Quando Rio de Janeiro fu scelta come sede delle Olimpiadi, una folla festante riempì la spiaggia di Copacabana e l’allora presidente Luiz Inácio Lula Da Silva, Lula, commosso, consacrò il risultato dicendo: “è arrivato il nostro momento!”.
A far pendere l’ago della bilancia in favore del Brasile furono l’esuberanza economica, la stabilità politica, il grande appoggio popolare all’iniziativa, e il fatto che nessuno stato sudamericano avesse mai ospitato i Giochi. A quasi sette anni da quel giorno, solo l’ultima di queste condizioni resta valida.
Crisi economica a più livelli
Fino a poco tempo fa, il Brasile viveva un ciclo economico positivo, alimentato dalla forte domanda globale per le risorse naturali e agricole di cui il paese è ricco, e culminato nel 2010, quando il Pil aumentò del 7,5% – e tutti pensavano che il gigante si fosse svegliato una volta per tutte.
Negli anni successivi, tuttavia, lo scenario è mutato radicalmente. Una serie complessa di fattori tra cui spiccano il crollo del prezzo del petrolio e la gestione imprudente dei conti pubblici da parte dell’erede di Lula, Dilma Rousseff, hanno sprofondato il paese nella sua peggiore crisi dagli anni Trenta.
A fronte di questo cambio di scena, le spese per l’organizzazione dei Giochi (circa 11 miliardi di Euro, di cui il 40% di provenienza pubblica), anziché consacrare una nuova potenza globale, infieriscono ulteriormente su una economia già a terra.
La considerazione che una parte dei costi sono in capo alle amministrazioni cittadina e statale di Rio de Janeiro – e non alla repubblica federale – non serve da rassicurazione. Anzi.
Sebbene le casse della Città Meravigliosa sembrino trovarsi in uno stato ragionevole, lo stesso non può dirsi delle finanze dello stato di Rio.
In giugno, il governatore ha dichiarato lo stato di calamità pubblica. Questa misura, normalmente riservata ai casi di catastrofi naturali, è stata adottata in ragione della crisi finanziaria dello stato che – secondo il governatore – poteva pregiudicare il mantenimento degli impegni presi in vista dei Giochi.
Lo stato di calamità ha permesso al governo federale di dare un aiutino allo stato di Rio, che probabilmente basterà per “mettere una pezza” sulla questione Olimpiadi. Quello che accadrà dopo è un altro paio di maniche.
Crisi politica a tutto campo
Poco dopo essersi aggiudicato l’assegnazione delle Olimpiadi, Lula ha terminato il suo secondo mandato consecutivo con un indice di approvazione stellare, prossimo all’80%. Tutt’altro clima si respira a pochi giorni dall’inizio dei Giochi.
Di fatto, è possibile che il calendario di eventi delle Olimpiadi 2016 includa, come extra, l’impeachment della presidente Dilma Rousseff.
Accusata di aver truccato il bilancio dello Stato, l’erede designata di Lula è stata sospesa dall’incarico a maggio, in attesa del verdetto finale da parte del Senato federale – verdetto che potrebbe arrivare proprio durante le Olimpiadi.
Da parte sua, il presidente ad interim, Michel Temer, vice ed ex-alleato della Rousseff, non è finora riuscito a costruirsi una base di appoggio consistente. Infatti, da un lato ha catalizzato l’ostilità delle forze di sinistra pro-Rousseff, dall’altro si sta progressivamente alienando le simpatie dei gruppi liberali, delusi dalle troppo timide misure di austerità.
E la crisi non si ferma qui. Una buona fetta della classe politica (e imprenditoriale) brasiliana si trova coinvolta, più o meno direttamente, nell’inchiesta Lava Jato, il maggiore scandalo di corruzione e riciclaggio di denaro nella storia del paese.
Non c’è da stupirsi, dunque, che il clima non sia dei più sereni – sebbene qualsiasi prospettiva di rottura dell’ordine democratico appaia alquanto improbabile.
Olimpiadi per chi?
Tutti i giorni i brasiliani si confrontano con una economia in crisi. Tutti i giorni, si sentono dire che una buona parte della classe dirigente che per anni ha gestito i soldi pubblici avrebbe, in sostanza, rubato, e che forse ci sarà bisogno di aumentare le imposte per risanare i conti.
Tra l’altro, la gente ha fresco nella memoria il ricordo della Coppa del Mondo 2014, che a sua volta costò ai contribuenti circa 8 miliardi di euro e si lasciò alle spalle una scia di stadi che non riescono a pagare i propri costi e di opere pubbliche inconcluse.
In questa cornice, l’idea di spendere per l’organizzazione dei Giochi (le cui opere peraltro sono affidate a 5 imprese, tutte indagate nell’inchiesta Lava Jato) è come un pugno nello stomaco, e la gente scende in strada domandando: “Olimpiadi per chi?”.
A pochi giorni dall’apertura dei Giochi, secondo una ricerca dell’istituto Datafolha, il 50% dei brasiliani sono contrari alla realizzazione dell’evento – tre anni fa erano solo il 25% -, e poco meno di due terzi pensa che le porterà più perdite che benefici.
Come spesso succede nelle telenovele brasiliane, è probabile che, nonostante tutte le condizioni avverse, le Olimpiadi siano un successo. Il problema sarà il ritorno alla vita reale.

In realtà l’esito al Senato è stato di 59 senatori a favore della denuncia contro la Signora che si definisce “presidenta” e 21 senatori in sua inutile difesa.
Il fatto lieto e concreto è che dopo oltre 12 anni di presidenti che – per essere delicati diciamo – non dominano la lingua nazionale, ora finalmente, con il vice presidente dotto, è arrivato un Signore che il portoghese la parla veramente bene… Era ora!
Questa notte (10 Agosto) il Senato brasiliano ha confermato il proseguimento del processo per la destituzione definitiva della Signora Dilma dalla carica – attualmente sospesa – con ben 59 voti a favore contro 19 contrari; ne bastavano 41.Infatti, per la continuazione bastava la maggioranza semplice, mentre per la definitiva condanna il senato ha bisogno di 2/3, ossia 54 voti. Con questi 59 voti a favore sembra più che evidente che la destituzione superi largamente la quota necessaria di 54 voti: Il Brasile, dunque, (probabilmente il 25 prossimo) potrà finalmente riscattare la propria dignità! Confermato il voto definitivo dei 2/3 la Signora Dilma non potrà più assumere incarichi pubblici di nessuna specie per il prossimi 8 anni…
La Signora Maniero sembra abbastanza bene informata su ciò che succede qui in Brasile, ma credo sia necessario correggere una sua affermazione: non è vero che Michel Temer sia privo di maggioranza, anzi, gode proprio di quella maggioranza di cui la Signora Dilma Rousseff non godeva. Il grado di approvazione di Temer, a livello popolare è anche molto superiore alla sua predecessora ed il grado di impopolarità, molto inferiore. Inoltre, la commissione senatoriale dovrà confermare l’accusa per il definitivo allontanamento dalla carica della Rousseff la settimana prossima; mentre il voto per avvallare la misura da parte del Senato avverrà dopo le Olimpiadi.
Poi, sembra piuttost oltremodo strano che la Signora Maniero non commenti il fatto che la coppia Lula/Dilma sia seriamente coinvolta nello schema di corruzione più grande al mondo di tutti i tempi… Come mai?
Tanto è vero che Lula, la settimana scorsa, è già stato formalmente denunciato e risponde ormai come accusato ad una prima azione giudiziaria di Brasilia; poi, da mesi, pende su di lui una seconda accusa da parte del Pubblico Ministero di Sao Paulo, non del tutto formalizzata perché momentaneamente sospesa dalla Corte Suprema, ma – dulcis in fundo – mentre altre accuse saranno in breve formalizzate dal Giudice di Curitiba Sergio Moro (LAVA JATO) ed è molto probabile – la grande maggioranza dei Brasiliani lo attende con il respiro sospeso – che il suo arresto verrà decretato in breve.
Poi, come per il Mondiale di calcio, anche le Olimpiadi non godono dell’approvazione da parte della Popolazione che conosce molto bene le lacune e le priorità necessarie al Paese: oltre all’economia disastrosa che emerge dai 12 anni di governo socialista, con il pericolo che il Brasile si trasformasse in un Venezuela – pericolo sospeso dall’allontanamento della Signora Dilma – , c’è bisogno di 1) Riforma politica; 2) Misure drastiche per la sicurezza contro la criminalità; 3) Misure urgenti a favore del sistema sanitario e della previdenza ormai in fallimento, tanto per citare i punti più importanti…