Fra gli stranieri musulmani presenti a Napoli si è sempre più avvertita la necessità di un avvicinamento e di un punto d’incontro e di riferimento per queste stesse comunità e con il contesto sociale in cui si trovano. Nel definire la presenza dei musulmani e degli stranieri in genere a Napoli bisogna tener conto anche della diffusa condizione di immigrati cosidetti irregolari.
Ciò avviene spesso non per specifiche colpe individuali ma anche per i vincoli posti dalla cosiddetta legge Bossi Fini sull’immigrazione che tral’altro presenta alcune norme piuttosto contraddittorie. Spesso questo termine è stato utilizzato in modo improprio particolarmente per quegli stranieri provenienti dall’Africa e dagli altri paesi del cosiddetto terzo mondo. Infatti mai si è sentito dire che un americano, che chiaramente non proviene dalla comunità europea, viene chiamato o definito extracomunitario.
Molti di questi stranieri vivono in condizione precarie e senza una identità giuridica riconosciuta dallo stato italiano, e ci chiediamo: non è forse più pericoloso avere uno straniero illegale anziché uno riconoscibile e identificabile?
Questa domanda è rimasta fino ad ora, come tante altre, senza una risposta.
Le varie trafile burocratiche che devono affrontare gli stranieri sono tante, come si è accennato precedentemente, e spesso anche illogiche; infatti uno straniero che non ha potuto usufruire del condono previsto dalla legge o che è arrivato in Italia non solo illegalmente ma persino legalmente con un visto di soggiorno, non ha potuto vedere trasformare questo visto in un semplice permesso di soggiorno come lavoratore o come studente; tutto ciò anche perché l’attuale legge (come del resto pure la precedente, cioè la “legge Turco- Napolitano”) completa definitivamente quella precedente.
Un gran numero di lavoratori stranieri infatti è impiegato nei settori dell’industria primaria, senza un regolare contratto di lavoro e senza qualsiasi assicurazione previdenziale, assistenziale e contro gli infortuni, che possa in qualche modo tutelarli, e soprattutto lavora senza una adeguata retribuzione. E’ per questi motivi che alcuni stranieri sono costretti a svolgere attività illecite sia per conto proprio che per conto della camorra che, come è noto, fa da padrona indisturbata in questa città.
Oltre che nel settore dell’agricoltura, una buona fetta di immigrati, per lo più nordafricani, è presente nell’ambulantato, soprattutto nelle zone più popolose della città. Vi è anche un’altra realtà, quella delle lavoratrici africane, per lo più somale, ma anche di altri paesi del Terzo Mondo, che sono impiegate soprattutto nel settore del lavoro domestico; spesso, in certe famiglie, la domestica di colore viene vista come se desse un tocco di raffinatezza alla casa.
La comunità nord africana appare la più numerosa a Napoli e anche in tutta la regione Campania; si tratta per lo più di giovani, sposati o soli, che arrivano in Italia con un sogno nel cassetto, che spesso la maggior parte di loro non vedrà realizzato.
Sovente questi immigrati hanno progetti migratori di breve o media durata, motivati prevalentemente dalla ricerca di un miglioramento della loro condizione economica rispetto ai paesi di origine, ma spesso anche dalla voglia di emancipazione morale e sociale.
Oltre al problema del lavoro, gli immigrati devono affrontare e risolvere un’altra importante questione, cioè quella della casa. Innanzitutto essi devono confrontarsi con le loro possibilità economiche; spesso questo fatto da luogo a un percorso costellato da piccole ma frequenti umiliazioni sociali e di costume che in qualche modo gli immigrati devono affrontare.
Inoltre, frequentemente, più di un nucleo familiare è costretti a condividere un solo appartamento, in condizioni precarie; accade anche che le case date in affitto, soprattutto nelle zone periferiche della città, spesso non abbiano neppure i servizi igienici, e quindi non presentino un minimo di igiene e conseguentemente di sicurezza e di agibilità delle stesse.
Ovviamente, laddove si concentrano sia i lavoratori che gli abitanti musulmani, sorgono comunità musulmane. Di conseguenza, proprio per questo fatto, nella città di Napoli vi sono 2 moschee. La prima è quella del Corso Arnaldo Lucci, prima moschea e comunità musulmana in ordine di tempo, dove vi è anche un centro culturale e di volontariato; la seconda, molto più recente, sorge nei pressi di Piazza Mercato.
L’aumento in termini quantitativi delle moschee in Campania non è solamente una risposta all’attuale crescita numerica della popolazione musulmana straniera. La presenza delle moschee risponde anche ad altre esigenze; tra l’altro bisogna anche richiamare l’attenzione sulla circostanza che non esistono solo musulmani stranieri.
Infatti vi è a Napoli un folto gruppo di musulmani italiani, non solo figli di coppie di nazionalità mista, e quindi considerati italiani, ma vi sono anche italiani adulti convertiti all’Islam; essi vedono in questa religione anche un punto di incontro tra un etica religiosa e un etica sociale.
A Napoli vi è quindi la necessità di fornire uno spazio maggiore e non un semplice locale adattato a moschea; sembra logico e normale, dopo anni di attesa, che anche i musulmani di Napoli abbiano il diritto di avere una moschea vera e propria.
Inoltre ci ha riferito Abdullah, Imam della moschea del corso Arnaldo Lucci, che i musulmani di Napoli non chiedono cose diverse da quelli di altre città; una città come Napoli, prosegue il responsabile della moschea e del centro culturale, ha avuto e ha una cultura internazionale e multietnica, e pertanto ha la necessità, anche come grande città di rilievo culturale, di avere un centro di culto islamico. Prosegue ancora l’Imam: questa città, ormai anch’essa multietnica, ha il suo fascino di “mille colori”, ha pure l’esigenza anche culturale di avere una manifestazione visibile, agli occhi di tutti, della presenza dell’Islam. Tra l’altro non bisogna dimenticare che Napoli è stata un grande centro culturale d’Europa in particolare nel settecento e continua ad essere un grande centro culturale del mediterraneo. E anche perciò che questa città non può non avere ancora un centro polifunzionale di cultura islamica. L’Imam prosegue affermando che in questo progetto va inserita anche una scuola Islamica, dove questa cultura possa dialogare e raccordarsi con la cultura napoletana .
Questo Imam di Napoli quindi rivendica la possibilità per i musulmani di Napoli di praticare in un degno contesto la loro fede, diritto sancito dalla costituzione italiana e anche delle leggi e dalla normativa vigente.
Un altro problema che affronta l’Imam Abdulllah, è quello dei cimiteri e delle sepolture per i musulmani. Anche su questo punto, ricorda l’Imam, si sono avanzate delle proposte; fin dal 1989 si fece richiesta di avere uno spazio cimiteriale per le sepolture di rito islamico, nonché per la costruzione di una moschea. Tuttavia le varie amministrazioni locali pur avendo sempre risposto positivamente, non hanno mai messo in atto gli strumenti per la realizzazione di questi progetti.
Infine, ma forse uno dei più importanti, fa notare l’Imam, è il problema quella della scuola per i figli degli immigrati e in particolare è quello connesso della educazione linguistica e culturale; la lingua di origine, continua l’Imam, è dimenticata o addirittura non è proprio conosciuta; pertanto quando i figli degli immigrati vogliono comunicare con i loro parenti a l’estero non possono farlo per la barriera linguistica o addirittura, quando vorranno rientrare nei loro paesi, si sentiranno come stranieri in patria. Questo è un grave problema che gli immigrati devono affrontare per i loro figli.
Pasquale Gallifuoco

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