La testimonianza resa da Sabrina Minardi, sul rapimento di Emanuela Orlandi, per quel che se ne apprende leggendone sulla stampa (ma è mai possibile che sia considerato normale!), ha non poche pecche in quanto a coerenza, credibilità del ricordo e ragionevolezza. L’ex amante di Enrico De Pedis, detto Renatino, ha raccontato che la Orlandi è stata rapita, presumibilmente su ordine di Marcinkus, comunque di persone influenti, per lanciare un messaggio a qualcuno, che lei, la Minardi, prelevò la Orlandi prendendola in consegna da un’altra donna, di giorno, e che con altrettanta semplicità la portò nei pressi del Vaticano per consegnarla ad un uomo vestito da prete, che sedeva in una mercedes targata CdV, Città del Vaticano. Tutto alla luce del sole.
Racconta anche che De Pedis, qualche tempo dopo, provvide a gettare il corpo della Orlandi, chiuso in un sacco, dentro una betoniera, assieme al cadavere di un povero ragazzino, che, però, è stato ammazzato dopo che De Pedis era morto. Racconta, per sovrappiù, di avere frequentato Marcinkus in compagnia di Renatino, visto che il presidente dello Ior riciclava i soldi sporchi della banda della magliana, e che all’alto prelato lei portava, ogni tanto, anche qualche puttana. Dove sia il confine fra fantasia malata e realtà raccontata non lo so, ma non vorrei che questo macabro rilancio dell’affare Orlandi finisca con il nascondere quel che mi pare assai evidente: la spiegazione del giallo si trova in Vaticano.
E non penso ai rapporti finanziari fra la criminalità e lo Ior, che pure possono esserci stati (del resto, Cossutta racconta che i comunisti italiani portavano in Vaticano i dollari sporchi ricevuti dall’Unione Sovietica!), ma all’intero mondo che circolava attorno ad Agostino Casaroli, che se non era destinatario del messaggio era certo su una posizione, relativamente ai rapporti con il blocco comunista, diversa da quella dell’allora nuovo papa polacco. Non ho mai creduto alla tanto folcloristicamente reclamizzata pazzia di Alì Agca, che sparò a Wojtyla, ed anche attorno a quella vicenda si sono intrecciati molti fili provenienti dalle matasse dei servizi segreti dell’est. Finita la guerra fredda, sostituito Casaroli, crollato l’impero dell’est, Agca ha saputo mantenere la sua posizione, in cambio di una liberazione lontana, mentre la povera Emanuela non si sa che fine abbia fatto. La famiglia si ostina a crederla in vita, ma sembra l’ipotesi meno probabile.
In quanto a De Pedis, non solo non è escluso che un qualche ruolo, magari logistico, lo abbia svolto, ma qualcuno deve ancora fornire una spiegazione, anche solo marginalmente credibile, al perché quel criminale, morto ammazzato, si trovi seppellito nella chiesa romana di Sant’Apollinare, adiacente al luogo dove la Orlandi andava a studiare musica. Non ho alcuna propensione alla letteratura che saltabecca dal religioso all’esoterico, fino al criminale, e non mi affascinano le supposizioni campate per aria, ma quando si legge che De Pedis è stato accolto in territorio vaticano (quindi anche lontano da possibili indagini della magistratura italiana), al pari di un santo, perché si era dedicato ad opere di carità verso i giovani, considerato che si trattava di un commerciante in droga e di un assassino, non mi capacito di tanto sottile senso dell’umorismo. Certo, ci sono cose non facilmente raccontabili, ma le gerarchie stiano attente al fatto che si sono anche cose che se occultate, taciute o rimosse, possono portare conseguenze molto negative.
www.davidegiacalone.it

Lascia un commento