Si sente dire spesso, che le responsabilità sul debito pubblico arrivate ultimamente oltre la soglia del crack, appartengono quasi esclusivamente a chi governò l’Italia negli anni ’80.
A volte il riferimento è generalistico, più spesso si ama fare un nome e cognome: Bettino Craxi.
Al “fetentone” milanese di origini siciliane (probabilmente mafiose quindi) vengono infatti addebitate di volta in volta, le più ignominiose nefandezze, che uomo politico italiano (ad esclusione forse del solo Mussolini) abbia mai commesso. Come se nel frattempo, la corruzione del sistema politico (deplorevole, esecrabile e soprattutto colpibile se davvero si volesse, senza se e senza ma) si sia interrotta o almeno, da quel fatidico 1992, appena ridotta…
Ma vediamo di capire attraverso dei brevi e per forza di cose, sintetici passaggi, da cosa deriva realmente l’esplosione del debito di tutti, che fino al 1981 (l’anno di partenza della escalation) era rimasto a livelli sostanzialmente stabili, anche se, per chi ha un minimo di infarinatura di politiche economiche, il rapporto vero sullo stato di un economia di sistema, va sempre fatto tenuto conto del PIL, dell’inflazione e del disavanzo primario, e soprattutto, delle reali condizioni sociali della popolazione. In questa ultima voce, vi è infatti racchiusa, la chiave di lettura più indicativa.
Ma rimaniamo in tema.
Se nei principali paesi occidentali, il welfare si inizia a radicare a partire dalla fine della II WW, in Italia ci si arriva negli anni ’70.
1) 1970 istituzione della previdenza sociale. Nascita delle Regioni (le province sarebbero dovute sparire allora, come annunciato da parecchi governi succedutisi in quegli anni e invece per oltre 40 anni, abbiamo pagato un costo politico che non potevamo permetterci).
2) 1974 introduzione dell’IRPEF.
3) 1978 istituzione del sistema sanitario nazionale. Introduzione dell’IVA.
4) 1980 Stime evasione fiscale dei redditi da impresa e capitale: 60%.
5) Nel 1981 il ministro del Tesoro Andreatta (rimasto successivamente un totem intoccabile per il centrosinistra allora ulivista e oggi riconducibile al PD) di accordo con l’allora Governatore Ciampi, svincolò Bankitalia dal ministero del Tesoro e da quel momento il debito pubblico, inizierà la sua cavalcata devastante. Fino al 1981 il deficit dello Stato poteva essere finanziato infatti con emissione di moneta da parte della banca centrale: dal 1975 la Banca d’Italia era obbligata a sottoscrivere i titoli di Stato rimasti invenduti durante le aste. Il divorzio fra banca centrale e tesoro sancì la fine del finanziamento obbligatorio del debito tramite emissione di moneta: la Banca d’Italia avrebbe potuto sottoscrivere o meno i titoli di Stato a sua discrezione. Ovviamente il prezzo da pagare era la dipendenza del finanziamento del debito pubblico dal settore privato.
6) L’impennata più consistente del debito è in realtà quella degli anni ’90, e continuerà più o meno a salire negli anni 2000 (fenomeno che ha riguardato tutti i governi). Infatti se leggiamo i nomi dei capi del Governo, quelli di Stato (o dei principali ministri) e quelli dei maggiori esponenti di Bankitalia, ci troveremo volti noti e sovrapponibili. Come mai i grandi “tecnici” della finanza italiani, hanno ridotto l’Italia in queste condizioni, e a chi è giovato?
7) La vendita massiccia delle aziende di Stato, alcune di fondamentale importanza economica, succedutasi ai trattati di Maastricht e a tangentopoli, come banche e assicurazioni, non hanno certo consentito ai governi successivi, di avere in mano un potere contrattuale da interporre alla finanza capitalistica mondiale, che di fatto è oggi totalmente svincolata dalle leggi nazionali e dal diritto internazionale.
8) Altro dato di enorme portata storica: a partire dal 1981 si creò in Italia quella scandalosa ingiustizia sociale che furono i titoli di Stato, una rendita finanziaria enorme, a lungo totalmente esente da imposizione. Si coniò una nuova espressione (BOT people) al fine di intrattenere l’illusione «democratica» secondo la quale i titoli di Stato sarebbero stati nelle mani di una miriade di piccoli risparmiatori.
La realtà era ben diversa: nel 1985 oltre il 40% dei titoli in circolazione erano posseduti da banche e istituti di credito mentre secondo il comunista Napoleone Colajanni il 57% degli utili FIAT e il 62% degli utili Olivetti per il 1984 provenivano da interessi su titoli. Quest’ultimo fenomeno merita un ulteriore approfondimento.
L’esenzione fiscale dei titoli di Stato permetteva alle imprese di eludere il fisco in modo alquanto subdolo: bastava ottenere un prestito da una banca al solo fine di acquistare BOT e CCT e, alla fine dell’anno, si sarebbero potuti iscrivere in bilancio interessi passivi (dovuti al prestito bancario) che andavano a ridurre l’utile imponibile e interessi attivi (dei titoli di Stato) esenti da imposte. Si incentivava così l’evasione col debito pubblico!
I risultati di queste politiche dissennate si vedono e incidono in maniera criminale sulla vita di tutti i cittadini, soprattutto le fasce più deboli. La povertà è in costante aumento, così come la disoccupazione giovanile, mentre il potere di acquisto di chi ancora un lavoro ce l’ha, è diminuito sensibilmente e costantemente. Nell’Europa dei banchieri, i cittadini dei diversi Stati, sono sottoposti a diseguaglianze salariali senza precedenti.
La crisi in atto, è stata scientemente organizzata, e ha trovato folle di politici di ogni schieramento, pronti a saltare su quel carro. Tangentopoli è stata una falsa rivoluzione e forse oggi, molti italiani stanno aprendo gli occhi.
Intanto la c.d. stampa “antiregime” continua ad occuparsi dei lupanari berlusconiani, e molti dei miracolati di tangentopoli schierati all’opposizione, spesso utili idioti che hanno finito per favorire proprio Berlusconi, la politica del malaffare e la spoliazione del paese, ogni tanto, quando non sanno più che dire (ed hanno comunque poco da dire) tirano fuori la favoletta degli anni ’80.
Alessando Silvestri

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