Le città d’agosto, grandi e piccole, hanno il loro fascino. Quando gli altri stanno al mare, in montagna, al lago o all’estero, vivere i viali e le piazze, i vicoli e le rotonde in quasi beata solitudine è una esperienza quasi mistica. Fare in tre minuti il percorso, che a ottobre comporta trenta minuti, fa la sua bella differenza. Pensi ai miracoli di stagione. Semafori quasi inutili, rotonde da passeggio, giardini da villeggiatura.
Tuttavia crescono di numero quelli che la pensano così e che rimangono in città d’agosto aumentando quindi il rischio che non si veda più lo stacco. Ma ci vorranno ancora molti anni, a tendenza costante, prima di abbattere il sano deserto agostano.
C’è il bello delle città d’agosto che si possono vivere tra parchi e musei aperti tra viali liberi e semafori appunto quasi inutili, ma c’è anche il brutto delle città d’agosto. Alcune sembrano lasciate sole, lasciate a sé stesse. Lasciate nel senso di abbandonate. Il brutto d’agosto è che alcuni angoli delle nostre città sembrano passare di mano, zone lasciate a gruppi border. A chi ci rimane per scelta si aggiunge chi ci rimane perché non ha altro posto in cui andare e diventa maggioranza.
Il bello delle città d’agosto è che trovi dimensioni più umane e puoi vedere panorami che nelle altre stagioni ti sogni anche solo per il fatto che quella facciata o quella aiuola era coperta da un camion o da muri di altri intoppi.
Il bello delle città d’agosto è che ti puoi fare il calendario della giornata e della serata calcolando al minimo i tempi di spostamenti e di parcheggi. Il bello delle città d’agosto è che ti senti più padrone della città in cui vivi e conti i giorni di libertà che ti separano dalla fatidica data del rientro. Degli altri.
Ma c’è un rovescio della medaglia: il problema , ed è questo l’inizio del brutto delle città d’agosto, è che nelle metropoli soprattutto d’agosto ti senti più solo, anche se non sei solo.
Mi raccontava una collega che l’altra sera in una civilissima città italiana la sua via era animata esclusivamente da gruppi di stranieri che urlavano e litigavano sguaiatamente. E una signora con borse della spesa si appiattiva alle pareti del portico per passare inosservata. Cosa ci vorrebbe, diceva la collega, far girare una pattuglia dalle otto di sera in quella strada che sembra di un altro continente? Già, cosa ci vorrebbe? Segnalazioni? Migliore organizzazione?
Capita invece di vedere più pattuglie di vigilanza urbana a caccia di multe e per i divieti di sosta o controlli nelle aree ztl (controlli sacrosanti naturalmente) a scapito di controlli e vigilanza in piazze e parchi che in quasi tutte le ore sembra si trasformano in suk.
Il bello delle città d’agosto è che puoi pure alzare lo sguardo e guadare frontoni e torrette che in altri momenti dell’anno non immagini nemmeno di incrociare, Il bello delle città d’agosto è che puoi persino rilassarti a di un incrocio mentre guardi gli altri che passano.
Ma il bello delle città d’agosto va difeso da un apparato di vigilanza e controllo che anche d’agosto deve farci sentire sicuri. Farci sentire, anche in pieno agosto, a casa nostra.

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