo della RnP e la collocazione di questo soggetto in un’area di Sinistra indipendente e contrapposta al polo unionista oltre che a quello berlusconiano.
Ci sarà la volontà perché ciò avvenga ?
Luca Bagatin
www.lucabagatin.ilcannocchiale.it

Quello che affermi, non solo è condivisibile ma è, a mio parere, l’unica strada percorribile non “morire”
Cattocomunista o clericalfascista.
E’ una soluzione talmente ovvia che non la si riesce a cogliere.
Tutto il mondo politico italiano, ma in particolare quella fazione a cui apparteniamo, è in balia degli opportunismi e delle personalizzazioni della politica che è in mano a pochi “intimi “, che non hanno alcuna intenzione di perdere i privilegi di posizione e quindi fingono di litigare tra loro affinché la base non riesca ad unirsi ed a spodestarli.
Gli uomini di base, quando parlo di base intendo iscritti, non iscritti, simpatizzanti ed anche quella frangia di delusi che ha smesso di andare a votare, dovrebbero riuscire ad unirsi e fare massa critica per a ribaltare la situazione.
Questo, purtroppo, risulta pressoché di impossibile attuazione per mancanza di mezzi di .
:organizzazione, aggregazione, informazione e non ultimo finanziari che possano creare le condizioni di cui sopra.
Di conseguenza, chi ha raggiunto un “cadreghino” continuerà a difenderlo contro tutto e contro tutti, alla faccia delle buone intenzioni dichiarate.