
Abbiamo letto sul Corriere una lucida analisi, anche se pessimista nella conclusione, di Piero Ostellino (Il Cavaliere se ne va, bene, e dopo? Purché non tornino i grandi gattopardi) che sferza i giornalisti a essere meno “ipocriti”, in particolare quando cambiano “sistematicamente le carte in tavola, gettando sul piatto il falso problema “Berlusconi si, Berlusconi no”.
Ma, quando qualcuno dice tutti i giorni, da quasi vent’anni, che il problema Berlusconi esiste, prima o poi quel problema esisterà davvero. Sta poi a noi chiederci: se è lui il vero problema……. Che, invece, sembra essere solo la lotta per il potere la quale, per sua natura, se ne frega di come stia la gente. E, questo, vale per tutti, non solo per i partiti politici. Ai cittadini, che le riforme necessarie le portino a casa Berlusconi, D’Alema o Monti, non interessa. Quindi, ciò che dice Ostellino è vero.
Riesumare però tutte le vecchie mummie, che sembravano scavalcate dai tempi, è una operazione di potere fine a sé stessa. Di quel potere “feudale” che ingenuamente pensavamo di aver lasciato alla storia e che, invece, si riaffaccia prepotentemente sulla scena.
L’Italia è in brutte acque non da oggi e l’entrata nell’Euro ha fatto emergere tutte le fragilità non più sostenibili: dalla corruzione alla criminalità organizzata, dall’evasione fiscale alla cattiva gestione della cosa pubblica, dai legami burocratici e pervasivi alla mancanza di vera liberalità e merito nel mercato della produzione e del lavoro. Forse ho scordato qualcosa, ma tanto basta per capire che solo una politica nuova, fatta da persone nuove, può restituire il futuro agli italiani.
Certo, la cura è da cavallo: abbattere la corruzione e le mafie, far pagare a tutti le tasse (per pagarne meno tutti) e amministrarle bene, abbattere la burocrazia e introdurre la concorrenza leale, sembrano i sogni di un visionario. Ma non abbiamo scelta: dobbiamo crederci perché l’alternativa sarebbe la catastrofe.
Ecco perché sarebbe giunta l’ora che noi italiani credessimo un po’ di più in noi stessi e, abbandonando il crudo cinismo che ci attanaglia e ci frena, dessimo fiducia non a chi l’ha già avuta e già tradita almeno una volta. E’ arrivato il momento che ci liberiamo del vecchio, salvandone i pochi aspetti positivi, e ci proiettiamo verso il nuovo. E’ rischioso, lo so anch’io, ma qual è l’alternativa?………
In conclusione sarebbe facile, dopo quello che ho detto, evocare il nome di Renzi il quale, sulla scena nazionale di oggi, è nuovo e incorrotto. Ma il discorso va oltre il singolo, perché se non cambiamo noi, ogni punto di riferimento sarà inutile. Non possiamo pretendere di restare uguali a noi stessi, come se niente fosse successo, e pretendere che sia il nuovo politico di turno a cambiare per salvarci. In fondo non ci siamo comportati da “buoni padri di famiglia”, quando vivevamo molto al di là delle nostre possibilità, quando ci andava più che bene che lo stato scialacquasse; siamo , quindi, anche noi responsabili per i modelli di vita e i rappresentanti che ci siamo scelti.
Bisogna rimboccarci le maniche perché c’è da abbattere un debito pubblico mostruoso anche se il PIL ricominciasse a crescere a ritmi cinesi. Bisogna cominciare a pagare le tasse tutti anche se per qualche anno dovremo continuare a sopportare di pagarne troppe. Bisogna ricominciare a fare con abnegazione il nostro lavoro, rispettando la nostra coscienza, senza invadere e rispettando quello degli altri. Bisogna esigere che tutto quanto viene sottratto alle mafie e alla corruzione rientri nella disponibilità collettiva da subito al fine di evitare che, prima o poi, torni nelle disponibilità del malaffare. Bisogna guardare al vicino non più come a un nemico ma, semplicemente, come a uno che ha idee diverse dalle nostre. Bisogna accettare che, quando qualcuno è più bravo di noi, il suo merito sia riconosciuto e non lo si deve invidiare per questo perché, oltre a essere inutile, è anche sciocco. Bisogna combattere il “buonismo” e il “perdonismo” diffusi verso chi sbaglia, perché solo pagando per i propri errori è possibile evitare di commetterne altri.
Questo non è il momento di fuggire, ma quello di accettare le nostre responsabilità.

E’ quello che penso, ma non ho scritto, Aggiungo che la crisi di ora, parlo di quella finanziaria è, bene o male, montata ad arte. Gli italiani, noi tutti, siamo responsabili del nostro degrado. Ripeto più per mancanza di educazione ed eccesso di egoismo. Un esempio? Quando mai ci siamo preoccupati del valore del Marco sulla lira, o della spesa pubblica che raggiungeva ogni anno un nuovo record. Oggi, tutti dottori, sappiamo e ci disperiamo dello Spread dei titoli pubblici tra Germania e Italia. Fino ad ieri, per noi profani di finanza, tra Gemania e Italia, finiva sempre 4 A 3 !