Nel suo ultimo articolo, il direttore Nicola Cariglia ha esposto una tesi suggestiva ma, secondo me, fuorviante e forse anche pericolosa. Secondo Cariglia in Italia sarebbero troppo numerosi deputati, senatori, consiglieri regionali, provinciali, comunali. Etc. Non solo: secondo il direttore di Pensalibero dovremmo anche ridurre e, in certi casi togliere, emolumenti ed indennità.
Quasi sempre mi sono trovato d’accordo con Pensalibero e con Cariglia e considero questo sito uno dei pochi luoghi dove è possibile esprimere opinioni anticonvenzionali al riparo da qualsiasi censura o timore di esporre tesi eterodosse. Questa volta non concordo. La democrazia ha dei costi e la tesi secondo cui gli incarichi devono essere svolti gratuitamente è cara alla destra. O ho capito male io? Grazie,
Alessandro Puliti (Montecatini Terme)
Caro Puliti,
un esponente socialdemocratico fiorentino, quando io ero ancora ragazzo, mi trasmise un insegnamento al quale sono rimasto molto affezionato. “ Chi ha politica – diceva – deve preservarsi sempre lo” ius vaffanculandi”. Lui, forte del suo solido lavoro, di questo “Ius” faceva uso abbondante, così da affrontare tranquillamente le intemperie che la vita politica fa incontrare a chiunque dentro e fuori il proprio partito.
Ciò che non mi piace, in questa massa di centinaia di migliaia di incarichi politici retribuiti è che si è formata una marea di persone attaccate al loro ruolo e alle loro mediocri ambizioni. Sono la massa di manovra dei caporali e dei colonnelli che costituiscono la inamovibile nomenclatura della nostra politica ed impediscono il ricambio ed il rinnovamento che si ha in altri Paesi dove è prassi usuale rendere un servizio alla comunità e toogliersi poi di mezzo, senza rivendicare o mendicare premi di consolazione.
Per cui, caro Puliti: anche io penso che la democrazia ha i suoi costi. Ma i costi devono essere sostenibili e compatibili, mai superiori ai benefici. Figurasi poi, come nel caso specifico, se è sopportabile che a causa di questi costi venga messo in discussione proprio l’obbiettivo che è, appunto la democrazia. La quale, senza ricambio, non può esistere. (n. c. )

Totalmente d’accordo con Nicola. Settanta anni di interpretazione cattolica dello Stato hanno fatto della politica un ufficio di collocamento per decine di migliaia di vere nullità nelle professioni e nei mestieri, e ciò in misura direttamente proporzionale dal Parlamento nazionale ai consigli dell’ultimo comune, passando per Regioni, Province e Municipalizzate. Le recenti elezioni regionali sono state un vero assalto alla diligenza da parte di una massa enorme di laureati disoccupati e infilati nei partiti e nelle liste solo perché in cerca di emolumenti, così a destra, a sinistra e al centro. Quanto alle prebende sarebbe tempo di capire che le alte retribuzioni degli addetti alla pubblica amministrazione non riparano affatto dalla corruzione. Questa è un’idea ottocentesca che nella dinamica economica odierna non ha più alcuna rispondenza. Si deve andare ben oltre i “costi della politica”, si deve arrivare all’idea che la politica è una professione alta solo nelle mergenze storiche. E poiché all’emergenza permanente oggi è solo interessata l’informazione, l’attività politica in questo frangente storico di false idee e false passioni non può diventare una professione.