Non lo sappiamo, ma abbiamo bisogno di poesia come l’aria che respiriamo. Abbiamo bisogno di parole giuste al posto giusto che ci evochino qualcosa che ci rassicuri e che ci emozioni, una frase che ci faccia ridere o piangere, indignare o rassicurare ma che ci faccia qualcosa.
Quella poesia che non è solo quella dei poeti conclamati ma anche dei nostri cantautori. Solo così si spiega il successo di quelle parole delle canzoni di Lucio Dalla sospese in via D’Azeglio a Bologna, fotografate e cantate da decine di migliaia di turisti e appassionati. Solo così si spiega la folla di giovani e meno giovani che ha invaso l’altro giorno un pezzo di Piazza Maggiore e la stessa via D’Azeglio, una roba quasi da sardine, con le parole sospese delle canzoni di Cesare Cremonini.
Un lunga coda per andare a farsi autografare i cd ma soprattutto una voglia di senso, una ricerca di parole piene, con valore, di verbi esistenziali, di immagini specchio.
Abbiamo bisogno di parole che ci facciamo respirare, che ci aiutino a catturare sensazioni, ricordare luoghi, che ci facciano palpitare il cuore, muovere le mani. Non dobbiamo averne pudore. “Caro amico ti scrivo, così mi distraggo un po’, e siccome sei molto lontano, più forte ti scriverò, da quando sei partito. C’è una grossa novità, l’anno vecchio è finito ormai, ma qualcosa ancora qui non va”. C’è qualcosa dentro, in queste strofe di Dalla che ovviamente fanno poesia. E fa effetto leggerle insieme nelle luminarie in strada, condividendo segnali e senso con un passante estraneo ed amico al contempo.
“Non chiederci la parola che squadri da ogni lato, l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco, lo dichiari e risplenda come un croco, perduto in mezzo a un polveroso prato”.
Parole che suonano di Eugenio Montale, che stordiscono ed evocano in pensierosa ermetica lettura, privata ma anche declamata. Abbiamo bisogno di poesia anche se non lo sappiamo, abbiamo bisogno di parole croccanti al posto di quelle flaccide che ci inondano ogni giorno, ogni ora, tra inviti e promesse, tra vacui annunci e luminarie lessicali senza significato.
Le parole croccanti di Cremonini “Complichiamo i rapporti come grandi cruciverba E tu mi chiedi “perché?” Fammi un’altra domanda Che non riesco a parlare.” Se notate un po’ di Montale “Codesto solo oggi possiamo dirti: ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.” E poi Cremonini diventa impressionista: “Quel che vorrei dirti stasera è, non ha importanza, è solo che a guardarti negli occhi mi ci perdo, quando il cielo è silenzioso mi nevica dentro”.
Proprio vero, bisogno di senso, bisogno di poesia. Lasciamoci nevicare dentro.
Fabrizio Binacchi

Scusami Fab se non ti ho risposto subito, io amo le poesie fin da ragazzina, e il tuo pezzo è bello e intrigante come sempre.Vokevo però risponderti con un pensiero di Leonardo Da Vinci che è molto poetico:”La pittura è una poesia che si vede e non si sente, la Poesia è una pittura che si sente e non si vede”…. bravissimo, un abbraccio Titti