“I pescatori di perle”, opera di Bizet di non frequente esecuzione, sarà messa in scena all’Opera di Firenze a partire da mercoledì 24 alle ore 20 (repliche tutti i giorni dal 25 al 28 febbraio) con un allestimento del Teatro Verdi di Trieste e la regia di Fabio Sparvoli. Sul podio, a dirigere orchestra e coro del Maggio, il giovane americano Ryan McAdams, che dal 2010 ha guidato più volte la compagine fiorentina. Fra gli interpreti figurano i cantanti Ekaterina Sadovnikova / Laura Giordano (Leila), Jesús Garcia / Jesús León (Nadir), Luca Grassi / Stefano Antonucci (Zurga) e Nicholas Testé (Nourabad).
“I pescatori di perle” andò in scena per la prima volta nel 1863 al Théâtre Lyrique di Parigi, quando Bizet aveva soltanto 25 anni e oltre un decennio prima di “Carmen”, grande capolavoro scritto dal musicista francese a pochi mesi dalla sua morte precoce. In realtà anche ne “I pescatori di perle”, sebbene all’epoca molto criticati, si rivelano il forte temperamento lirico-drammatico di Bizet, oltre alla sua intensa fantasia musicale nell’evocazione di paesaggi e costumi esotici.
Basata sul libretto di Michel Carré ed Eugène Cormon, la vicenda, ambientata in un villaggio di pescatori dell’isola di Ceylon, ha per protagonista il re della tribù Zurga (baritono) e l’amico Nadir (tenore), che, incontrandosi dopo tanto tempo, ricordano la loro rivalità ormai sepolta a causa di una donna, una misteriosa sacerdotessa conosciuta in una città lontana. Poco dopo dal mare giunge su una piroga una fanciulla velata, accompagnata da Nourabad e da quattro fachiri: si tratta proprio di quella giovane sacerdotessa Leila, venuta a rinnovare il suo voto di rinuncia all’amore davanti a Zurga. Nadir riconosce la voce di lei e di notte incontra Leila di nascosto all’interno del tempio: i due si dichiarano il loro amore, ma all’improvviso sopraggiunge Nourabad per catturare l’intruso. Quindi arriva Zurga, che in un primo momento vuole che la coppia sia lasciata libera, ma quando scopre l’identità della ragazza, decide di condannare a morte i due, sopraffatto dalla gelosia. Soltanto nel terzo atto la vicenda si scioglie, poiché Zurga riconosce una collana (affidata da Leila ad un pescatore), che è la medesima da lui donata ad una bambina che anni prima lo aveva salvato, mentre veniva braccato dai nemici: si trattava proprio della stessa Leila. A quel punto Zurga, rendendosi conto di dovere a lei la vita, appicca un incendio nel villaggio per creare confusione e permettere ai due amanti di fuggire, mentre lui stesso viene trascinato sul rogo per volontà di Nourabad, che ha capito che proprio Zurga ha determinato l’incendio.
Nella regia di Sparvoli la vicenda «si sviluppa su due piani ben distinti, uno onirico ed uno realistico, a cui, in scena, corrisponderanno movimenti differenti: nel primo caso mai interrotti e quasi immersi in uno spazio liquescente, nel secondo aderenti alle pause ed al realismo teatrale» Un’indefinitezza necessaria, secondo il regista, per l’interpretazione di una storia «che, volutamente, non offre risposte certe su molti particolari, specialmente per quanto riguarda il passato di Nadir e Zurga e l’origine del loro amore per Leila».
Per info e acquisto biglietti, si veda www.operadifirenze.it

Lascia un commento