Presentato fuori concorso al Festival Venezia 72 il film da poco sui nostri schermi celebra, dopo “tutti gli uomini de presidente” (lontani anni ’70) la forza e la capacità di un’inchiesta giornalistica seria (di cui oggi, tutti quelli presi dal gossip o dallo scaricare fango, hanno perso la memoria), un’inchiesta che, partendo da fatti realmente accaduti, si prende la responsabilità d far luce su uno dei crimini più infami: privare della propria innocenza dei bambini. Che si tratti di uno o di mille non importa, quando un pedofilo colpisce la tragedia non è solo del bambino che viene violato ma della famiglia, dell’intera società. Colpevole non è solo il pedofilo ma chi gli ha permesso di agire, chi sapeva e non ha parlato, chi doveva indagare ed ha insabbiato, chi doveva vigilare e non lo ha fatto.
Ne Il caso Spotlight si respira la nostalgia della carta stampata, della ricerca minuziosa negli archivi polverosi, dei telefoni che squillano sulle scrivanie dei giornalisti che leggono sulle pagine ingiallite dal tempo i vani tentativi di denuncia di quello che accadeva nella diocesi di Boston. Ma il film non si limita a questo, fra le scene più belle c’è quella quando i giornalisti scendono in strada, vanno a parlare con le persone, iniziano il lavoro del vero giornalista , non necessariamente un eroe ma una persona, una categoria che ha bisogno di sapere per informare al meglio il cittadino.
Quando alla fine degli anni ’90 si comincia a riflettere sulle prime indiscrezioni, quattro giornalisti del Boston Globe portano lentamente alla luce, tra incredulità, tentativi di infangare i denuncianti e screditare i testimoni da parte degli avvocati difensori dei preti implicati, uno scandalo che coinvolgeva non solo i sacerdoti autori degli abusi, ma anche le alte gerarchie della Chiesa, infatti il vescovo, pur essendo a conoscenza dei fatti, si era limitato a trasferire da una parrocchia ad altre di periferie estreme e povere i colpevoli, allargando così il territorio di ‘caccia’ (circa 1000 vittime) dei preti pedofili. Partendo da una traccia, da una denuncia dimenticata o occultata, i giornalisti investigativi del Boston Globe sono riusciti, nonostante ostacoli, silenzi omertosi, ostilità e minacce, sono riusciti a rompere il muro del silenzio portando alla luce gli abusi dei preti evidenziando l’impegno civile del cinema d’inchiesta. Inchiesta questa che vuole restituire dignità e rendere giustizia alle vittime.
Per la cronaca l’arcivescovo Law che sapeva e insabbiò con l’aiuto di vescovi e cardinali, fu trasferito a Roma dove vive ancora nella basilica di Santa Maria Maggiore.
Ed è una narrazione fluida e lineare che ci accompagna per le due ore in cui i giornalisti cercano, trovano testimoni alcuni ormai delusi per non essere riusciti a farsi ascoltare negli anni, altri reticenti perché ancora vergognosi di quanto era loro capitato da bambini e in conferenza stampa il regista Thomas McCarthy riporta le parole di uno dei denuncianti :” …si trattava di abuso fisico ma anche spirituale” Infatti gran parte delle vittime apparteneva a famiglie povere che affidavano i loro figli ai preti perché li educassero e li proteggessero! Famiglie tradite anche nella loro fede “Ti rubano la fede “ afferma uno dei violati.
Film inchiesta dal ritmo serrato candidato a 6 premi Oscar (regia, attore e attrice non protagonisti, sceneggiatura non originale, montaggio) con attori di calibro da Michael Keaton (caporedattore) a Mark Ruffolo , a Stanley Tucci, senza dimenticare Rachel McAdams e e il quasi alieno neo direttore del Boston Globe Liev Schreiber, catapultato da Miami a Boston, alieno perché è il primo direttore ebreo del giornale ultracattolico, estraneo quindi alla comunità borghese bostoniano e all’ambiente politico della città. Un film pacato nonostante quello che racconta, la rabbia delle scoperte non diventa mai isterica, i bastoni fra le ruote non bloccano l’indagine , lo sconforto non è mai assoluto anche quando si scopre che lo stesso Boston Globe aveva all’inizio dato scarsa importanza alle lettere di denuncia che arrivavano
Non sappiamo se l’indagine del Boston Globe sia stata una battaglia o una guerra vinta, ma di sicuro Papa Francesco, che mi auguro possa vedere il film, ha tutte le intenzioni di rtogliere i veli e fare una vera pulizia.
Nel 2003 il gruppo investigativo del giornale, lo Spotlight, appunto ottenne il premio Pulitzer per l’indagine portata avanti.

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