Mai come in questi giorni, in cui ci siamo scambiati gli auguri per l’anno nuovo, abbiamo cercato di dare maggiore significato e maggiore peso a quella parola “nuovo”. In tanti ci siamo detti e che il 2021 dovrà essere un anno di ripresa e di svolta perché il vecchio 2020 ci ha colpito tutti, e in tutto il mondo, molto duramente nella salute, negli affetti, nel lavoro, nella vita. Ma cos’è il nuovo? Il nuovo è imparare dagli errori e dai drammi per costruire un sistema di relazioni e di azioni che eviti quegli errori e quei drammi.
Non è solo un cambiamento non può essere una riverniciata di costumi e di abitudini una riformetta di sistemi sanitari e di prevenzione, una sbiancata di piani che non hanno funzionato o solo in parte, il nuovo che ci aspetta da quest’anno deve essere un miglioramento partecipato condiviso, altrimenti è una parvenza di nuovo, è un titolo senza svolgimento, è un proclama senza seguito, è tempo perso. Il nuovo passa per scelte individuali e scelte comunitarie: i due livelli possono e debbono integrarsi e farlo presto non sarebbe male.
Il nuovo passa dal coraggio di mettere in discussione schemi e burocratismi, abitudini inveterate e comodità ottocentesche, approcci elementari a problemi complessi e approcci inutilmente articolati a problemi semplici e direi elementari. Il nuovo innanzitutto dovrà avere il coraggio di setacciare quasi al millimetro ciò che ha funzionato e ciò che non ha funzionato nei nostri sistemi sanitari regionali, ordinari e autonomi speciali, e quello sarà un mega piano che dovrà coinvolgere tutte le forze in campo perché abbiamo imparato che senza un sistema sanitario e di prevenzione coeso e coerente non si va da nessuna parte.
Il nuovo deve avere il coraggio di mettere in cantiere un sistema di tutela della salute di territorio e di prossimità oltre a coltivare le grandi eccellenze specialistiche nelle strutture verticali di cui siamo stati capaci ma che non sono tutta la sanità necessaria per una popolazione, che non esauriscono la risposta di salute e benessere che dalla vetta d’Italia alla costa di Scilla, da Tolmezzo a Ceresole Reale i cittadini chiedono e hanno chiesto.
Va bene il robot per la prostata in mezzora ma ci vuole anche la casa della salute di quartiere, va bene l’ambulatorio di eccellenza sui vasi in 3d ma ci vuole anche la medicina di base con i medici di base motivati e ben distribuiti, e poi il nuovo pretende che ci siano tutte quelle figure della sanità e dell’assistenza che possano comporre davvero un mosaico completo ed efficiente del sistema sanitario di un Paese.
Subito dopo la sanità c’è la scuola. Il nuovo che dovrebbe scattare da questo 2021 dovrebbe preoccuparsi di mettere in sicurezza funzionale il sistema scolastico dei vari livelli sia in presenza sia a distanza per consentire ai nostri ragazzi di continuare a fruire del diritto allo studio e alla formazione anche in fasi e stagioni di difficoltà pandemiche od economiche. Non può essere la mancanza di una fibra o un palazzo non idoneo o un autobus che non c’è a bloccare una classe, un corso, una scuola.
Il nuovo deve e dovrà prevedere un rivoluzionario sistema di orari degli uffici e dei servizi, dei trasporti e dei negozi, perché non possiamo essere tutti sugli stessi bus o metro dalle 7 alle 8 e abbiamo capito che molti ritmi e riti del passato non sono più socialmente o economicamente sostenibili. Il nuovo chi chiede coraggio anche quando sarà finita la pandemia, anche quando saremo tutti vaccinati perché il nuovo dovrà fare i conti con l’ambiente e la nostra terra, con i nostri orti e con i nostri consumi, con le nostre emissioni e con la nostra pesca, con la nostra fabbrica e i nostri uffici, il nuovo che richiede coraggio non si fermerà all’ultima vaccinazione ma da lì ricomincerà a chiederci che tipo di villaggio, che tipo di città, che tipo di lavoro, che tipo di vacanza, che tipo di consumi, che tipo di vita saremo disposti a sostenere. Quello lì sarà il vero coraggio da mettere in campo: quello di rivedere noi stessi e i nostri comportamenti nutriti e investiti con le tragedie e le speranze, le ansie e le vittorie (della scienza e della tecnologia) vissute durante il vecchio anno.
Il vecchio ci deve lasciare non solo per effetto del calendario non solo perché è cambiato il numero dell’anno e perché vediamo una lucina in fondo al tunnel, il vecchio che non funziona ci deve indicare le strade nuove, le esperienze e scelte innovative. Allora verranno fuori nuovi schemi e nuovi riti, nuovi sistemi, nuovi costumi e nuovi ritmi. Nuovi noi.
Fabrizio Binacchi

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