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il falco e il fuoco

di franchini | 11 Giugno 2012

(pensieri, poetica, meditazioni, memorie)

 

Credo che l’autentico mezzo,  per praticare un annientamento ri-costruttivo dell’elaborazione ideologica della politica,  sia il recupero/attuazione  della parola (quindi autenticamente rivoluzionario – rivoluzionario: per il tema e nel tema, nell’accezione  etimologica, pura,  di “rivolgere”-).

Nel suo processo significante.

Indicativo e comunicativo sia delle vicende del vissuto -con le sintesi  emotive  da queste provocate-, sia nelle interrelazioni ambientali -finanche cosmiche- che l’inindagata sintesi delle attività bio/chimiche del cervello ci induce a sospettare, per connessioni infinite e diverse.

Voglio dire –ancora,a distanza di anni- che per ri-costruire un linguaggio idoneo a insistere e manifestare i tempi della socialità –le sue proprie   propensioni-  occorrerebbe instaurare (recuperare/elaborare/ri-inventare)  un metodo linguistico di “poetica della politica”.

Sostituire, con le vibrazioni della passione, della compassione, della irripetibilità -finanche del silenzio- quelle indicazioni di prospettive e di progetto che si esauriscono, nel loro farsi e concretizzarsi,  per una abiezione del vago, inconcludente.

Vago della ripetitività ammaestrativa.

Questa, forma di violenza condizionante; presuntuosa del niente oltre essa.

Pubblicità dell’uniformismo e dell’acquiscenza alla facilità del prezzo convenuto.

“Poetica della politica”. Che scardini i frastuoni, ossessionanti,  di ogni cialtroneria utilitaristica o intellettualistica.

Vorrei percepire, in attimo, solo un attimo, nelle parole politiche, l’ansia  della donna all’esattezza del conto  -per essere nella condizione di pagare- ; o l’ossessione alla inutilità della  vita di un giovane; o, ancora,  la disperazione  di uno sfrattato su letti di basalto. Tra moti di onde di traversata dei carghi, o odori di stoppie, o sterilizzanti  di ospedali.

Vorrei che la “poetica della politica”  ci portasse ad infrangere la liturgia  dei feudatari e dei vassalli del nuovo feudalesimo. Cui si da credito e forza acquistando le  formule del niente: “contratti di durata più lunga”, “governo  per la riforma elettorale”, “interventi strutturali”, “la nuova frontiera meridionale d’Europa”,  “rimettere in moto il meccanismo della crescita”.

Vorrei che la pratica della “poetica delle politica” riconducesse  agli addii degli esiliati, dei martiri, dei “2 soldi” di Conselice; alle paure degli emigranti, dei contadini dei latifondi, delle febbri;   alle intelligenze dimenticate o represse; alle creatività mistificate o disperse.

Sempre ammoniti e ammonendo: “dire quel che si fa e fare quel che si dice”.

 

franchini

 

 

 

 

 

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postfazione

 

Allontanamenti dalla vita. Tradimenti. Corrosioni di braccia e di menti.

Piaghe. Della solitudine. Dei rancori. Delle soggezioni.

Ma, non è qui la gravità dei fatti. La destinazione dei percorsi.

Non è, nemmeno,  nell’arroccamento dei nuovi feudatari. Perseguito. Procacciato. Né, la disperazione che verrà.

Il male sarà l’asservimento  della scienza. E non ci saranno memorie ad essere salve. Si prepara il tempo di una apocalisse. Che non conosciamo. Finanche  come paura libresca.

Decido di testimoniare. La mia vita. Il niente.

Pubblicato in : Primo piano

Info franchini

Poeta, drammaturgo e pittore, presente già all’età di 28 anni in circa 30 strutture museografiche internazionali -dal Tel Aviv Museum al Miami Museum (così che, in una corrispondenza, I. Antonova, Direttore del Puschin Museum di Mosca, ebbe a scrivergli: “Maestro credo che le sue opere allarghino la nostra conoscenza dell’arte italiana moderna” e Paolo Ricci “…pittore colto che ha il pregio di non mostrare la sua cultura” ) -presentò la sua prima produzione ad olio (che seguiva quella del “segno” grafico) presso la Galleria “la barcaccia” di Napoli nel 1970. Dedicatosi ad una intensa attività politico-sociale ed alla ricerca di una espressione estetica adeguata a consolidare e rappresentare la personale condizione esistenziale, produce “a vomito”, e per periodi, sino al 2006, isolandosi dal mercato per non esserne contaminato.
Proteso alla costituzione di una fondazione, in funzione di questa si costituisce il “Comitato Fondazione Franchini” –cui aderisce, tra gli altri, Francesco De Martino (tra i maggiori storici contemporanei del diritto romano, già vice-Presidente del Consiglio e Segretario del PSI)-.
Teorico del movimento socialista, franchini ha fondato, tra gli altri, il circolo “il ‘99”, il “premio giornalistico Buccico”, il “centro studi di politica mediterranea”, e, attento osservatore dei problemi dell’immigrazione, sin dal 1981, la “FILI ’99” –primo tentativo di sindacato europeo della immigrazione legale. Ha firmato, tra l’altro, l’inno “I socialisti”, con la musica del M° Enzo Amato.

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il falco e il fuoco

di franchini | 4 Giugno 2012

Credo che sopportiamo  una fase storica anomala.

In atto,  una contro-rivoluzione ad un rivoluzione.

Rivoluzione  non manifesta e non vissuta. Immaginifica. Impiantata  mediaticamente. In piazze deportate.  O. In paure desertificate.

Un rivoluzione senza genesi. Senza stridii. Di lacerazioni morali forti. O. Di odi sedimentosi. Una rivoluzione senza immagine. Senza Dio. O. Dei. Imploranti o benedicenti.

Una  rivoluzione assente. Da se stessa. Senza  mutazioni  di genere. Senza radicazioni in una discendenza di polis.

Temo. La contro-rivoluzione  è reazione , condiscendenza parassitaria, oscurantismo etico, libertà del niente e dell’oscuro.

Temo. La controrivoluzione ha disegnato  nelle sue strategie tutto ciò che era tema  della rivoluzione innocente. Il dominio sulle tecnologie.

Con la possessione delle esigenze. Con il possesso delle tecnologie.

Le epurazioni sono il modo. Epurazioni. Di inermi. Di deboli. Di emarginati. Di poveri cristi. Non adatti. Il sovrappiù  di un feudalesimo. Che non ha necessità di servi. Ma di ricambi umani.

Temo. La storia rovescia. Che non pone limiti di ignoto.

Temo. Le inconsapevoli compiacenze. Prime teste lanciate dalla ghigliottina.

Temo. Il rimbombo di verità senza vero. Assordante. Ipnotico. Segnale di morte anticipata dei sogni.

 

franchini 

 

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postfazione

Allontanamenti dalla vita. Tradimenti. Corrosioni di braccia e di menti.

Piaghe. Della solitudine. Dei rancori. Delle soggezioni.

Ma, non è qui la gravità dei fatti. La destinazione dei percorsi.

Non è, nemmeno,  nell’arroccamento dei nuovi feudatari. Perseguito. Procacciato. Né, la disperazione che verrà.

Il male sarà l’asservimento  della scienza. E non ci saranno memorie ad essere salve. Si prepara il tempo di una apocalisse. Che non conosciamo. Finanche  come paura libresca.

Decido di testimoniare. La mia vita. Il niente.

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Poeta, drammaturgo e pittore, presente già all’età di 28 anni in circa 30 strutture museografiche internazionali -dal Tel Aviv Museum al Miami Museum (così che, in una corrispondenza, I. Antonova, Direttore del Puschin Museum di Mosca, ebbe a scrivergli: “Maestro credo che le sue opere allarghino la nostra conoscenza dell’arte italiana moderna” e Paolo Ricci “…pittore colto che ha il pregio di non mostrare la sua cultura” ) -presentò la sua prima produzione ad olio (che seguiva quella del “segno” grafico) presso la Galleria “la barcaccia” di Napoli nel 1970. Dedicatosi ad una intensa attività politico-sociale ed alla ricerca di una espressione estetica adeguata a consolidare e rappresentare la personale condizione esistenziale, produce “a vomito”, e per periodi, sino al 2006, isolandosi dal mercato per non esserne contaminato.
Proteso alla costituzione di una fondazione, in funzione di questa si costituisce il “Comitato Fondazione Franchini” –cui aderisce, tra gli altri, Francesco De Martino (tra i maggiori storici contemporanei del diritto romano, già vice-Presidente del Consiglio e Segretario del PSI)-.
Teorico del movimento socialista, franchini ha fondato, tra gli altri, il circolo “il ‘99”, il “premio giornalistico Buccico”, il “centro studi di politica mediterranea”, e, attento osservatore dei problemi dell’immigrazione, sin dal 1981, la “FILI ’99” –primo tentativo di sindacato europeo della immigrazione legale. Ha firmato, tra l’altro, l’inno “I socialisti”, con la musica del M° Enzo Amato.

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