Sono particolarmente contento dell’ elezione di Benedetto XVI perché in linea con Giovanni Paolo II fa appello ad una fede “forte” in cui al dialogo si unisce la riaffermazione della propria identità : non è il relativismo ma il confronto sereno che agevola il dialogo e papa Ratzinger ci esorta, come papa Wojtyla a “non avere paura” per vivere la fede come testimonianza del Vangelo ..
Infatti, il vero dialogo è quello che si svolge fra diverse identità che hanno valori da mettere in campo:se tali identità si annullano non si ha dialogo ma compromesso, sincretismo anonimo.
Non condivido,quindi, le perplessità, l’ironia che traspare dai titolo di molti giornali in Italia e all’estero e chiedo queste persone: cosa credevate? che l’apertura universalistica della Chiesa, il dialogo con tutte le culture e tutte le religioni significasse scollatura della nostra identità e la riduzione del cristianesimo ad un insieme di generici precetti morali , ad una sorta di umanesimo privo di confini?
Giovanni Paolo II ha esortato ad “aprire la porta a Cristo” : ogni altra “apertura” deve inquadrarsi nello spirito del messaggio evangelico. Benedetto XVI nel suo primo discorso da Papa afferma che Giovanni Paolo II ci ha lasciato una Chiesa più coraggiosa, più libera, più giovane. Una Chiesa che, secondo il suo insegnamento ed esempio, guarda con serenità al passato e non ha paura del futuro e parla poi della missione evangelizzatrice della Chiesa . Perché pensare che la Chiesa possa assistere con indifferenza all’avvento di una società neo pagana è profondamente sbagliato. Comprensione, tolleranza, misericordia, non vuol dire certo indifferenza o rinunia ai valori.
Gabriele Parenti

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