
Il caso Roggero non è una distrazione estiva. È diventato oggetto di scontro nella destra italiana e un ulteriore sintomo delle difficoltà che sta attraversando nella ricerca di un nuovo assetto interno, che sarà comunque segnato da una pericolosa radicalizzazione.
La vicenda scatena una gara a destra a chi propone le soluzioni più estreme per sancire il diritto alla legittima difesa fino a prospettare un ritiro dello Stato che lascia libero spazio alla vendetta personale.
Il paradosso è che il centrodestra è diventato una fabbrica di legge securitarie.
La destra al governo non smette mai di farle. La “legge sulla sicurezza” non è un evento isolato, ma un cantiere perennemente aperto che procede a colpi di decreti e disegni di legge fin dall’insediamento di Giorgia Meloni e persino da prima.
Già nel governo Conte 1, Salvini, ministro dell’Interno, aveva presentato e fatto approvare la sua legge-bandiera sulla legittima difesa: la Legge n. 36 del 26 aprile 2019, appoggiata con entusiasmo anche da Fratelli d’Italia.
All’epoca lo slogan fu lo stesso identico di oggi: “La difesa è sempre legittima”.
Evidentemente non è bastata se Roggero è finito in galera e se il crimine di cui si è macchiato è avvenuto nel 2021, dentro quel clima per cui l’ideologia dello sparo libero era già stata diffusa a piene mani
Salvini corre in carcere ad abbracciare Roggero. In realtà, se avesse avuto un minimo di coerenza, avrebbe dovuto chiedergli scusa per la sua incompetenza, essendo vero che i giudici hanno condannato il gioielliere proprio applicando la sua legge.
Ora il leader della Lega ne invoca una nuova, facendo finta di non aver mai fatto quella vecchia.
Anche Meloni, dopo aver lasciato andare Nordio a briglia sciolta sulla procedura di Grazia, interviene con lo slogan: “Basta paradossi! Chi delinque non può chiedere i danni”, come se in tutti questi anni non fosse mai stata al governo e come se le leggi potessero essere retroattive. La verità è che Roggero dovrà comunque pagare i risarcimenti.
Ad essere veramente efficace su questo terreno securitario è solo Vannacci. Accusa la destra di strumentalizzare il dolore altrui e prepara una mobilitazione nazionale con i gazebo per una campagna sulla legittima difesa.
“Per noi la difesa è sempre legittima” dice il capo dei futuristi nazionali.
Vannacci chiede a Meloni e a Salvini di essere coerenti, di non fermarsi alle parole e alle false promesse, di non lasciare il lavoro a metà.
Esplicitamente compete nella gara securitaria sfidando la destra in questo delirio senza fine che rischia di riportare la convivenza ad una sorta di guerra di tutti contro tutti, dominata dalle paure e dalle pallottole.
L’idea è di estendere il regime di legittima difesa anche oltre il perimetro della proprietà.
Insomma, potrai rincorrere a piacimento chi ha violato con cattive intenzioni la tua proprietà e liberamente sparargli nelle strade e nelle piazze, e anche sul tram se il rapinatore dovesse tentare di fuggire con i mezzi pubblici.
È il modello Far West, ben riassunto dalle lobby delle armi (la NRA) che ripete da decenni il mantra che “l’unico modo per fermare un cattivo con una pistola è un buono con una pistola”.
Peccato che la diffusione delle armi e il loro uso provochino negli Stati Uniti circa 45.000 morti ogni anno.
Vannacci contesta alla destra della fiamma tricolore e leghista il monopolio della radicalità, le sottrae parole d’ordine ed elettori e la costringe a dimostrare continuamente di non essere diventata troppo moderata.
La vecchia coalizione berlusconiana, nella quale convivevano liberalismo economico, populismo leghista, destra postfascista e qualche residuo di cultura democristiana, è arrivata alla fine.
Non sappiamo ancora con quale coalizione la destra si presenterà alle elezioni.
Quello che è certo è che sarà una destra più aggressiva, più securitaria, più ostile ai contrappesi istituzionali e sempre meno interessata a nascondere le proprie intenzioni dietro il paravento del moderatismo.
Una destra pienamente inserita nella corrente internazionale che va dal trumpismo americano a Farage, dal Rassemblement National francese all’AfD tedesca: forze diverse, ma unite dall’idea che le regole, le garanzie, l’indipendenza della magistratura, la libertà dell’informazione e gli equilibri costituzionali siano fastidiosi ostacoli frapposti alla volontà del capo.
Non è affatto detto che questi neofascisti in Italia debbano essere la maggioranza.
Enrico Rossi

Lascia un commento