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Il bondismo prossimo venturo?

di Giuseppe Mele | 4 Maggio 2014

Se FI veramente crollasse e Grillo arrivasse primo, il bondismo, il fenomeno cioè del passaggio diretto dal centrodestra al Pd democristianizzato da Renzi, strariperebbe tra i deputati ed i senatori, consci che per tanti gruppi oggi esistenti, da Ncd a Sc, da Gal a Pi e Api non c’è futuro.

sandrobondindiDopo le elezioni europee, c’è un grosso rischio. Il Movimento 5S secondo le veline interne dei democratici, messe in fondo ai documenti potrebbe essere il primo partito alle europee. Grillo come Farage in Uk insomma. E forse La Pen oltralpe. Come è noto, i sondaggi sono da anni non lo strumento di rilevazione del polso dell’elettorato ma un’arma forte per orientarlo, dato la tendenza di moltissimi a saltare sul carro del vincitore. Tra 80 euro, toni smargiassi, tre riforme al giorno e fiducia a piene mani da tutti i lati, malgrado che il Pil sia in caduta e la disoccupazione in aumento, Renzi, come già tante volte fece Berlusconi, cerca di accreditarsi come vincitore sicuro, incerto solo sulla forchetta 30-34%. Per parte sua con lo stesso gioco Grillo invita a non votarlo neppure dato che comunque i5 stellehanno già il 30% in tasca.Il premier e leader Pd si trova bene abitualmente nel ruolo guascone, d’epater le bourgeois, che fa venire il coccolone alla nonna ma poi la fa ridere con una smorfia. Si tratta di un palco ottimo per Grillo che sfida a sfasciare tutto sul serio. Indubbiamente, di fronte allo scontro con i pentastellati, Renzi ha bisogno dei voti moderati, ma scoprendosi troppo a destra con proclami tranchant antisindacali e anti pubblica amministrazione finisce per cedere soprattutto nel Sud voti alla lista Tsipras, al 6%, soprattutto alla luce delle brutte figure tv rimediate da Emiliano ma soprattutto da Pittella umiliato dal leghista Salvini. La protesta antieuro funziona in tutt’Europa tanto che contradditoriamente ci si è agganciata anche FI. Paradossalmente la destra dei Fratelli non sembra trarne vantaggio poiché si è fatta scippare dalla Lega, quotata tra il 5 ed il 7%, il gemellaggio lepenista.Il Pd e chierici collegati cercano du rassicurare tutti sul crollo del Cavaliere, dato oggi al 17% e forse al 15%. La pochezza delle liste presentate da FI ha fatto pensare addirittura ad un autogol premeditato, magari utile nel sogno della grazia. Malgrado tutto, FI non cede invece dalla soglia del 20%, anzi vi resta sopra. Man mano che si avvicina il voto, qualunque atto che ulteriormente mortifichi il leader di Arcore, rischia di far tornare al suo ovile tanto elettorato disperso. Il Ncd considera ormai un successo il fatto di superare quorum. La realtà con cui si deve confrontare Renzi, impossibilitato a vantare prima del voto un passo significativo sull’abolizione del Senato, è quella di un testa a testa al ribasso con il M5S, con il centrodestra non troppo lontano. Se FI tenesse e Grillo prendesse sostanzialmente gli stessi voti Pd, si aprirebbe tra i democratici un gioco al massacro, ormai validato dalla legittimità piena delle correnti stile socialisti e democristiani. Se FI veramente crollasse e Grillo arrivasse primo, il bondismo, il fenomeno cioè del passaggio diretto dal centrodestra al Pd democristianizzato da Renzi, strariperebbe tra i deputati ed i senatori, consci che per tanti gruppi oggi esistenti, da Ncd a Sc, da Gal a Pi e Api non c’è futuro. Alla luce di entrambe le possibilità, appare senza senso l’idea che prosegua il processo attuativo delle riforme. Berlusconi le aveva sostenute nell’idea di ottenere almeno per gli ultimi anni della sua vita politica una legittimazione che è evidente non ci sarà. Al Cavaliere pregiudicato interessa poco la tenuta di leader un sistema (che non è il suo) sotto assedio della minaccia dell’Attila Grillo. Primo o nei dintorni, il M5S accellerebbe il moderatismo sostanziale del Pd e aggreverebbe l’estremismo di Berlusconi, grazie al quale già oggi non c’è più spazio alla sua destra, se non nel caso leghista. Pochissimo il peso della sinistra, definita peste rossa da Grillo, dato il cattivo rapporto che i diversi sinistri hanno con il greco leader rosso europeo. Preso da una crisi di nervi, Renzi ora minaccia dimissioni ora denuncia che già oggi Grillo ha il primo partito in mano. In un modo o nell’altro, lo spazio intermedio tra Pd e FI è destinato a farsi terra bruciata nelle camere elette come è già tra gli elettori. Esiste dunque il rischio di un bondismo di massa, tra le seconde e terze file, a seguire il salto defnitivo che fu già di Follini, nel tempo tra le europee e le prossime elezioni politiche. Non ci saranno prese in giro e satiriche per i bondisti, anzi attestati di stima e premi di poesia. L’effetto sarà l’aumento numerico delle correnti Pd e nuovi argomenti per gli sberleffi grillini.

Pubblicato in : Editoriale

Info Giuseppe Mele

Studi tra Bologna, Firenze e Mosca.Già attore negli ’80, giornalista dal 1990, blogger dal 2005. Consulente UE dal 1997. Sindacalista della comunicazione, già membro della commissione sociale Ces e del tavolo Cultura Digitale dell’Agid. Creatore della newsletter Contratt@innovazione dal 2010. Direttore di varie testate cartacee e on line politiche e sindacali. Ha scritto Former Russians (in russo), Letture Nansen di San Pietroburgo 2008, Dal telelavoro al Lavoro mobile, Uil 2011, Digital RenzAkt, Leolibri 2016, Renzaurazione 2018, Smartati, Goware 2020,Covid e angoscia, Solfanelli 2021, Il Male assoluto sullo schermo 2022.

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