
Il 15° Forum Brics di Johannesburg si è concluso con l’allargamento ad altri sei nuovi membri. Una svolta storica in un summit in cui sono stati affrontati argomenti di grande importanza. Oltre all’adesione di nuovi Paesi si è parlato anche di unione monetaria. Ma, si è anche parlato della Guerra in Ucraina. Su forte pressione di Cina e Russia, c’è anche il chiaro obiettivo di creare un nuovo asse globale da contrapporre all’Occidente e al G7.
I Brics il gruppo dei Paesi emergenti nell’ambito dell’economia mondiale comprendente fino ad oggi Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa, ha accolto sei nuove Nazioni: Argentina, Egitto, Etiopia, Iran, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti. L’appartenenza sarà effettiva dal primo gennaio 2024. Il plauso di Cina e India.
Lo ha annunciato il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa, nel corso della conferenza stampa finale dei leader dichiarando: “Abbiamo deciso di invitare Argentina, Egitto, Etiopia, Iran, Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti a diventare membri a piano titolo del Brics, l’appartenenza sarà effettiva dal primo gennaio 2024”.
In questi giorni in Sudafrica si è discusso infatti dell’adesione alla sigla Brics, di altri Paesi strategici per vari motivi: Egitto e Etiopia per dare maggiore peso all’Africa, Arabia Saudita e Emirati Arabi per includere l’area mediorientale, sempre più ricca e influente, Iran e Cuba per ovvi motivi di schieramento geopolitico, ma anche dell’Argentina.
Sul fronte occidentale, il presidente americano Joe Biden ha appena rafforzato la presenza Usa nell’area Asia-Pacifico firmando un accordo con Giappone e Corea del Sud, e a settembre chiuderà un agreement anche con il Vietnam.
A questo risiko da nuova Guerra Fredda partecipa anche l’Argentina, in questo caso per volontà del vicino Brasile. I due Paesi sudamericani hanno una storica e forte partnership commerciale, oltre che un legame sempre più intenso con la Cina, verso la quale esportano entrambi materie prime, soprattutto soia. Proprio a questo proposito il presidente brasiliano Lula ha lanciato uno scoop attraverso il suo canale podcast: “Stiamo valutando di usare come moneta negli scambi con Buenos Aires lo yuan invece che il dollaro”.
Il motivo è chiaro: dopo i tentativi falliti di creare una valuta comune ed esclusiva per gli scambi tra i due Paesi, Lula vorrebbe dare una mano all’Argentina (ancora per poco governata dall’amico Alberto Fernandez) e soprattutto tutelare le imprese esportatrici brasiliane sostituendo il dollaro, che a Buenos Aires è sempre più costoso e inaccessibile, con la moneta di Pechino, che peraltro molte imprese argentine già stanno usando per farsi pagare i prodotti esportati e soprattutto per pagare le importazioni.
Ma l’Argentina, stretta tra dollaro ai picchi e l’arrivo delle elezioni, predica la dollarizzazione.
Al summit di Johannesburg, l’ultima trovata di Lula arriva nel bel mezzo di una crisi, quella argentina, non solo finanziaria, col dollaro al massimo storico e l’inflazione ormai abbondantemente sopra il 100% su base annua, ma anche politica, con le recenti elezioni primarie (che in Argentina sono obbligatorie e dunque molto partecipate) che hanno visto l’affermazione a sorpresa del candidato di estrema destra Javier Milei, che ora corre da favorito per le presidenziali del 22 ottobre. E che invece predica la dollarizzazione totale dell’economia, rifiutando qualsiasi tipo di rapporto privilegiato con Pechino, a differenza di quanto sperano il Brasile e gli altri Brics.
Putin ha tentato di trascinare gli paesi Brics (Brasile, India, Cina e Sudafrica) dalla propria parte, quella della Russia che ha attaccato l’Ucraina per difendere il Donbass e la Crimea dal colonialismo occidentale e dal nazismo degli Ucraini. Ma ha ottenuto solo la freddezza del presidente brasiliano Luiz Inacio da Silva Lula, che chiede un negoziato di pace che non preveda soluzioni unilaterali e annessioni pregiudiziali. Vladimir Putin è intervenuto in videoconferenza al vertice dei paesi Brics e ha attaccato: “Le nostre azioni in Ucraina sono dettate da una sola cosa, cioè porre fine alla guerra scatenata dall’Occidente e dai suoi satelliti contro le persone che vivono nel Donbass. Voglio sottolineare che è stato il desiderio di alcuni paesi di mantenere la propria egemonia nel mondo che ha portato alla grave crisi in Ucraina”. Putin ha anche espresso la sua gratitudine “ai nostri colleghi del Brics, che partecipano attivamente agli sforzi per mettere fine a questa situazione e per raggiungere una soluzione giusta con mezzi pacifici in Ucraina.”
Il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa, che a giugno ha presentato un piano di pace africano a Putin e al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ha dichiarato in risposta al discorso del presidente russo che i membri del Brics continueranno a sostenere gli sforzi per porre fine al conflitto.
Lula però ha dichiarato: “Il Brasile ha una posizione storica nel difendere la sovranità e l’integrità territoriale e tutti gli scopi e i principi delle Nazioni Unite ed è pronto a unirsi a uno sforzo che possa effettivamente contribuire a un rapido cessate il fuoco e a una pace giusta e duratura, pur non sottovalutando le difficoltà, perché non si può restare indifferenti di fronte alle morti e alle distruzioni. il Brasile non contempla formule unilaterali di pace”.
Il prossimo vertice dovrebbe tenersi a Kazan nell’ottobre 2024, come ha annunciato il presidente russo Vladimir Putin: “Abbiamo in programma di tenere un vertice Brics a Kazan nell’ottobre 2024. Concorderemo le date esatte con i nostri colleghi attraverso i canali diplomatici”.
La Russia è rappresentata dal ministro degli Esteri, Sergei Lavrov, in assenza del presidente, Vladimir Putin, che è intervenuto da remoto. A Johannesburg sono stati presenti anche i rappresentanti di molti Paesi asiatici, africani e mediorientali, che mirano a far parte del gruppo: 40 Paesi sono interessati ad entrare e 23 hanno già fatto domanda.
Dal summit delle economie emergenti, che valgono circa un quarto del prodotto interno lordo mondiale, era attesa una presa di posizione in chiave anti-occidentale, in particolare sul ruolo del dollaro nelle transazioni internazionali. Si tratterebbe di un aiuto concreto alla Russia, che deve fare i conti con le sanzioni internazionali imposte per l’invasione dell’Ucraina, ma anche per la Cina che sta affondando una crisi da deflazione. Il presidente russo ha infatti parlato di “de-dollarizzazione”, coniando un termine che racchiude il vero scopo del vertice.
Nel suo video collegamento, Putin ha affermato: “Il processo oggettivo e irreversibile di de-dollarizzazione dei nostri legami economici sta guadagnando slancio, si stanno compiendo sforzi per sviluppare meccanismi efficaci per accordi reciproci e per il controllo monetario e finanziario”.
Secondo il presidente russo, di conseguenza, la quota del dollaro nelle esportazioni e importazioni delle transazioni all’interno dei Brics sta diminuendo, visto che l’anno scorso ammontava solo al 28,7%.
Il presidente brasiliano Lula vede nella creazione di una moneta per i membri del Brics la possibilità di ridurre la vulnerabilità dell’unione: “La creazione di una valuta comune valida per i nostri trasferimenti commerciali e investimenti per i paesi Brics aumenterà il numero delle nostre opzioni di pagamento e ridurrà la nostra vulnerabilità”. Il presidente brasiliano ha anche aggiunto: “Per far crescere di nuovo gli investimenti e assicurare più credibilità, prevedibilità e certezza legale, assieme alla certezza politica e sociale, per il settore privato, ho perorato l’idea di una grande integrazione finanziaria in cui si possa avere una nuova unità di riferimento che non rimpiazzerebbe le nostre valute nazionali. Sosteniamo un’unità di riferimento, in realtà è una valuta che è un riferimento in modo che non sia necessaria una valuta di un altro Paese. Perché se faccio affari con la Cina ho bisogno di disporre di dollari?. Brasile e Cina sono abbastanza grandi per poter fare affari nelle loro valute, o in un’altra unità di conto che sia possibile usare. Insomma, senza negare la nostra valuta, possiamo creare una valuta da usare nel commercio estero, e al riguardo le nostre banche centrali faranno gli aggiustamenti. Ciò che è importante è che non possiamo dipendere da un singolo Paese che ha il dollaro, che dispone di una macchina che stampa liberamente dollari. Non è corretto, e questo è ciò di cui dobbiamo discutere nel gruppo Brics. Non si tratta affatto di mettere in discussione il dollaro come tale, il biglietto verde rimarrà una valuta importante”.
Secondo Putin: “I Brics dovranno ampliare i loro accordi in valuta nazionale e la cooperazione interbancaria, e istituire una commissione permanente sui trasporti, che si occuperà, tra l’altro, della logistica. La Russia inoltre conta sull’intensificazione della cooperazione tra i paesi Brics nel campo della ricerca ed è pronta a condividere le tecnologie”. Sembra quasi un sos dopo il fallimento della recente missione lunare.
Gli interessi dei diversi Paesi Brics però non sempre sono sovrapponibili. Se la Cina cerca di estendere la propria influenza per competere con gli Stati Uniti, il presidente sudafricano, Cyril Ramaphosa, cerca di mantenere le distanze, dicendo che il Paese non vuole farsi trascinare in una gara tra grandi potenze. Infatti, Ramaphosa ha dichiarato: “La nostra decisione di non allinearci con alcuna grande potenza globale, non significa che siamo neutrali su questioni di principio, o di interesse nazionale”.
A frenare le spinte anti-occidentali c’è anche l’India, che vuole mantenere l’impronta geo-economica della sigla, senza scendere in una deriva geopolitica, sulla spinta di Russia e Cina.
Il presidente cinese Xi Jinping ha sollecitato un rapido ampliamento del gruppo a nuovi Paesi e gli sforzi per promuovere “una governance globale più giusta e ragionevole”.
Il leader cinese aveva inaspettatamente saltato un Business forum, inviando invece il suo ministro del Commercio a tenere un discorso a suo nome. Xi, che è arrivato lunedì a Johannesburg per il vertice annuale Brics avrebbe dovuto tenere un discorso insieme ai leader di India, Brasile e Sudafrica. Ma il leader cinese non si è presentato all’evento, senza alcun annuncio o spiegazione ufficiale da parte di Pechino.
Invece, la sua dichiarazione è stata pronunciata dal ministro cinese del Commercio Wang Wentao. Nella dichiarazione, Xi ha invitato il mondo a evitare “l’abisso di una nuova guerra fredda”. Senza menzionare direttamente gli Stati Uniti, nella dichiarazione si afferma che “alcuni Paesi, ossessionati dal mantenimento della propria egemonia, hanno fatto di tutto per paralizzare i mercati emergenti e i Paesi in via di sviluppo”.
Considerando la storia della cooperazione BRICS, una delle sue caratteristiche fondamentali è la spinta allo sviluppo. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, dal 2001 al 2022 la quota BRICS nel PIL globale è passata dall’8,4 al 25,8 per cento. Nello stesso periodo, sempre secondo i dati del FMI, la quota G7 è scesa dal 64,6 al 42,9 per cento. Inoltre, sulla base dei report della società britannica Acorn Macro Consulting, nel 2022, considerando la parità di potere d’acquisto, i Paesi BRICS hanno contribuito alla produzione economica mondiale più del G7.
Il 15 agosto la New Development Bank (NDB) ha emesso obbligazioni per 1,5 miliardi di rand sul mercato obbligazionario nazionale sudafricano: questa è stata la prima obbligazione in valuta locale emessa dalla NDB in Sudafrica. Ma non è finita qui, perché presto verrà valutata la possibilità di emettere obbligazioni in rupie per la prima volta in India, già entro la fine del 2023. Ad oggi la NDB ha dato il via libera a quasi 100 progetti di credito per un importo totale di 35 miliardi di dollari, tra questi troviamo la “Strada benestante” per il trasporto di grano e altri prodotti nello stato di Maranhão, in Brasile; la “Green Electricity” della centrale solare in Karnataka, in India; il “Modern Port” del Durban Container Terminal in Sud Africa.
Un altro dato da sottolineare è quello legato al cosiddetto “Anno della Cina” della cooperazione BRICS, che ha ottenuto risultati molto rilevanti nel 2022, gettando solide basi per il vertice di Johannesburg. Nel corso dell’incontro tra i leader tenutosi a Pechino, nel giugno del 2022, sono stati approvati documenti fondamentali su dossier come commercio, investimenti e sviluppo sostenibile, senza dimenticare l’iniziativa volta al rafforzamento della cooperazione nella catena di forniture, con la pubblicazione della Dichiarazione di Pechino. Secondo i dati FMI, nel 2022 le operazioni economiche tra i cinque paesi hanno raggiunto circa 9,2 trilioni di dollari Usa, con un incremento tendenziale del 7,8 per cento.
Fonti governative del Sud Africa hanno rivelato che nel corso del vertice di Johannesburg saranno accesi i riflettori sugli accordi “local currency settlement”, ivi compresa l’istituzione di un sistema di pagamento comune. In caso di fumata bianca, avverrà l’attesa accelerazione sulla cooperazione economica, commerciale e finanziaria tra i paesi BRICS.
L’ex ambasciatore francese negli Stati Uniti, Gérard Araud, ha recentemente firmato un articolo in cui afferma che la vitalità economica dei paesi BRICS avrà un impatto ad ampio raggio sull’economia globale, mentre diversi media brasiliani sottolineano quanto la cooperazione a livello interno dia vigore alla fiducia dei cittadini e sia anche internazionalmente ampiamente riconosciuta.
Protagonisti di un nuovo meccanismo di cooperazione, i Paesi BRICS sono diventati una forza centrale che guida la cooperazione Sud-Sud e promuove la governance globale. Se vogliamo osservare questo fenomeno da un punto di vista politico, troviamo che la policy dichiarata dai Paesi BRICS è rispettare la sovranità, la sicurezza e l’interesse allo sviluppo di ciascun Stato, l’opposizione alle politiche di potere, all’ideologia della guerra fredda e allo scontro tra schieramenti. Dal lato economico, i paesi BRICS possiedono oggi il 14,06 per cento dei diritti di voto nella Banca Mondiale e nel Fondo Monetario Internazionale hanno raggiunto il 14,15 per cento. Nel campo della sanità pubblica è da segnalare la creazione del Centro di ricerca e sviluppo dei vaccini BRICS e la costruzione congiunta di una “linea di difesa” contro la pandemia da Covid-19. Dichiarando un forte spirito di condivisione, i paesi BRICS esprimono congiuntamente sostegno al multilateralismo e alla riforma del sistema di governance globale. È questo il motivo per cui i media internazionali si trovano ormai periodicamente a raccontare quanto i Paesi BRICS abbiano promosso un paradigma nuovo e siano un’ispirazione al di fuori di quell’ordine internazionale occidentale sin qui consolidato. Il creatore del concetto BRICS, l’economista britannico Jim O’Neill, ha sottolineato in una recente intervista che è “inevitabile” per le economie emergenti avere più voce in capitolo negli affari globali.
Uno degli asset da valutare è che la cooperazione BRICS non si sia posta come un club privato o una confraternita “esclusiva”. Dal vertice di Xiamen del 2017 (quando venne proposto per la prima volta il modello di collaborazione) al vertice di Pechino del 2022 (dove è stata avanzata l’iniziativa di allargamento), questo nuovo meccanismo di cooperazione prevede e cerca la partecipazione di nuovi partner con idee simili. Ed è agevole trovare esperti che ammettano che nella comunità internazionale l’espansione dei BRICS rafforzerà ulteriormente l’influenza dei Paesi in via di sviluppo.
Il contraltare è una narrativa occidentale sul presunto declino o collasso dei BRICS, quando però i fatti dicono che sempre più Paesi desiderano aprire la “porta dei BRICS” e partecipare al questo modello di cooperazione, confermando per implicito che lo spirito di “apertura, inclusione, cooperazione e vantaggio win-win” è quello che meglio si conforma alla tendenza dei tempi. “Pensiamo che questa cooperazione sia il futuro”, era quello che già dichiaravano i protagonisti del 15° Forum accademico BRICS tenutosi lo scorso maggio.
Nel suo intervento Xi Jinping ha spiegato: “Le norme internazionali dovrebbero essere scritte e sostenute da tutti i paesi sulla base degli scopi e dei principi della Carta delle Nazioni Unite, piuttosto che dettate da coloro che hanno i muscoli più forti e la voce più forte. I paesi Brics dovrebbero scegliere in modo indipendente il percorso di sviluppo, muoversi insieme verso la modernizzazione, essere compagni sulla strada dello sviluppo e della rivitalizzazione e opporsi al disaccoppiamento e alla rottura delle catene degli approvvigionamenti e alla coercizione economica”. Il presidente cinese ha inoltre invocato una riforma delle regole della finanza internazionale e posto infine l’accento sull’intelligenza artificiale, sulla quale i paesi del blocco dovrebbero rafforzare la cooperazione. Anche il primo ministro indiano Narendra Modi, nel suo intervento, ha affermato di appoggiare l’espansione dei Brics.
“La Repubblica islamica dell’Iran è diventata un membro dei Brics. La piena adesione al gruppo delle economie emergenti del mondo è uno sviluppo di portata storica e una conquista strategica per la politica estera della Repubblica islamica”. Lo ha scritto su X il vice capo dello staff per gli affari politici della presidenza iraniana Mohammad Jamshidi, come riporta Tasnim, confermando l’annuncio che l’Iran, assieme ad Argentina, Egitto, Etiopia, Arabia Saudita ed Emirati arabi, diventerà parte dei Brics a partire dal 2024.
Il premier indiano Narendra Modi, alla conferenza stampa congiunta, ha detto: “L’India ha sempre creduto che l’aggiunta di nuovi membri rafforzerà ulteriormente il Brics come organizzazione e darà un nuovo impeto agli sforzi condivisi. Questo rafforzerà anche la fiducia di molti Paesi nel mondo in un ordine mondiale multipolare. Sono fiducioso che, assieme a questi Paesi, saremo in grado di imprimere un nuovo slancio e dare nuova energia alla nostra cooperazione”.
Il presidente cinese Xi Jinping, esprimendo soddisfazione per gli accordi raggiunti, a detto: “L’allargamento dei Brics con altri sei Paesi rappresenta un nuovo capitolo nella collaborazione dei Paesi emergenti e in via di sviluppo. Questa espansione del numero dei membri è storica. Dimostra l’impegno dei Paesi Brics a cooperare in unità con tutti i Paesi in via di sviluppo. Per altro verso, l’iniziativa soddisfa le aspettative della comunità internazionale e serve gli interessi comuni dei Paesi emergenti e in via di sviluppo. L’espansione è anche un nuovo punto di partenza per la cooperazione dei Brics. Porterà nuovo vigore al meccanismo di cooperazione dei Brics e rafforzerà ulteriormente la forza per la pace e lo sviluppo nel mondo”.
Nel suo intervento, Xi Jinping ha sottolineato che il mondo di oggi è una comunità umana dal destino condiviso in cui si prospera o si soffre tutti insieme. I diversi paesi dovrebbero mantenere una visione corretta del mondo, della storia e della situazione, trasformando in azioni il concetto di costruzione di una comunità umana dal futuro condiviso, facendo in modo che le speranze si trasformino in realtà: “Dovremmo promuovere lo sviluppo e la prosperità comuni, impegnandoci per raggiungere la sicurezza universale e insistendo sugli scambi e sullo studio reciproco tra le civiltà”.
Xi Jinping ha poi osservato che l’ascesa collettiva dei mercati emergenti e dei paesi in via di sviluppo rappresentati dai BRICS sta cambiando radicalmente la configurazione del mondo: “Continueremo ad approfondire il partenariato strategico BRICS, espandere il modello “BRICS+”, promuovere attivamente il processo di allargamento, rafforzare la solidarietà e la cooperazione con altri mercati emergenti e paesi in via di sviluppo, portando avanti la multipolarizzazione mondiale e la democratizzazione delle relazioni internazionali, e facendo in modo che l’ordine internazionale evolva in una direzione più giusta e ragionevole”.
Xi Jinping ha successivamente ribadito che la Cina persegue fermamente una politica estera indipendente e pacifica, impegnandosi a promuovere la costruzione di una comunità umana dal futuro condiviso. In quanto paese in via di sviluppo e membro del “Sud del mondo”, la Cina è sempre un fermo difensore degli interessi comuni dei paesi in via di sviluppo e un promotore di una maggiore rappresentanza e voce dei mercati emergenti e dei paesi in via di sviluppo negli affari globali.
Il presidente cinese ha infine concluso dicendo che la Cina rappresenta sempre un’importante opportunità per lo sviluppo del mondo. Di pari passo con l’avanzamento complessivo di 1,4 miliardi di cinesi verso la modernizzazione, la Cina darà sicuramente un contributo sempre maggiore all’economia mondiale, e offrirà maggiori opportunità al mondo industriale e commerciale degli altri paesi.
Per quello che sta avvenendo sullo scenario geopolitico, in realtà, sembra di assistere alla fine della globalizzazione e del multilateralismo con l’avvio di un duopolismo mondiale fatto di aggregazioni contrapposte di nazioni.
La partita sullo scacchiere della geopolitica diventa sempre più dura e difficile con sviluppi molto opachi. In mezzo a tutto ciò c’è l’umanità, che non ha una patria ma che è presente in tutto il mondo.
Salvatore Rondello

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