• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Il canto funebre della spending review, che invece serve ora

di Oscar Giannino | 13 Marzo 2015

Nel 2015 la spending review inserita nella manovra assicurerà risparmi per 8,4 miliardi (la componente maggiore sono i tagli a Regioni, Comuni e Province) ma porterà uscite aggiuntive sul bilancio statale per 25,4.

 Che fine ha fatto la spending review? La riposta a questa domanda purtroppo irrita il governo, ma va detto: se s’intende una rivisitazione organica della spesa pubblica invece di (modesti) tagli lineari dell’ultim’ora, è rimasta nel cassetto. Per capirlo, sintetizziamo in tre tappe: la legge di stabilità, quel che proponeva Cottarelli, lo stato delle cose. La legge di stabilità. Di fatto, era propaganda quella sui “18 miliardi di tasse tagliate”. Bisogna innanzitutto ricordare le clausole di stabilità che prevedono attraverso aggravi fiscali oltre 64 miliardi di euro nel triennio 2016-2018. Nella versione finale approvata dal parlamento, la legge di stabilità per il 2015 ha dunque previsto maggiori entrate, al netto dei tagli, per 64,7 miliardi tra il 2015 e il 2017, con un incremento della spesa pubblica per 62,4 miliardi. Gli interventi di riduzione del carico fiscale decisi, pari a 25,8 miliardi nel triennio, sono stati infatti sterilizzati da un parallelo aumento del prelievo tributario per 89,5 miliardi. Tutte le cifre che indichiamo derivano dalla nota nota tecnico illustrativa alla legge di stabilità realizzata dalla Ragioneria dello Stato, anche se purtroppo pochi l’hanno rilanciata. Nel 2015, a fronte di minori entrate per 6,4 miliardi (un ruolo essenziale lo gioca la componente lavoro dell’IRAP, tagliata) scatteranno maggiori entrate per 16,2 miliardi, col risultato di un aggravio netto per 10,3 miliardi. Nel 2016 sono stati decisi tagli di tasse per 9,3 miliardi, ma altresì maggiori tributi per 32,7 miliardi, col risultato di un aggravio netto per 23,3 miliardi. Nel 2017, i 9,06 miliardi di minori entrate saranno compensati da 40,08 miliardi di incrementi fiscali per un incremento netto di imposte pari a 31,02 miliardi. Complessivamente nel triennio le minori entrate previste per 25,8 miliardi di euro sono “mangiate” da aggravi fiscali per 89,5 miliardi, determinando una stangata netta da 64,7 miliardi. Andando alla spesa pubblica, i tagli pluriennali deliberati per complessivi 29,6 miliardi sono più che superati da nuove uscite per 102,09 miliardi. Nel 2015 la spending review inserita nella manovra assicurerà risparmi per 8,4 miliardi (la componente maggiore sono i tagli a Regioni, Comuni e Province) ma porterà uscite aggiuntive sul bilancio statale per 25,4 miliardi, con un incremento netto della spesa pubblica di 17,06 miliardi. Nel 2016, i risparmi per 10,7 miliardi sono “bilanciati” da incrementi di spesa per 36,9 miliardi, col risultato di un incremento netto di 26,2 miliardi. Nel 2017, sono previste riduzioni di uscite per 10,4 miliardi e maggiori spese per 39,6 miliardi, con un incremento netto di spesa per 29,1 miliardi. Complessivamente, nel triennio i tagli di spesa deliberati per 29,6 miliardi sono dunque più che bilanciati da aumenti per 102,09 miliardi, con un aggravio netto sul bilancio pubblico di 62,4 miliardi coperti in deficit.Cottarelli. Il commissario alla spending review liquidato dal governo Renzi, che l’aveva trovato in eredità da Letta, propose innanzitutto “tagli netti”, cioè non compensati da aumenti di spesa più che proporzionali come fa il governo Renzi. E le sue proposte avrebbero avuto effetti immediati dal 2014, pari a 7 miliardi, che salivano a 18 miliardi nel 2015, e a 34 miliardi nel 2016. Si può dire che la spending review di Cottarelli era persino parecchio “modesta”, come ruicorda spesso a ragione Riccardo Puglisi: era pari al 4% della spesa pubblica complessiva, rispetto al 10% cui mira programmaticamente la spending review in atto nel Regno Unito. Ma sta di fatto che nel 2014 si è perso il treno. E nel 2015 il più ricade sui 5-6 miliardi di riduzione di spesa di Comuni e Regioni, ancora non chiariti nella trattativa tra governo e Autonomie a oggi che siamo a marzo inoltrato, e in attesa di essere compensati d aggravi di aliquote locali, poiché anche nel 2014 le imposte locali sono cresciute sul 2013 di quasi 3 miliardi, raggiungendo i 67 miliardi di incassi. Aggiungiamo il famoso “giallo” dei pdf dei 25 gruppi di lavoro interni alla PA (5 commissioni però non finirono i lavori) presieduti da Cottarelli tra fine 2013 e febbraio 2014, per elaborare le sue proposte: mai pubblicati. Quel che sappiamo però basta e avanza. Cottarelli aveva individuato un metodo, con responsabili pluridicastero dell’attuazione coordinata dei tagli. E aveva proposte a largo spettro sulle maggiori poste di spesa pubblica, alcune delle quali sono attestate in alcune slides che presentò.Oggi. In alcune interviste, la settimana scorsa, il ministro Padoan ha dichiarato che il governo “sta anticipando” alcuni elementi di riflessione sulla spending review in vista della prossima legge di stabilità. E’ una battuta, ovviamente, visto che la decisione è stata di posticipare. Dunque per il 2015 il governo non dovrebbe riservarci alcuna novità. E’ un errore: perché nuovi sgravi fiscali – tra uno e due punti di Pil – per consumi e investimenti, cioè per rafforzare le componenti più deboli della ripresa economica domestica, servirebbero ora, e andrebbero coperti proprio da tagli di spesa non recessivi. I capitoli da cui ricavare 2 punti di Pil di minor spesa “reale” in 3 anni cominciando da 7-10 miliardi nel primo e cioè dal 2015, restano quelli di Cottarelli. Le partecipate locali, che costano 23 miliardi l’anno. Il passaggio da 35 mila a 35 stazioni d’acquisto e appalto pubblico in Italia, che gestiscono in maniera non trasparente e spesso collusiva con interessi impropri (e spesso illegali, basta vedere le raffiche di inchieste delle procure) ancor oggi oltre 100 miliardi di spesa pubblica annua, in consumi intermedi e investimenti. La sinergia e accorpamento tra forze dell’ordine e di sicurezza. La cessione del patrimonio pubblico immobiliare (attenzione: la cessione riguarda la parte patrimoniale del bilancio, MA non dimenticate che quel pessimo proprietario che è lo Stato ci rimette ogni anno sul suo patrimonio immobiliare invece di guadagnarci, ergo cedere ha anche impatto positivo sul conto economico). La riduzione delle retribuzione dei dirigenti pubblici. L’indentificazione di esuberi veri nell’impiego pubblico (che stiamo invece ulteriormente gonfiando nella scuola). E financo le pensioni, applicando a tappeto il ricalcolo contributivo per le pensioni-regalo retributive. Farlo subito, destinando immediatamente dall’anno in corso per destinare ciontestualmente le risorse a sgravi fiscali per la crescita, taglierebbe le unghie al vasto fronte degli oppositori. Ma non far nulla è il peggio di tutto: significa non avere coperture per rafforzare la crescita ( e dunque rinunciare alle maggiori entrate derivanti) oggi, e una stangata fiscale ancor più pesante domani.Ps: risparmiate per favore sarcastiche osservazioni sugli effetti recessivi dei tagli di spesa. Gli USA hanno visto la forte crescita del 2014 DOPO il sequestro automatico della spesa pubblica – scattato per il mancato accordo sul tetto di debito tra Obama e Congresso – che ha ridotto da oltre l’11% di PIL il deficit a poco oltre il 5%. Inoltre le maggiori poste qui indicate, partecipate locali e acquisti, sono FRENI improduttivi al PIL distruttori di risorse. Qui si propone di tradurli in immediati sgravi fiscali, non di usarli a copertura di maggiori spese come fa il governo…

Pubblicato in : Primo piano

Info Oscar Giannino

Giornalista. Fondatore di FARE per Fermare il declino

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Luisa Marzulli su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Francesco Altamore su La distanza che umilia l’Italia
  • Luca Bagatin su Netanyahu: “Israele difende anche voi”: e allora?

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti