Non c’è da meravigliarsi che il segretario del PD, Letta abbia cercato, appena eletto alla carica, di perseguire, con i 5 Stelle, quel “campo largo” che, in maniera ossessiva, ha indicato come obbiettivo politico del suo partito. Con un partito finito sotto al 20% e incapace, poco piu’, poco meno, di discostarvisi, cosa altro poteva fare per tentare di arginare la apparentemente inarrestabile marcia del centrodestra verso il governo? Il panorama dei partiti è quello che è, e non si schioda: i tre partiti del centrodestra, sommati, tra il 45 e il 48%; il PD, come abbiamo detto attorno al 20%; i 5Stelle al 15% e il resto in briciole per una serie di partitini litigiosi e ribelli. Il buon Enrico Letta si gettò anima e corpo verso l’opzione piu’ semplice dal punto di vista aritmetico, ovvero la somma con i voti dei cinquestellati per arrivare attorno al 40% e, poi sperare che il resto sarebbe arrivato dai piccoli partiti, tutti di area centrosinistra, che il timore di essere cancellati avrebbe ridotto alla ragione e spinto sotto le ali protettive del PD.
Ciò che meraviglia, invece, è l’insistenza su questa strategia, nonostante le evidenti dissonanze politiche con il partito (forse) di Conte. Al quale Letta ha concesso di evitare di rendere conto degli evidenti errori commessi durante il governo con la Lega (quota 100, reddito di cittadinanza, politica estera caratterizzata da venature di sovranismo e simpatie verso regimi illiberali, politica sulla giustizia contraria ai piu’ elementari diritti del cittadino, decisioni in campo energetico delle quali oggi paghiamo il conto).
Questa “debolezza” nei confronti del movimento di Grillo oggi viene pagata dal PD a caro prezzo, con l’ingrato Giuseppe Conte che lo mette in difficoltà evocando gli spettri della sua storia. Sulle armi per aiutare gli Ucraini a difendersi dalla aggressione russa e sulle spese per partecipare al sistema difensivo della NATO, Conte è diventato la principale spina nel fianco di Letta che sul tema aveva assunto posizioni estremamente chiare.
In conclusione: trovare alleati per il PD, in vista delle elezioni dell’anno prossimo, è di vitale importanza. Ma cercarli nei 5Stelle significa perseverare nell’errore. La politica è una cosa molto diversa dall’aritmetica. I voti non si possono sommare senza la malta delle idee e degli obbiettivi convergenti.
Nicola Cariglia

Prima della “semina” occorre arare la terra, lavoro duro che i politici cui fa riferimento non conoscono più essendo da tempo specializzati nella raccolta dei residui nei campi più o meno larghi e abbandonati per l’altrettanta nullità degli apprendisti zappatori … nemmeno con la penna.