
E quella di Donald Trump è decisamente del secondo tipo. Dopo le accuse di aver impropriamente gestito e trattenuto dei documenti secretati a Mar-a-Lago e le accuse di insurrezione armata per i fatti del 6 gennaio 2021, ieri è stata l’ora dell’arresto in Georgia. Le accuse riguardano il tentativo di rovesciare il verdetto delle urne in svariati modi: dalla richiesta di “trovare” diecimila voti agli ufficiali Repubblicani, alle accuse mai provate di brogli elettorali.
Donald Trump, quindi è stato arrestato e gli è stata fatta una foto segnaletica, poi è stato rilasciato su cauzione. La domanda più diffusa è: qualcuno di questi processi lo fermerà? Numeri alla mano è improbabile. La base Repubblicana crede in buona parte ai brogli del 2020. Quindi ritiene, coerentemente se non razionalmente, che questa sia una persecuzione. E il perseguitato goda da qualche secolo sempre di migliore stampa del persecutore.
Per chi non abbia seguito la vicenda credo che due dati siano utili per il contesto. Punto primo, il sistema elettorale americano, al suo cuore, è vecchio di due secoli e non funziona. Si vota di martedì perché i coloni del 1800 per poter raggiungere i seggi a volte dovevano farsi un giorno di calesse. E siccome la domenica era dedicata a Dio, si partiva il lunedì e si arrivava a votare il martedì. Siccome questa cosa oggi è ingestibile, si sono implementati una serie di metodi (voto anticipato, voto a distanza, voto in urne sparse più o meno ovunque) che in Europa ci farebbero venire la pelle d’oca. Punto secondo, questo sistema è letteralmente impossibile non generi brogli. Avete presente il voto degli Italiani all’estero? Ecco, quello. Il problema è che quei brogli sono quasi impossibili da provare.
E in democrazia questo significa che le elezioni sono valide. Gridare ai brogli in assenza di prove è come urlare “Al fuoco!” in un teatro buio senza aver sentito il fumo. Criminale. E Trump ha sempre avuto forti sospetti, ma nessuna prova che resistesse ad un tribunale. Se, però, dovesse rivincere le elezioni, tutti i processi fuori dalla Georgia cadrebbero tra primo e secondo grado. Il Procuratore Generale, impropriamente definito il Ministro di Grazia e Giustizia Usa, è in realtà l’avvocato del popolo. Ma prende ordini dal Presidente. E il Presidente potrebbe ordinare ai Procuratori Federali, tramite il Procuratore Generale, di non resistere in appello. Venendo quindi assolto. O addirittura di ritirare le accuse.
Il caso della Georgia è diverso: è statale. Sì, lo è anche quello di New York per la questione Stormy Daniels, la pornostar, ma quel processo probabilmente passerà al federale. Ad ogni buon conto, le opzioni sono due: un conflitto di poteri sollevato davanti alla Corte Suprema (6-3 per i Repubblicani) e/o la Grazia per se stesso. Se dovesse perdere, entro la fine del lustro sarà in prigione, non ci piove.
In ogni caso l’America ne esce con le ossa rotte sotto il profilo dell’unità della nazione, a partire dalla narrazione. E con enormi rischi di ulteriori insurrezioni. Armate, ça va sans dire.
Luca Rampazzo

Lascia un commento