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Il bravo scrittore internazionale

di Giuseppe Mele | 12 Agosto 2013

Un noto e bravo scrittore internazionale, cioè Usa, racconta il visus mondiale nei confronti delle terre originarie delle nostre e altrui culture, corredate ai lati da un’intrinseca e immancabile pubblicità.

scrittoreIl bravo scrittore internazionale cioè Usa, confeziona la sua ultima opera con un occhio alle passioni del suo uditorio e con l’altro rivolto alle tendenze. Passato l’infinito periodo dei days after, dopo le transumanze tecnologiche, e appresso gnomi, maghe, elfi dei mondi dell’incanto eroico, tiene ancora la grande letteratura, quella che si doveva imparare a scuola. Il bravo scrittore così spende le ultime cartucce sui misteri leonardeschi, vasariani e michelangioleschi. Anche perché il trend gli dà l’agio di fare un fantastico spot sulle città sognate dal grande ceto medio del nord dell’emisfero: Firenze, Venezia, Istanbul. En passant, tra uno sguardo estatico alla casa dell’innamorato di Beatrice e le cupole più o meno schiacciate, non manca lo spot tra le righe per questo o quell’albergo, questo o quello stilista. Così un noto e bravo scrittore internazionale, cioè Usa, racconta il visus mondiale nei confronti delle terre originarie delle nostre e altrui culture, corredate ai lati da un’intrinseca e immancabile pubblicità. Tale visus mondiale ha montate sulle lenti diapositive fisse di felicità. Bellezze allo stato puro, dotate di un buon grado di civiltà turistica anglointesa, cosa sono Firenze, Venezia, Instabile ovvero Costantinopoli, l’Italia e il mediterraneo altro se non il Paradiso? In Italia siamo in un pianto permanente e ininterrotto, segnato da dati di crollo produttivo, economico e istituzionale. La Turchia, passata da un feroce laicismo a un altrettanto terribile vertice confessionale, è sull’orlo della spaccatura. Sull’altra sponda, invece il burrone spaccato c’è già, ininterrotta ora dal Marocco all’Egitto e porta con sé ombre su monarchie ieratiche, ambasciatori Usa morti e relative ambasciate abbandonate, presidenti imprigionati e incombenti stragi con corollario di desaparecidos. Ma, no. Per il visus mondiale sono tutte quisquilie: a casa sua il turista medio mondiale è abituato a ben altri livelli di violenza e mica ne fa una tragedia. Il bravo scrittore e il turista da lui consigliato non si accorgono di nessun subbuglio nelle piazze turche. Passano per Firenze senza uno sguardo sulle ottime sorti e progressive di un tal Renzi. Imbastiscono un giallo sulla falsariga della Comoedia dantesca senza degnare di uno sguardo il Benigni inneggiante al Poeta. Sul vulgar comico originario del contado pratese si riflette la bonaria meraviglia che l’aristocratico toscano aveva per l’arguzia del suo contadino, capace di ripetere a memoria quartine e quartine dantesche. Una meraviglia aristocratica cui il visus del ceto medio Usa è impermeabile. A esso appaiono importanti i veri responsabili del luogo: la concierge dell’albergo, la petulante direttrice incinta del Museo di Palazzo Vecchio, il grasso studioso capo della Fabbrica del Duomo; oltre che le forze dell’ordine pedissequamente ubbidienti a questa e quell’agenzia, a questa e quella spia, all’Onu e all’Oms. L’Italia si contorce dopo la condanna a Berlusconi. A destra i vertici sono ancora più terrorizzati rispetto al diretto interessato per la prospettiva di sparire senza la capacità del Mangiafuoco delle Tv di riaggregare la divisa folla anticomunista e antisinistra. La sinistra trema all’idea di prendere su di sé tutta la responsabilità di votare in commissione e in Parlamento gli arresti del nemico storico. Sospira i tempi in cui sotto l’immancabile assalto giudiziario il nemico andava in esilio oppure si prosciugava da sé dalla vita politica, divenendo un fantasma presente, ombra del suo monumento, su cui magari infierire con film e libri. L’ala pura che epura soffia e minaccia di rompere la storica unità, ubbidienza e pazienza degli elettori Pd. Terrorizza il suo vertice e i suoi quadri che negli anni hanno interiorizzato le istanze berlusconiane e da buoni neocentristi, vorrebbero solo ricompattare il salotto buono istituzionalimprenditoriale, realizzare il presidenzialismo di Pacciardi, Craxi e Berlusconi, convincendo le masse al seguito del contrario. I contorcimenti sono quelli dei polli chiusi nel sacco. L’Italia divisa da 20 anni in guelfi e ghibellini è stata, con governi di destra e di sinistra, ubbidiente, contro i propri interessi, nella guerra all’est di Belgrado in aiuto dei musulmani balcanici e nella guerra a sud contro i dittatori laici nordafricani in aiuto dei fratelli musulmani. 80 anni fa, divisa tra filorussi e filoamericani, si trova oggi con due padroni, uno oltralpe e un altro oltratlantico, entrambi avari, senza piano Marshall e senza rubli. Batti che ti batti, il ferro si è piegato, dopo quaranta e passa accuse che hanno spaziato l’universo mondo delle possibili aule degli azzeccagarbugli. Sui banchi s’imparava a ridere delle follie giudiziarie dell’Italia antica e moderna, da Teodorico alle grida spagnole, dai processi dell’Inquisizione a quelli austroasburgici. Una giustizia che funzioni sui cieli di Firenze, Venezia, come di Istanbul sarebbe un vero fatto strano e fuori dell’ordinario. Non c’è riforma che tenga. Unica è la soluzione francese, quella della sottomissione prona e china dei giudici al Ministro; soluzione cui i cugini transalpini giunsero dopo quattro repubbliche da Rivoluzione culturale disseminate di ghigliottine e di casi Tortora-Dreyfuss. I francesi sono testoni ma alla fine hanno il coraggio di trovare le soluzioni a quattro mani. Quindi i contorcimenti sono inutili ed esagerati. La speranza barbarica dei postpci e dell’ala pura che epura è mal riposta. A un Fanfani cacciato segue un Andreotti molesto, ad un Craxi condannato segue un ben più terribile Cavaliere. Non c’è bisogno di scomodare la famiglia arcoriana. Il grande mare dell’armata bianca potrà rumoreggiare, mugghiare, sfaldarsi, dividersi ma poi ritroverà la sua unità su una strada ed un percorso che oggi possono apparire arcani ma che potrebbero svelarsi tra fine anno ed inizio 2014.Certo, di nuovo, allora, la macchina giudiziaria si rimuoverà, rimasticando in dialetto partenopeo la diversità congenita dell’onestà intrinseca di sinistra e dell’ineluttabile lombrosiana delinquenzialità di destra. Di nuovo i leader o i nuovi dirigenti del campo non di sinistra saranno oggetto di accuse penali. Eppure nondimeno il centro e la destra nelle ricomposizioni del futuro, anche senza Berlusconi, si riaggiudicheranno la maggioranza del voto, secondo la stabile tendenza che da quasi un secolo gli italiani confermano. La condanna tanto inseguita e finalmente ottenuta dalla rabbia giustizialista contro Berlusconi ha però svelato del tutto cuore e anima della fazione berlusconiana, spogliandola degli orpelli allusivi all’antipolitica o alla tecnoimprenditorialità, come a quelli utopici antistatali e neoliberisti. Nella condanna il liason tra il pentapartito affondato da Di Pietro ed il Pdl di oggi è svelato, denudato, come il cuore di una fibra senza pelle. A questo liason è stata conquistata nel tempo l’ampia maggioranza del nazionalismo destro che al pentapartito si opponeva con forza. Malgrado i ritorni di fiamma o di nome, non sono possibili viaggi all’indietro verso l’Itaca missina o la confondente e conturbante Forza Italia di 20 anni orsono. Nel futuro ci sarà qualcosa di diverso. Sempre uguale a se stesso resterà solo la frustrante sconfitta della sinistra e della giustizia militante, destinati a perdere pezzi sia pure molto lentamente. I futuri leader di valore si prenderanno ancora del buffone, come capitò a Cavour di ricevere del pazzo dopo la guerra di Crimea. Ottimi giudizi ci saranno ancora solo per i premier invisibili ed ubbidienti allo straniero. In fondo, un ottimo giudizio per un paese che paga all’estero anche i debiti che non ha. Affaccendati in tutti questi guai con sempre minore libertà di manovra decisionale chiusa dall’abbraccio dei padroni d’oltratlantico e d’oltralpe, resteremo però agli occhi del mondo, del mondo che conta, un Paradiso di storia, natura ed arte. Anche se ci sentiremo all’Inferno. (Ed il bravo scrittore internazionale cioè Usa, almeno ci dà la soddisfazione di titolare così il suo romanzo che, en passant, vede di buon occhio una sterilizzazione mondiale, senza che ci siano state reazioni di sorta. Quando si è bravi, internazionali cioè Usa ed attenti ai flussi turistici ed agli atelier, questo e altro.)

Pubblicato in : Primo piano

Info Giuseppe Mele

Studi tra Bologna, Firenze e Mosca.Già attore negli ’80, giornalista dal 1990, blogger dal 2005. Consulente UE dal 1997. Sindacalista della comunicazione, già membro della commissione sociale Ces e del tavolo Cultura Digitale dell’Agid. Creatore della newsletter Contratt@innovazione dal 2010. Direttore di varie testate cartacee e on line politiche e sindacali. Ha scritto Former Russians (in russo), Letture Nansen di San Pietroburgo 2008, Dal telelavoro al Lavoro mobile, Uil 2011, Digital RenzAkt, Leolibri 2016, Renzaurazione 2018, Smartati, Goware 2020,Covid e angoscia, Solfanelli 2021, Il Male assoluto sullo schermo 2022.

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