
La spallata tanto evocata non c’ è stata. Anzi. Per il centrodestra le elezioni amministrative, tranne la conquista delle Marche e la scontata conferma di Zaia e Toti, sono andate male, soprattutto nei ballottaggi nei comuni ed addirittura nell’ amata Lombardia. Finita da molto la sbornia delle Europee e dei festeggiamenti al Papeete, non è più tempo di ” spacconate ” come il sette a zero, di selfie, di comizi infuocati, di mascherine tolte, il tanto proclamato popolo italiano ha bisogno di sicurezza, di certezze, di garanzie. Non è più interessato a proclami e promesse. Di fronte alla pandemia e alla grave crisi economica vuole rifugiarsi sotto un tetto accogliente. Il corpaccione dell’ elettorato moderato è smarrito e rifugge da illusioni temporanee. Vuole stabilità. Guardando anche all’ Europa. Proprio per questo la Meloni, al parlamento europeo, molla la destra estrema francese e si schiera con i conservatori. Si da un ombrello. Per essere credibile, avendo sulle spalle il fardello di un passato nostalgico, che non la aiuta. Salvini cambia linguaggio. Si spinge ad evocare una rivoluzione liberale, parola finora a lui sconosciuta, e allarga il campo a liste civiche e figure indipendenti non tesserate al ” carroccio “. Rimane immobile la nebulosa di Forza Italia, prigioniera del suo fondatore Silvio Berlusconi. Le elezioni amministrative la danno in lenta estinzione. Ad Arcore e dintorni nulla si muove. O si muove verso una silenziosa diaspora. Potrebbe nascere qualcosa intorno a Toti e Carfagna. Ma servono i voti, di generali ce ne sono troppi.
Roberto Caputo

Lascia un commento