Gaffe una via l’altra. L’ambaradan dei candidati scomodi. Una baraonda senza o con pochi precedenti. Tutti impazzano per mantenersi le cadreghe. Decurtate non di poco.
Chi lo fa con stile chi in maniera decisamente impropria e sconveniente. Talvolta volgare e rozza.
Purtroppo sono in maggioranza giovani, i millennials cosiddetti, insomma, under 35.
Chi va chi viene chi esce dal portone e rientra dalla porta di servizio. Anche da quella del cesso.
“Rinuncio alla mia candidatura perché il Pd viene prima di tutto e perché questa campagna elettorale è troppo importante per essere inquinata in questo modo», afferma Raffaele La Regina che ci ripensa e alla fine abbandona la corsa elettorale nel collegio della Basilicata.
Dopo un paio di anda e rianda.
«Quando si ha 20 anni si esprimono e si pensano molte cose. Poi si cresce, si studia, si cambia idea». Glielo auguriamo.
E dire che poco prima aveva esplicitato: «Nessun passo indietro, stiamo lavorando alla campagna elettorale con passione e determinazione”. Infatti l’ormai ex candidato capolista PD in Basilicata aveva prima smentito il suo ritiro dalla corsa elettorale. La polemica era iniziata con un controverso tweet del ventinovenne dem su Israele che risale al dicembre 2020: «In cosa credete di più: legittimità dello Stato di Israele, alieni o al mollicato di Mauairiedd? E perché proprio al mollicato?». Parole che hanno scatenato la rabbia delle comunità israeliane ed ebraiche, ovviamente.
Sostenuto all’inizio dal Parigino che poi ci ha bellamente e ovviamente ripensato. Chiedendo al sottosegretario agli Affari Ue Enzo Amendola di candidarsi, ovviamente capolista, in quella regione.
«La vicenda di ieri si è chiusa con le mie scuse, la destra vorrebbe tenerla aperta», proseguiva La Regina su Twitter, che aveva già spiegato come si trattasse di «satira» e non di «una posizione politica» non avendo mai messo in discussione «il diritto a esistere» dello Stato di Israele”.
Certo, il capro espiatorio è comunque la destra. Ma quale destra? Salvini, naturalmente. «Frasi che hanno consentito a Raffaele La Regina di diventare una colonna del Pd in Basilicata e di correre per il Parlamento con l’applauso di Enrico Letta che lo aveva espressamente citato come esempio. Nella notte, La Regina ha fatto un passo indietro. Meglio tardi che mai».
Nel frattempo, un leader di spicco esprime il proprio pensiero dicendo che, mentre il nuovo PD candida Castelli, lui candidava Padoan. Ricordando la sconvenientissima frase cialtrona della signora raccattata dalla piena a Padoan economista accademico di chiara fama. Nonche ministro. “Questo lo dice lei!” Passata alla storia delle gaffe più eclatanti nell’italica memoria.
Dopo le piroette e giri di valzer che gli sono toccati in Basilicata, Il Parigino si deve, fra le tante cose che non ha da fare, barcamenare anche con la Scarpa. Altra Millennials discutibile per le sue espressioni non proprio accettabili. “Deliranti attacchi contro Israele”.
Risponde al nome di Rachele e sta nel PD. Quasi un ossimoro. Già al centro delle polemiche all’interno del partito, per questioni interne.
Fra le quisquilie che imbarazzano Letta, si fa dunque avanti l’affaire Scarpa.
“In un post condiviso l’11 maggio 2021, la giovane candidata scriveva: “La politica di Israele sull’occupazione degli spazi palestinesi sta colpendo ancora una volta pesantemente la popolazione civile”. Poi aggiungeva: “Chi si ostina a parlare del ‘diritto di Israele di difendersi’ si rifiuta di cogliere la gravità e la complessità della situazione”. E invitava i suoi follower a formarsi un’opinione attraverso quelli da lei considerati “canali di informazione indipendente”, ossia “Giovani Palestinesi d’Italia, Progetto Palestina”. A una sua seguace che le chiedeva un parere sulla partecipazione di Letta a una manifestazione a sostegno del governo di Israele, Rachele Scarpa rispondeva: “Non ho condiviso la partecipazione del segretario del mio partito a quella manifestazione, e credo che sia un errore partecipare a manifestazioni che condannano la violenza sui generis senza specifiche sulla realtà, dove c’è invece un oppressore, un oppresso e una sproporzione esagerata tra le forze”.
Senza dire della rissa in strada che è costata la candidatura a Francesco De Angelis.
Nel PD c’è un problema evidente, che fa vacillare quella superiorità morale della quale, da sempre, si fregia. Il momento attuale si può definire come un piano in bilico quasi inclinato per il Letta nipote, un effetto domino con pericolo di cadere nell’orrido. Criticità importanti si evidenziano relativamente alle liste elettorali da lui stilate dopo attenta selezione, con candidati che nel tempo non si sono distinti per un comportamento e atteggiamento propriamente democratico. Lo ha dunque seguito una sequela di critiche da parte degli esclusi, alcuni dei quali sono pronti a fare ricorso. In questo bailamme rientra in pista anche Moroni. Per evitare attacchi isterisci, si dice, probabilmente anche giustificati.
Il caso Ruberti
“Lo dimostra il fatto che Enrico Letta ha già perso un suo candidato, Francesco De Angelis, protagonista secondario del video che vede come star assoluta Albino Ruberti, capo di gabinetto di Roberto Gualtieri, che si cimenta in una sfuriata dai contorni poco chiari. “Vi sparo, vi ammazzo. Cinque minuti, qui in ginocchio tutti e due”, urla Ruberti fuori da un ristorante di Frosinone, proprio alla presenza di De Angelis, prima di aggiungere: “Me te compro? A me?…”. Dirà poi che si trattava di un semplice diverbio calcistico ma tant’è: lui è stato costretto a dimettersi e De Angelis a ritirare la candidatura”.
In tutta sincerità, se Atene piange, Sparta non ride.
Basta citare il caso Durigon che lo scorso anno aveva richiesto l’intitolazione del parco di Latina al fratello del duce. Già grave secondo il PD, ma ancora di più per il fatto che la location è dedicata a Falcone e Borsellino. E, in questo caso, la gatta da pelare è tutta di Salvini che, dopo le dimissioni del sottosegretario all’Economia, gli avrebbe offerto un collegio blindato.
Prepariamo i pop corn.
Carla Ceretelli

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