Pare proprio che il confronto Berlusconi-Veltroni non si faccia, ufficialmente per colpa della par condicio che moltiplicherebbe oltre misura lo scontro fra leader. Meglio così. Uno scontro in salsa televisiva avrebbe aggiunto ben poco alla campagna elettorale e si sarebbe risolto solo in un grand affaire mediatico, supplemento inutile di quel supershow nazionale di affabulatori della politica che va in onda tutti i giorni che niente aggiunge alla coscienza dei problemi e molto invece alle diatriba su chi ne esce vincitore.
Di tutto questo non si avverte il bisogno. Non servono le sfide dove l’estetica conta più della grammatica e dove la forma si fa sostanza. Ne abbiamo abbastanza del ritornello insipido intonato alla concretezza delle idee e dei programmi. Anche perché ci siamo accorti da tempo quanto contano le regole del politichese che se ne frega di chi sa scaldare le piazze ma fallisce la prova dell’auditel. Questo non significa negare campagne elettorali fatte in televisione piuttosto che in pubblico ma ci assale il dubbio che parlare a platee vaste come quelle televisive autorizzi i nostri politici ad alzare i toni, ad “arricchire” i contenuti, in definitiva a spararle sempre più grosse. Era questo campionario d’illusionismo che avremmo voluto dall’incontro-show Veltroni-Berlusconi? Magari per sentirci fare qualche promessa tipo Prodi edizione 2006 che giurava niente tasse salvo poi mettere in atto una stangata storica e venirci a dire che aveva risanato i conti dello Stato?
No grazie. Risparmiamoci il talk show infarcito di autopromozioni e di promesse. Una delusione in meno quando, una volta passata la frenesia elettorale, il Paese presenterà il conto. Allora scopriremo che siamo alla canna del gas e che l’opera di risanamento che seguirà non sarà né coraggiosa né giusta né virtuosa. Sarà semplicemente l’unica strada possibile per salvare il salvabile.
Enrico Buffoni

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