Una mia amichetta mi ha dato una sintetica fotografia sulla parità di genere dei consigli di amministrazione delle grandi quotate nell’area euro.
La gonna sexy di Standard Ethics e i bigodini della Commissione Europea
L’avevo scritto che, alla prima occasione utile, sarei stata al soldo (non per denaro) della Commissione Europea e di Standard Ethics come indegna partigiana dell’europeismo più demodé e delle pari opportunità. Questa, è una di quelle piccole occasioni per scrivere (a vanvera) sul dileggiato tema delle donne al comando.
Potrebbe apparire un atteggiamento (un pochino) gay, ma m’immagino sia S.E. e sia la Commissione come due donne. La Commissione, come una di quelle allampanate, non giovanissime, sulla cinquantina. Di quelle che hanno alle spalle anni d’esperienza manageriale e viaggiano con un faldoncino di fogli bradi sotto l’ascella e gli occhialetti a mezz’asta sul naso (di quelli sottili, legati ad un cordino). Che indossano un vestito di flanellina grigia, un foulard di Gucci ed hanno lo sguardo da preside. Una di quelle che, anche se la fai grossa, ti protegge in pubblico, ma poi ti risciacqua in privato. Dura, affidabile, equilibrata e prudente.
Poi m’immagino un’agenzia di Rating come Standard Ethics, come una single sui trenta. Di quelle belle impertinenti con due lauree e un MBA. Tailleur attillato, scuro. Decolleté nero, tacco e sorrisone meraviglioso. Sarei solo indecisa se metterle in testa dei capelli rossi, riccioli, un po’ disordinati e lunghi, oppure capelli mori, ondulati, alle spalle. In ogni caso, la immagino come una di quelle che per farle stare zitte, anche se fossi una donna, ti verrebbe da baciarle: troppo bella, troppo sexy, troppo intelligente, davvero troppo impertinente, preparata ed intellettualmente provocante.
Una mia amichetta (chiacchierona per mestiere, non per hobby come me!) mi ha dato una sintetica fotografia sulla parità di genere dei consigli di amministrazione delle grandi quotate nell’area euro. Una perfida fotografia (di due paginette) che S.E. pubblicherà lunedì. Sono (tipo) quelle fotografie che ti fanno mentre azzanni una forchettata (magari di pasta) o tieni l’occhio sguercio appannato dal flash.
L’immagine è super-iper-mega impietosa: i casi di parità si contano sulle dita di una mano. In alcuni paesi, come la (santa) Germania, neppure su quella. Lo spaccato è (banalmente) desolante.
Quella bonazza di Standard Ethics, col tailleurino, è come se avesse fatto un sorrisone (di quelli gioviali) e vi avesse chiesto quante donne avevate nel Board (prima di mettere in bocca uno di quei buoni cioccolatini sul vostro tavolo). La vostra risposta sarebbe stata imbarazzata. Avreste detto che per la vostra azienda il sesso non era importante, che cercavate i massimi dirigenti solo tra i migliori (casualmente uomini). S.E. vi avrebbe sorriso, avrebbe accavallato le gambe facendo roteare leggermente la caviglia, e avrebbe detto che forse avreste potuto dividere il Board in due: metà per i migliori tra gli uomini e metà per le migliori tra le donne. Voi sareste rimasti un attimo a pesare, ma, prima di rispondere, S.E. vi avrebbe chiesto se forse non lo avevate fatto per la paura di non essere in grado di riempire la metà femminile. Certo che no (!) avreste risposto. Allora “fatelo”, avrebbe aggiunto lei: “tante donne aspettano solo un’opportunità”. E avrebbe terminato dicendo che la Commissione e S.E. quando parlano di responsabilità e sostenibilità, si riferiscono a quello che voi potete fare per essere migliori e più equi. Non al marketing.
A quel punto vi sareste seccati (molto). Lei vi avrebbe sorriso ed avrebbe preso un altro cioccolatino. Voi avreste provato ad invitarla a cena, sperando, casomai, di baciarla (una così, quando mai vi ricapiterebbe!)
S.E. accetterebbe il vostro invito? Siamo ottimisti, casomai lo farebbe. Poi, dovreste giocarvela davvero (ma davvero) bene
Flo-from Paris with love

si capisce perché dileggiato.