Un sogno, la voglia di un riscatto, il bisogno di mettersi alla prova, la necessità di chiedere perdono a chi ha ignorato, per anni, la storia della sua famiglia; disseppellire i ricordi per esorcizzare un passato ormai insopportabile, verificare se si è veramente grandi, cancellare l’offesa all’uomo, alla sua arte, al suo sentirsi cittadino del paese in cui è nato e vissuto, alla sua solidarietà con amici e compagni di origine semita.
Tutto questo trattato, in due ore di proiezione, con l’ironia che contraddistingue Radu Mihaileniau.
Già nel suo primo film Train de Vie il regista ci aveva abituati ad una sorta di impostura, anche se a fin di bene… gli ebrei si autodeportano su un treno che va verso il confine con la Russia, verso la salvezza. Sul treno i nazisti sono gli stessi ebrei travestiti.
E in quella Russia, patria della musica e del cinema, troviamo ancora una volta degli ebrei. Un ex direttore dell’orchestra del Bolshoi, declassato da Breznev a semplice addetto alle pulizie nello stesso teatro di cui era stato direttore, intercetta un invito e decide di mettersi alla prova… cercherà i componenti della sua orchestra che non aveva voluto epurare solo perché ebrei e con loro, dopo trenta anni di lontananza dalle scene terrà, in Francia, il Concerto della sua vita, della identità sua e dei suoi compagni, stranieri nella loro terra natale che li considera estranei, se non addirittura nemici del popolo. Per riprendersi la sua dignità di uomo si servirà dello stesso burocrate di partito che ha spezzato la sua carriera, la sua vita, la sua bacchetta di direttore d’orchestra. Un concerto per raccontare la storia che ci ha traditi perché non eravamo compatti, un concerto per riconciliarci con la storia del paese cui sentiamo di appartenere.
All’inizio del film sorridiamo, ma alla fine usciamo dalla sala con gli occhi lucidi per l’ emozione. Con sottile ironia Radu ci mette al corrente che non solo le folle oceaniche nella Piazza Rossa non ci sono più, ma i pochi che assistono alle celebrazioni sono semplici comparse, reclutate dietro pagamento. Ai pochi sparuti nostalgici che vendono simboli e medaglie dell’Ex Urss e che rimpiangono i tempi passati si oppongono oggi “i nuovi ricchi”, spesso collusi con la mafia. Unisce musica tzigana alla musica classica, evidenzia il kitch delle feste e dei matrimoni dei nuovi ricchi, sottolinea la povertà palpabile di coloro che sono estranei nella loro stessa terra natale.
Ma il concerto è una metafora: come in una orchestra si raggiunge il massimo dell’armonia se i vari elementi sono in grado di suonare insieme al meglio delle loro capacità, così nella vita sociale si può raggiungere la vera comprensione solo se c’è accordo tra il singolo e la collettività cui appartiene., ma tutto questo è negato dalle dittature.
E Il Concerto è un film importante, come è stato importante Katyn, come è stato importante Le vite degli altri, come sono importanti i film di denuncia.
Mihaileniau non si limita a raccontare una storia sconosciuta ai più, ci invita ad indignarci perché coloro che sapevano hanno continuato a far finta di non sapere, a negare, a soffocare.
Il trionfo degli eterni perseguitati, ebrei e tzigani, è la storia finalmente svelata dei soprusi e del totalitarismo imperante nell’URSS di Brezenev.
Costretti nei campi di lavoro, indicati come parassiti sociali, i protagonisti hanno rinunciato alla musica e sono stati costretti ai lavori più umili, schiacciati dalla paura, dal peso dei ricordi, trovano nella musica e nel loro direttore la forza del riscatto. Questa è la storia che ci racconta Mihaleniau e nei 12 minuti finali il concerto è un crescendo del pathos emozionale che ci ha accompagnato dalla Piazza Rossa di Mosca a Parigi per le due ore di un film da amare da vedere e rivedere per commuoverci e indignarci ancora e ancora e ancora. Bellissimi i flash back, ben calibrati e pieni di sofferenza, incredibile la prova degli attori tutti, fintamente ironica la scena dei musicisti che raggiungono a piedi l’aeroporto , uomini in fuga dallo squallore idiota di chi pensa di poter, con la forza , impedire agli uomini di perseguire il proprio sogno di libertà. Assolutamente da vedere.
Maria Rita Monaco

L’amore di Adalberto per la musica e per il cinema mi danno sempre un entusiasmo in più . La sua lettura del finale mi ha fatto ricordare l’intenso gioco di sguardi tra il Maestro e la violinista, i flashback che inseguivano le note hanno portato ad un finale davvero unico e hanno dato a noi tutti una gioia difficilmente superabile.
proprio vero Giulia, gli ultimi 12 minuti del film son un compendio di emozioni e di gioia, raramente cumulabili in un lasso di tempo così breve, ma talmewnte intenso da coinvolgere la mente, il cuore, i sensi. Alla fine del film ero così carica di emozioni da non riuscire, per una volta, a parlare…è stato necessario far decantare un po’ alla volta la carica che mi soffocava.
Il Concerto: un’emozione complessiva che non prende solo il cuore, che seduce, non solo con le note dei brani musicali, ma anche per la storia, ispirata all’amore per l’uomo,all’abbraccio dei “diversi” di cui è espressione il direttore che rinuncia alla sua musica per ribellarsi ad una discriminazione. La sottile ironia, con cui è narrato il film, lo alleggerisce delle verità pesanti che emergono: da quella del fallimento dell’utopia marxista all’ incapacità di rispettare la dignità della persona , fino ad arrivare alla mancata salvaguardia della stessa vita umana. Che dire della musica? Ogni pezzo è un commento ai “tanti mondi” del film, accomunati dalla fatica di vivere, da sogni frustrati, da vite problematiche che sognano e lottano per un futuro migliore. E poi il “regalo finale”, quei meravigliosi dodici minuti del “concerto” che fanno perdere la cognizione del tempo, che, pur trasportando la fantasia dello spettatore, lo costringono a non distogliere lo sguardo dai volti commossi e complici del direttore e della violinista.Quella musica sublime è un riscatto per tutti : restituisce l’identità alla giovane concertista, riconducendola alle proprie origini, ripaga il Maestro delle umiliazioni subite, riconoscendogli pubblicamente quella dignità che aveva sempre mantenuto, e, nello stesso tempo, dona allo spettatore una commozione gioiosa da condividere.
Il Concerto: un’emozione complessiva che non prende solo il cuore, che seduce, non solo con le note dei brani musicali, ma anche per la storia, ispirata all’amore per l’uomo,all’abbraccio dei “diversi” di cui è espressione il direttore che rinuncia alla sua musica per ribellarsi ad una discriminazione. La sottile ironia, con cui è narrato il film, lo alleggerisce delle verità pesanti che emergono: da quella del fallimento dell’utopia marxista all’ incapacità di rispettare la dignità della persona , fino ad arrivare alla mancata salvaguardia della stessa vita umana. Che dire della musica? Ogni pezzo è un commento ai “tanti mondi” del film, accomunati dalla fatica di vivere, da sogni frustrati, da vite problematiche che sognano e lottano per un futuro migliore. E poi il “regalo finale”, quei meravigliosi dodici minuti del “concerto” che fanno perdere la cognizione del tempo, che, pur trasportando la fantasia dello spettatore, lo costringono a non distogliere lo sguardo dai volti commossi e complici del direttore e della violinista.Quella musica sublime è un riscatto per tutti : restituisce l’identità alla giovane concertista, riconducendola alle proprie origini, ripaga il Maestro delle umiliazioni subite, riconoscendogli pubblicamente quella dignità che aveva sempre mantenuto, e, nello stesso tempo, dona allo spettatore una commozione gioiosa da condividere.
E’ proprio così., come lo descrive magistralmente Maria Rita Monaco. Ed al film dà una speciale ricchezza la musica. Dalla ritmata e mimata sinfonia del Guglielmo Tell di Rossini, alla popolare Kalinka; dalla potenza della Titano di Mahler, alla sublime melodia mozartiana per pianoforte e orchestra, fino al concerto di Schumann ( attenti, perchè è eseguito in sottofondo, a volume appena percettibile )i brani scelti regalano minuti di godimento e serenità, attimi struggenti.
Fino al capolavoro finale: lo scioglimento del drammatico segreto della storia ,accompagnato dal primo tempo del CONCERTO per violino e orchestra di Ciaikovskij .Un’esecuzione trascinante, coinvolgente, commovente.Ed anche in questi minuti conclusivi il regista accompagna la profondità dei sentimenti
con attimi di divertente ironia. Bravissimi gli attori. Sopra tutti lei, la protagonista violinista, affascinante nello splendore del viso e del sorriso e nella comunicativa dello sguardo.