T.S.Eliot nel 1920 pubblicava un saggio di rilettura critica dell’Amleto di Shakespeare “Hamlet and his problems” che destò all’epoca un qualche scalpore.
In quell’occasione introdusse il concetto di “correlativo oggettivo”. Il modo migliore di presentare un’ emozione, argomentava Eliot, non è quello di descriverla banalmente, bensì quello di ricorrere ad un artificio retorico/letterario: trovare un insieme di oggetti, una situazione, una catena di eventi che riproducano al meglio quella emozione particolare.
Non vi è alcun dubbio che oggidì, sia Giorgia Meloni il personaggio politico italiano, più in grado di esprimere questo concetto (nato su misura per prosa e letteratura) in ambito politico.
La famosa opportunità di ricorrere a quadri appesi in cielo, immagini emozionali proprie della “narrazione” affabulante, che soltanto una decina di anni addietro aveva portato alla ribalta nazionale un campione indiscusso come Nichi Vendola.
Terlizzi in provincia di Bari e la Garbatella, una borgata/paese all’interno del corpaccione capitolino.
C’è tanta provincia come al solito, nei personaggi fuori media che ancora è capace di esprimere il nostro paese.
E’ sufficiente tuttavia, saper descrivere le emozioni giuste, quelle che il pubblico si vuol sentire raccontare, nel teatro della politica che conta?
Per guidare un paese complicato come il nostro, non è certo sufficiente l’essere capaci di tenere il palcoscenico.
Servono doti evidentemente molto più complesse.
Per adesso, alle prime mosse fatte, non c’è da sperare granché di buono, né tantomeno di serio, ovvero di efficace.
Flaiano ha già detto quasi tutto.
Giorgia è già corsa a Bruxelles a rassicurare i vertici della UE. Visto che le adunate di Predappio e le svastiche esibite in citrullaggine giovanile dal sottosegretario Galeazzo Bignami hanno già fatto il giro del mondo, destando serie (e motivatissime) preoccupazioni.
Non tutti sanno che il nostro Presidente del Consiglio però, più di queste manifestazioni piuttosto estemporanee, ha il terrore degli avvisi di garanzia che potrebbero colpire improvvisamente (a tradimento si direbbe nel suo ambiente) qualcuno dei suoi.
Cavalcare il giustizialismo come ha fatto la destra italiana prima di tutti gli altri, è un coltello a doppia lama.
Il patto diretto che ha raccontato di aver stipulato con gli italiani, ne subirebbe immediatamente un tracollo.
Infatti ha tenuto fuori dal governo il fidato Donzelli, per via dei danni fatti dal di lui fratello, che se fossero venuti fuori prima del 5 settembre, gli sarebbero costati senz’altro la candidatura. Come avvenuto per altri casi molto meno compromettenti, peraltro.
(Soprattutto) per questo motivo ha scelto un magistrato/gentiluomo di lungo corso alla Giustizia, come Carlo Nordio. Una sorta di polizza infortuni, diciamo.
Ricapitolando, fintanto si tratterà di domare i leoni del populismo e delle piazze (anche mediatiche) la nostra Giorgia Meloni sa benissimo come fare. Il ventre molle piccolo borghese, egoista e codino italiano, lo conosce molto bene.
In caso di guai seri, è difficile prevedere invece se e come sarà in grado di gestire la partita.
Intanto la satira politica imperversa. Ci sarà molto da divertirsi (almeno) su questo fronte col Governo in carica. Alla Von Der Leyen avrebbe detto per rassicurarla sulla presunta (!?) svolta neofascista dell’Italia: “Non è importante di che colore sia il gatto nero, l’essenziale è che acchiappi il sorcio”. Non sappiamo però se la traduzione simultanea abbia specificato alla lettera!
Alessandro Silvestri

Povera GM, plebea del corpaccione capitolino che dovrà leggere o rileggere il giovevole pensiero di Ennio (Flaiano), magari correggendone il titolo, ad esempio: “Le ombre rosse” (versus bianche e nere). Ma per “fortuna” dei non suoi ammiratori è più intelligente di tanti recenti FhD italians.