
D1 Giubileo un Neo ebook letteralmente, quello di Matrix— un florilegio al cubo del tuo costante percorso intellettuale, dai presocratici (e trans nel senso dell’Accademia della Crusca e non genderistico!), Parmenide e Pitagora all’era cibernetica e persino il Transumanesimo internazionale… un approfondimento?)
R1 Aristotele dice in un passo poco noto della Metafisica che gli uomini hanno dato per sempre all'<essere> il nome di <dio> (l’oscuro) e che <divine> sono tutte le cose, con ciò significando che tutti gli uomini sono destinati per sempre a portare in dote, in quanto uomini, l’incapacità o la capacità di “ne rien comprendre à notre sort”. Ed è questa la verità che, riguardo a ciò che definiamo <umano>, <è> per sempre. Diversamente da ciò che gli uomini dovrebbero intendere per <arte> o <tecnica>, che attiene invece alla conoscenza o meglio “scienza del sapere”, epi-stemica (che dice <riguardo a> ciò che <sta> o <è>), e che, come tutte le cose, è destinata continuamente a nascere e morire secondo la tipo-logica che gli umani definiscono <tempo>.
D 2, Giubileo, Il codice Giubileo, infatti, quasi in versione compressa e anche situazionista razionale, la tua visione del Duemila e +,, citazioni postaforistiche . da Santillana a Harari ecc (e molti altri) , “guru” anche del linguaggio e certa linguistica momdiale, “guru” del nostro archetipico greco romano occidentale, un o zoom ora anche ulteriormente potenziante?
R2Ogni arte o tecnica attiene pertanto a un moto, sia circolare che lineare, piuttosto simile a quello di una zangola, macchina utilizzata in passato ad esempio per la produzione del burro.Rispetto al suddetto moto – che porta con sé il falso sapere che gli storici categorizzano come diversità di epoche (travisando la nozione di epoche’, di cui tra i tanti dice in particolare Plutarco), antico e moderno, circolarità e linearità (o più notoriamente: progresso) – e quindi a tutte le cose in moto sovrintende la verità, è cioè “il sapere di non sapere”, noto ai più come motto socratico. Così che di <via> (che legge e interpreta il movimento) resta invece soltanto una parola – definitiva, eterna, metamatematica, sovrastrutturale ma contrariamente al significato di uso marxista) che: “è” (cfr. Parmenide).
Roby Guerra
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Il termine “dio” proviene dal sanscrito “dib”, a significare luce, quindi “il luminoso”.
Se eccessi, o di luce o di oscurità, provocano cecità, nell’un caso, o nell’altro, il rimediare, il riuscire a “vedere”, seguono percorsi totalmente diversi.